Big Bang, c'è la traccia delle onde primordiali: così l'Universo cominciò

Big Bang, c’è la traccia delle onde primordiali: così l’Universo cominciò

I primi ‘vagiti’ dell’Universo sono stati catturati dagli scienziati. La scoperta è sensazionale, perché, per la prima volta, abbiamo le prove sperimentali che 14 miliardi di anni fa successe quello che la Teoria dell’Inflazione ha teorizzato. Di fatto la traccia lasciata dalle onde gravitazionali primordiali, in questo consiste la scoperta, dimostra che dopo l’enorme esplosione che diede origine al cosmo ci fu effettivamente un periodo di forsennata espansione, che, peraltro, dura ancora adesso seppur a velocità molto inferiore.


Ma andiamo con ordine.
La notizia della scoperta è arrivata dall’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, che ha reso pubblica l’osservazione del team dell’esperimento Bicep2, ‘bicipite’ in inglese e acronimo di Background Imaging of Cosmic Extragalactic Polarization. Bicep studia la radiazione cosmica di fondo per misurare la polarizzazione del fondo cosmico a microonde. In pratica gli scienziati hanno sondato con i loro strumenti le fasi concitate conseguenti al Big Bang, quando iniziò un’espansione vertiginosa. Quei secondi cruciali sono stati sistematizzati grazie alla cosiddetta Teoria dell’Inflazione, un modello che descrive la cosmologia standard. Di fatto, però, finora non erano giunte prove a suffragio dell’inflazione cosmica, fino a quando, appunto, i primi ‘vagiti’ non sono stati catturati da Bicep2 e assunti come le prime evidenze sperimentali di quello che finora era stato solamente supposto. Le onde gravitazionali in questione dopo la propagazione nello spazio hanno interagito, a quanto si suppone, con la radiazione cosmica di fondo, lasciando delle tracce tipiche, quelle rinvenute ora da Bicep2.


L’esperimento Bicep2 fa base nel presidio Amundsen-Scott, al Polo Sud. E’ da lì che è stata osservata la radiazione cosmica di fondo, vale a dire una sorta di eco del Big Bang: è stato calcolato che si sviluppò 300.000 anni dopo l’origine del cosmo, cioè in quel momento in cui la temperatura nello spazio scese fino al punto da rendere separabili la materia dalla luce, la quale sfuggì alla materia stessa e fece capire come doveva essere l’Universo in origine. La radiazione cosmica di fondo è stata scoperta dagli scienziati Penzias e Wilson e valse loro il premio Nobel per la Fisica nel 1978, divenendo uno degli strumenti principali per studiare l’Universo.

Ora, la scoperta di quegli effetti che seguirono il Big Bang non è solo importante per la conferma che fornisce riguardo alla teoria dell’inflazione, ma acquista rilevanza anche per almeno altri due aspetti. Lo spiega l’astrofisico Amedeo Balbi dalle pagine della rivista Wired. Balbi riflette sulla descrizione classica dello spazio-tempo e la meccanica quantistica. L’universo primordiale, spiega, è “un posto dove questi due aspetti della realtà agiscono simultaneamente, dove il microscopico e il macroscopico non possono essere facilmente separati. E proprio l’esistenza delle onde gravitazionali primordiali potrebbe fornire qualche aiuto per illuminare la natura quantistica della gravità, uno dei grossi problemi ancora aperti della fisica moderna”.

La scoperta di Bicep2 ha dunque aperto la strada alla conoscenza di quello che è accaduto all’origine dell’Universo e anche a una conoscenza più approfondita della nostra realtà.



LA MUSICA E’ NEL DNA
Alla base dell’attitudine musicale ci sono i geni: lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry, in cui è stato confrontato l’orecchio di quasi 800 persone appartenenti a 76 famiglie diverse. Il risultato parla chiaro. Per quanto sia impossibile prescindere dall’ambiente culturale in cui un individuo cresce e si forma, l’influenza che questo esercita è secondaria. Al primo posto, come influenza, c’è la presenza di alcuni geni che individuano e interpretano i suoni. Quindi, le abilità musicali sarebbero innate.

10 VOLTE L’OCEANO PACIFICO DENTRO LA TERRA
Per ora ci sono soltanto delle stime, ma se venissero confermate tutto quello che sappiamo sulla composizione interna della Terra andrebbe riscritto. Uno studio pubblicato su Nature avanza l’ipotesi che sotto la superficie del nostro pianeta ci sarebbe una quantità d’acqua pari a dieci volte quella contenuta nell’oceano Pacifico. In laboratorio sono state ricreate alcune condizioni che interessano la zona tra mantello superiore e mantello inferiore (detta zona di transizione), tra i 410 e i 660 chilometri di profondità, e i risultati sono compatibili con una presenza così massiccia di acqua, confermati anche dal primo rinvenimento di un diamante contenente ringwoodite, il minerale che si trova in un’area della fascia considerata. Ebbene, contiene acqua per l’1,4% e, partendo da questa percentuale, è possibile affermare che l’1% della zona di transizione sia fatta proprio di acqua.

LE LENTI A CONTATTO PER VEDERE AL BUIO
Sono allo studio degli scienziati delle speciali lenti a contatto fatte di grafene, il materiale prodigioso duro come il diamante, flessibile e a basso costo. Le lenti al grafene permetterebbero di avere una vista agli infrarossi, cioè in grado di vedere al buio i corpi che emanano calore. Per il momento la loro destinazione è quella delle fotocamere, eventualmente indossabili anche dall’uomo. Sono dispositivi grandi come un mignolo che possono trovare applicazione anche in campo medico e in quello della sicurezza, oltre che in quello militare.

QUELLE INCRESPATURE SOSPETTE SU TITANO
L’oceanografia potrebbe diventare una scienza extraterrestre. La suggestione arriva da alcune immagini scattate dalla sonda Cassini su uno dei mari di idrocarburi sulla superficie di Titano, una delle lune di Saturno. Guardando bene il Punga mare, così si chiama, appaiono alcuni pixel più brillanti di altri. Secondo gli scienziati potrebbero essere delle onde. Le prime onde extraterrestri mai rilevate. Lo spettrometro di bordo della sonda ha registrato giochi di luce che potrebbero essere increspature del mare alieno. Non è la prima volta che gli studiosi credono di aver assistito a questo fenomeno. Era già accaduto con il Ligeia mare, in mezzo a cui era comparso una sorta di isolotto, poi scomparso. Per saperne di più saranno fondamentali le prossime osservazioni.

TECNOLOGIA, L’AGENZIA SPAZIALE LANCIA BANDO PER LE PMI
L’Agenzia spaziale italiana (Asi) ha attivato il quarto bando dedicato alle piccole e medie imprese.
La selezione prevede di promuovere e finanziare tutti quei progetti che sviluppino prodotti innovativi (sia in termini di tecnologia che di servizi) in ambito spaziale. Il tema del bando, il quarto, e’ "Navigazione e Osservazione della Terra: utilizzo delle infrastrutture spaziali nazionali e comunitarie" e la sua scadenza e’ fissata al 30 aprile. Ci spiega di più il responsabile Asi per le Pmi, Walter Piperno.

Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it