Buona scuola, l’intervista a un docente

L’intervista di Laura Menicacci – Liceo Dante Alighieri di Roma

ROMA – È ormai un po’ di tempo che la tanto criticata riforma della “Buona scuola” di Renzi è stata messa in atto. Ma cosa ne pensano i professori? In particolare ci siamo soffermati sulla problematica che sembra essere la più emergente, ovvero quella che riguarda l’eliminazione delle graduatorie. Abbiamo intervistato il Professor Francesco Cherubini, docente di Matematica e Fisica al Liceo Dante Alighieri, per saperne di più, e per puntare una lente d’ingrandimento sulla problematica che riguarda i supplenti appartenenti alla terza fascia della graduatoria, poiché la storia di questo professore è un po’ particolare: infatti è stato assunto come docente nella scuola dopo una lunga successione di professori che hanno fatto, come si suol dire, “toccata e fuga”, creando numerose complicazioni riguardanti sia la classe sia l’insegnante stesso. Inoltre sembrerebbe che il professor Cherubini non abbia la licenza per insegnare. Una storia complicata che lui stesso ci ha raccontato:

Bene professore, cominciamo dall’inizio: lei che cosa faceva prima di arrivare in questa scuola?

“Allora io prima di insegnare, e lo faccio tutt’ora, svolgevo un’altra professione, ovvero il libero professionista nel campo dell’edilizia civile, lavoravo come progettista”.

Perché si è trovato invece a fare il professore?

“Il motivo per cui sono compatibile con l’incarico di professore è che ho una laurea in fisica, quindi in base alle classi che sono state fornite dal ministero ho la possibilità di insegnare come terza fascia una serie di materie tra cui appunto, matematica e fisica”.

Dopo che ha accettato l’incarico, come si è trovato ad insegnare? Quali sono state le sue difficoltà e le sue impressioni?

“Diciamo che io avevo già avuto alcune esperienze precedenti di insegnamento, non come questa, non in modo così continuativo ma altre esperienze di tipo più breve. Per un periodo ho insegnato informatica in licei di scuole private, poi, sempre informatica, presso società private, quindi le classi a volte erano addirittura formate da docenti. In seguito ho fatto altre esperienze di insegnamento nel militare e presso i cassi integrati, i quali dovevano fare alcuni corsi obbligatori, e lì ho insegnato materie inerenti all’installazione di impianti con energie rinnovabili. È la prima volta invece che compio un’esperienza prolungata così tanti mesi, presso un liceo, insegnando matematica e fisica”.

Come si è trovato invece davanti alla classe, davanti a tanti studenti senza aver mai fatto un’esperienza del genere? Come ha reagito?

“In piccola parte mi è servita l’esperienza che avevo fatto precedentemente; quello che mi ha messo in difficoltà in realtà è stato il fatto di trovarmi contemporaneamente di fronte a cinque classi, tutte totalmente diverse fra loro, a metà dell’anno. Ovviamente ci sono sempre dei problemi che si riscontrano nel subentrare in una classe come supplente, proprio dal punto di vista del rapporto con i ragazzi, con la fiducia e la compatibilità che si riesce ad ottenere, ma anche riguardo la presa di coscienza dei programmi, diversi per ciascuna classe, e lo sforzo di adattamento alla modalità di insegnamento che era stata attuata dal professore precedente, gesto che solitamente un professore normale non è tenuto a fare. Insomma, un lavoro di assestamento che non è immediato né facile. Inoltre la difficoltà che io personalmente, in quanto docente di terza fascia, ho riscontrato, è stata la poca familiarità con tutti quelli che sono i funzionamenti della scuola e delle istituzioni, e penso che questo sia un problema legato all’organizzazione dello Stato nei confronti di questa realtà: non si può mettere in una scuola una persona che è completamente digiuna del sistema scolastico”.

di Laura Menicacci – Liceo Dante Alighieri di Roma