La sperimentazione animale, gli insulti a Caterina e la legge

La sperimentazione animale, gli insulti a Caterina e la legge

Caterina Simonsen ha 25 anni, non mangia carne, studia Veterinaria ed è stata ripetutamente minacciata di morte e insultata per aver difeso la sperimentazione animale. E’ successo quando ha pubblicato su Facebook la sua foto, in cui, attaccata al respiratore, reggeva il cartello con la scritta: "Io, Caterina S. ho 25 anni grazie alla vera ricerca, che include la sperimentazione animale. Senza la ricerca sarei morta a 9 anni. Mi avete regalato un futuro". Caterina soffre di 4 malattie rare: immunodeficienza primaria, deficit di proteina C e proteina S, deficit di alfa-1 antitripsina e neuropatia dei nervi frenici, oltre ad altre patologie più comuni. Vive attaccata per ore e ore al respiratore ed è spesso ricoverata in ospedale, ma è viva. E lo è grazie al lavoro di medici e scienziati che hanno studiato e trovato soluzioni per la sua salute. Il gesto di Caterina, seguito da un diluvio di auguri di morte e volgarità, ha alimentato il dibattito sulla sperimentazione animale. I toni, spesso violenti e aggressivi, oppure basati unicamente su reazioni ‘di pancia’, non aiutano a fare chiarezza. In Italia, come è organizzata la sperimentazione sugli animali? Può essere utile riassumere alcuni concetti.

Fino al 1992 la responsabilità degli esperimenti sugli animali era delegata a Università e laboratori, che avevano il diretto controllo su quanto si svolgeva al loro interno, seguendo la legge 615 del 1941. Ma da 22 anni a questa parte è tutto cambiato. La Legge si è mossa per garantire la massima tutela possibile delle cavie e del loro benessere, fermo restando il loro utilizzo solo in casi in cui nessuna altra strada è percorribile. Si tratta del decreto legislativo 116 del 1992, il quale prevede che tutti i progetti di ricerca con impiego di animali vertebrati siano resi noti al ministero della Salute, che venga dimostrata la loro insostituibilità e che le procedure sperimentali scelte saranno quelle che causano meno sofferenza possibile all’animale. Questo significa che in Italia la vivisezione non esiste più e che è vietato condurre esperimenti senza aver prima anestetizzato la cavia. Oltretutto, la direzione verso cui ci si muove è quella comunitaria: si cerca di uniformare le pratiche e le regole, in modo tale che tutti i Paesi europei viaggino verso la sostituzione della sperimentazione animale con altri metodi. Un traguardo che però è ancora molto lontano perché finora le sperimentazioni alternative o le riproduzioni al computer non hanno fornito risultati utili per curare gli uomini. Va ricordato, inoltre, che gli esperimenti sugli animali riguardano test sui farmaci e sui vaccini, oltre al perfezionamento degli interventi chirurgici. Sono in molti a non saperlo, ma ormai da anni in tutta Europa non si testano più cosmetici sugli animali.



Nel novembre 2010 l’Unione europea ha emanato la direttiva numero 63 proprio allo scopo di rendere omogeneo il lavoro di ricerca in tutto il suo territorio. Il principio cardine che segue è quello delle 3R: “Replacement, Reduction and Refinement”, vale a dire "sostituzione, riduzione e perfezionamento". La maggior parte dei Paesi, tra cui Gran Bretagna, Francia, Belgio e Spagna, ha già recepito la direttiva per intero, mentre l’Italia ha avanzato l’ipotesi di violare uno degli articoli. In sostanza il nostro Paese vorrebbe delle norme ancora più restrittive, con il divieto di sperimentare trapianti tra specie diverse e bloccando anche la ricerca sugli effetti delle droghe e altre sostanze da abuso, impedendo anche di allevare in Italia animali destinati alla sperimentazione. Il che significherebbe doverli importare. La parola definitiva verrà pronunciata il prossimo 13 gennaio: è in questa data che si pronunceranno le commissioni Sanità e Affari Sociali che poi determineranno la scelta del Governo.

Intanto il profilo Facebook di Caterina ha vissuto giorni turbolenti. Aperto e chiuso a intermittenza per impedire il tormento dergli insulti, ora pare essere attivo con continuità. Ed è diventato un luogo vituale che fa da raccordo per le tante esperienze dei malati che, più di tutto, sono vitali e con coraggio affrontano le difficoltà della malattia

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