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Piccolo roditore australiano la prima vittima dei cambiamenti climatici

Cambiamenti climatici specie animali a rischio il Melomys rubicolaROMA – Quando si parla dei cambiamenti climatici e della loro pericolosità, di solito, si pensa a qualcosa di lontano nel tempo, qualcosa che accadrà e che non ci riguarda direttamente. Nulla di più sbagliato. Inquinamento, forti emissioni nell’aria di Co2, sviluppo industriale dissennato, ma anche agricoltura intensiva e pesca senza più regole sono tutti ‘fenomeni’ che stanno mostrando i loro effetti negativi già oggi e l’unico responsabile dietro tutto questo, ma anche la vittima per eccellenza, è l’uomo. Gli esempi che si possono fare per dimostrare quanto i cambiamenti climatici già in atto siano devastanti per l’equilibrio della Terra sono molti e, proprio in questi giorni, si è passati dai calcoli catastrofici degli scienziati – dati a cui soprattutto i governi che gestiscono le politiche economiche sembrano non credere – alle prove concrete come l’estinzione della prima specie animale il cui habitat naturale è stato spazzato via a causa dell’innalzamento dei livelli del mare. Parliamo del Melomys rubicola, un piccolo roditore australiano.

Cambiamenti climatici – Il Melomys rubicola

Originario di Bramble Cay, una piccola isola che si trova a non più di tre metri sul livello del mare nella parte orientale dello stretto di Torres, nella Grande Barriera Corallina, il piccolo roditore australiano è ufficialmente stato dichiarato estinto. L’innalzamento del livello del mare ha sommerso l’isola originaria distruggendo di fatto ben oltre il 97% del suo habitat abitativo. Ciò che impressiona, affermano i ricercatori del Queensland’s Department of Environment and Heritage Protection, è che il topolino passerà alla storia come il primo animale estinto proprio a causa dei cambiamenti climatici. Quella del Melomys è una storia lunga. Avvistato per la prima volta nel 1845, il piccolo animale era esclusivo di Bramble Cay e nel 1978 se ne contavano ancora alcune centinaia. Poi il tracollo repentino – l’ultimo avvistamento nel 2009 – fino alla recente estinzione. Il Melonys era anche conosciuto come ‘ratto dalla coda a mosaico’ e poteva essere salvato se solo si fossero catturati alcuni esemplari da trasferire in un habitat più sicuro.

Cambiamenti climatici – l’innalzamento del livello del mare

Ciò che è accaduto in Australia all’isola di Bramble Cay non deve essere considerato un fenomeno isolato. Stando agli scienziati, infatti, in tutto il Pianeta il livello del mare è cresciuto di quasi 20 centimetri tra il 1901 e il 2010.cambiamenti climatici bramble cay Per comprendere la gravità del dato e la sua portata basti pensare che negli ultimi 6mila anni un tasso di crescita del genere non si è mai registrato. Più le specie animali e vegetali vivono in ambienti estremi o di dimensioni ridotte più facilmente corrono il pericolo di estinguersi a causa dei cambiamenti climatici. In questo tipo di ambienti, come quelli marini il cui equilibrio è molto delicato o quelli di alta quota caratterizzati dai ghiacci – che oggi si sciolgono troppo velocemente – anche piccole variazioni di temperatura o della quantità delle precipitazioni possono generare fenomeni di tipo irreversibile.

Cambiamenti climatici specie animali a rischio

“Fino a oggi la scienza ha descritto quasi 2 milioni di specie animali e vegetali – si legge sulla pagina ufficiale del WWF – ma si calcola che sulla Terra, negli habitat più integri e inaccessibili, come le foreste tropicali o gli abissi marini, ce ne potrebbero essere addirittura tra i 5 e i 100 milioni. tigriMigliaia di animali rischiano seriamente l’estinzione: è la costante denuncia dell’IUCN (International Union for Conservation of Nature), che ogni anno diffonde la Lista Rossa degli animali a rischio estinzione. Sfruttamento della terra, aumento demografico, introduzione di specie invasive, cambiamenti climatici, inquinamento: tutti questi fattori stanno portando all’estinzione centinaia di specie animali. Nessuno conosce il numero esatto di specie che si estinguono ogni anno, ma sappiamo che è oggi minacciato il 23% dei mammiferi e il 12% degli uccelli”.

La mano ‘omicida’ dell’uomo. Quando il clima non ha colpe

Otto specie da salvare – orango, tigre, elefante, rinoceronte, tartaruga marina, pangolino, bucero dall’elmo (un uccello) e, per la flora, il palissandro -, otto specie simbolo per lanciare l’ennesimo allarme su un patrimonio cheorango rischia l’estinzione e che renderà il mondo e i suoi abitanti più povero. Sono l’orango, la tigre, l’elefante e tutti gli altri animali in pericolo i protagonisti della Giornata mondiale dell’ambiente 2016 che si è svolta, domenica 5 giugno. Istituita nel 1972 dall’assemblea generale delle Nazioni Unite per ricordare la Conferenza di Stoccolma in cui fu istituito l’Unep, cioè il Programma dell’Onu per l’Ambiente, la Giornata ha, tra gli obiettivi principali quello combattere e annientare il bracconaggio e il commercio illegale di piante e animali selvatici e, soprattutto, varare una serie di norme di comportamento che possano rispettare al meglio l’ambiente naturale. Il bracconaggio insieme a tutte le forme di appropriazione illegale di risorse naturali con un fatturato annuale di 213 miliardi di dollari rappresenta il quarto mercato criminale del Pianeta. Giusto ricordare, a tal proposito, che solo qualche giorno fa gli Stati Uniti hanno bandito per sempre il commercio degli oggetti fatti in tutto o in parte di avorio.