La lunga marcia

Laura Mascolini
I.C. Sinopoli Ferrini – Roma

Pubblicato nel 1979 sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, La lunga marcia è sicuramente uno dei migliori libri che ho letto di King. Cento ragazzi sorteggiati da un elenco di volontari vengono scelti per partecipare alla Lunga Marcia, un evento annuale che ha sempre intrattenuto i cittadini, che lo vedono come un vero e proprio show televisivo e sperano di vedere i concorrenti mentre vengono eliminati. Una continua camminata senza mai fermarsi,  che inizia al confine con il Canada e termina a Boston. L’andatura minima è di sei chilometri all’ora e non è permesso fermarsi, qualsiasi sia il motivo, altrimenti si riceve un’ammonizione e, dopo tre di queste, si viene uccisi. Le ammonizioni possono essere cancellate se si cammina per un’ora senza riceverne altre. Il protagonista è Ray Garraty, un ragazzo di sedici anni che, come tutti gli altri partecipanti, non sa esattamente perché si è iscritto alla Marcia. Apparentemente potrebbe sembrare che tutti si siano iscritti per il premio: al vincitore viene assegnato tutto ciò che vuole per il resto della vita. Ma, più avanti nel romanzo, si scopre invece che ogni partecipante ha vari problemi interiori e non riesce a trovare uno scopo nella  vita, motivo per il quale sono convinti che partecipando alla Marcia possano riscattarsi ed avere tutto ciò che vogliono:  quindi ogni anno più di duecento ragazzi si iscrivono alla Marcia, che è come un vero e proprio suicidio. Ho trovato il messaggio di questo libro molto profondo: infatti Stephen King prende come tema la vita. Ogni partecipante continua a camminare fino a che non ce la fa più e muore. Il finale, come in quasi tutti i romanzi di questo autore, è aperto. Il protagonista sta per avvicinarsi al traguardo ed è rimasto solo: ad un certo punto vede una figura nera di fronte a lui, ma non sa chi sia. E, improvvisamente, sente la forza, nonostante stia camminando da cinque giorni, di mettersi a correre. La figura nera potrebbe essere frutto della sua immaginazione e lui, per non perdere, inizia a correre. Oppure potrebbe rappresentare la morte e Ray riesce a correre perché sta per morire ed in questo modo troverebbe la pace e non dovrebbe più camminare.

LAURA MASCOLINI  TERZA A
​IC SINOPOLI FERRINI ROMA