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AFRICA: TUKO PAMOJA, UN PO’ DI SPERANZA

KENYA, NAIROBI. Emozioni di una partenza molto attesa e di un ritorno poco desiderato. Io provo a non arrendermi. Io provo ad avere un po’ di speranza.

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Spesso sentiamo parlare di questo famoso “Mal d’Africa”, di questo sentimento che invade il cuore. Un’emozione difficile da comprendere, impossibile da razionalizzare. Possiamo dire che quando si torna nel cosiddetto mondo “civilizzato”, malato e viziato, si viene investiti da mancanze che prima di partire non conoscevamo e che questa realtà non è in grado di colmare. E’ un’antica malinconia che porta alla riscoperta delle proprie origini. E’ un cammino compiuto a ritroso ma volto verso il futuro. E’ un’opera di ricerca personale, è mettere in dubbio, domandare e rispondere. E’ provare dolore.

Il “mal d’Africa” è la volontà di rinascere in un modo migliore.
Quando ho preso la decisione di partire per la seconda volta ero spinto dal bisogno di fuggire da una quotidianità troppe volte data per scontato. Sentivo di dover andare alla ricerca di una risposta, dovevo riappropriarmi di consapevolezza e stupore. Volevo ritrovare il senso, il valore, anche del gesto più piccolo, troppe volte considerato banale.
Volevo solo tornare a vivevere tra loro, loro che non perdono occasione per farmi sentire a casa. Tornare a vivere ogni minuto della giornata, senza mai lasciarla passare nell’indifferenza. Te ne accorgi dai primi passi che percorri su quella terra polverosa e piena di buche. Il tempo acquista una nuova dimensione, un nuovo valore. Non è più l’uomo a rincorrere un tempo già definito e immutabile, ma è il tempo a modificarsi in base alle esigenze dell’uomo. Ogni secondo è dilatato in uno spazio indefinito. Noi pianifichiamo la nostra giornata per non rischiare di specare ore preziose o per non avere momenti vuoti; quelli che ci mettono in gioco e che forse ci spaventano un po’.

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Troppe volte questa terra ti costringe all’attesa ed è proprio in quel momento che tocchi la verità. Non guardi più solo quello che hai davanti agli occhi ma riesci a vedere con lucidità il percorso del mondo, riesci a sentire la crudeltà dell’uomo che ha portato a risultati tanto devastanti. Una consapevolezza che ti assale. Ti sforzi di capire il perché, sei alla continua ricerca di una soluzione, di un azione che possa migliorare il mondo. Un mondo troppo grande per essere avvolto dalle tue piccole braccia. E non puoi fare altro che accettare quella che per loro è una triste normalità e promettere che per sempre agirai nel giusto e per sempre pronuncerai parole d’amore.
Quella dell’Africa è una vita dove correre non si fa per divertimento, dove dormire non si fa per riposarsi, dove giocare non si fa e basta. E’ una vita dove se ti capita di nascere con un handicap, hai l’unica possibilità di sopravvivere nell’aiuto costante delle Sisters of Charity. E’ una vita cullata solo dalla parola di Dio e che trova rifugio solo nella preghiera. La fede è la loro unica salvezza.

La più grande mancanza che sto sentendo è proprio quella degli angeli di Madre Teresa, dei loro dolci visini che non puoi fare altro che accarezzare e riempire di baci. Bimbi che nella loro vita hanno avuto solo tanta sfortuna ma che nonostante ciò sono riusciti a donarmi un amore puro. Saranno sempre nel mio cuore.
Io provo a non arrendermi. Io provo ad avere un po’ di speranza.

TUKO PAMOJA

GiacomoGiacomo Onlus

Credits: Lavinia Inciocchi