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Revenant, la storia vera che ha ispirato il film

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ROMA – La storia straordinaria dell’esploratore Hugh Glass arriva al cinema con Revenant – Redivivo.
Diretto da Alejandro Inarritu, Leonardo DiCaprio è il protagonista del film vincitore ai Golden globes e in corsa per l’Oscar.
Revenant è basato sul romanzo omonimo del 2002 di Michael Punke, a sua volta incentrato sulla presunta storia vera di un uomo di nome Hugh Glass, un trapper che ha viaggiato per centinaia di miglia attraverso la frontiera nord americana per cercare vendetta sul compagno John Fitzgerald, interpretato nel film da Tom Hardy.

Revenant la storia vera che ha ispirato il film

Nel 1823 Hugh Glass entra a far parte della spedizione commerciale finanziata da Andrew Henry e William Henry Ashley in cerca di pelli di castoro.
Poco dopo la partenza, il gruppo venne attaccato da una tribù di Nativi americani, gli Arikara, che causò la morte di 15 uomini e lasciò Hugh ferito a una gamba.
Secondo la leggenda, lungo la via del ritorno Hugh Glass entrò in un boschetto a caccia di frutti di bosco quando si imbattè in una mamma grizzly e nei suoi cuccioli.

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L’orso attaccò ferocemente Hugh lasciandolo in fin di vita.
Si dice che quando i compagni arrivarono sul posto, lo trovarono con la pelle del viso ridotta fino all’osso, dilaniato su braccia, gambe, e tronco.

Il suo respiro era affannoso, e sanguinava copiosamente dalle gravi ferite.

Tuttavia, Hugh passò la notte e sopravvisse nei giorni successivi, ma senza alcun miglioramento sensibile.
Il maggiore Henry decise che la spedizione doveva andare avanti, per evitare la possibilità di un attacco indiano.

Così offrì di pagare due uomini 40 dollari ciascuno – l’equivalente di due o tre mesi di paga – per rimanere con Glass fino alla morte, e per dargli una degna sepoltura.

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Il destino di Hugh Glass

I due uomini che accettarono il lavoro furono John Fitzgerald, un cacciatore esperto, e un giovane di nome Jim Bridger.
Dopo quasi una settimana, Glass era ancora vivo, e in Fitzgerald maturò il desiderio di raggiungere la spedizione.
Convinse il giovane Bridger che non c’era nulla da guadagnare nel mettere in pericolo ulteriormente la loro vita, e dopo aver preso il fucile e il coltello di Glass, lo lasciarono a morire da solo.

Incredibilmente, Glass riprese conoscenza.
Si dice che si sia trascinato in una sorgente vicina in cerca di acqua e si sia nutrito con qualche bacca per poi cominciare un viaggio disperato verso la salvezza,ossia Fort Kiowa, una stazione commerciale a circa 250 miglia di distanza.
Si sostenne con radici e carne in decomposizione delle carcasse in cui si imbatté mentre strisciava tra le secche pianure stentati del Sud Dakota.

Glass calcolò che stava coprendo un miglio al giorno a passo d’uomo, e sapeva che doveva fare meglio se voleva sopravvivere.
Si imbattè in un branco di lupi che stavano sbranando un vitello.

Rendendosi conto che senza carne sarebbe morto, lottò con tutte le sue forze contro i lupi finchè non riuscì a conquistare la preda.
Rimase a fianco del vitello per diversi giorni, rimpinzandosi della sua carne e dei suoi organi, riguadagnando un po’ della sua forza.

Continuò il suo viaggio, riuscendo a camminare per 10 miglia al giorno.
lungo il suo percorso, scampò alla morte in altre situazioni.

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La vendetta

Incredibilmente, dopo sette settimane nel deserto, arrivo barcollante a Fort Kiowa, tra lo stupore generale.

A tenerlo vivo contro ogni previsione fu la voglia insaziabile di vivere, le sue abilità selvagge, e soprattutto il desiderio instancabile di vendetta.

Era deciso a vendicarsi sui due uomini che avevano preso tutto ciò che possedeva lasciandolo morire da solo.
Si dice che le prime parole pronunciate furono “Dove sono Fitzgerald e Bridger?”

Tuttavia, Fitzgerald si era unito all’esercito come esploratore, diventando un impiegato federale, e di fatto, intoccabile.
Ucciderlo lo avrebbe condannato a morte.

Bridger invece era rimasto sopraffatto dal senso di colpa e di vergogna.
Glass decise di risparmiargli la vita.

Hugh Glass tornò alla vita di esploratore e cacciatore, e la sua leggenda si diffuse in tutta la nazione.

FONTE: American Cowboy