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Gli effetti del buco dell’ozono: migliora la situazione della Terra

effetti del buco dell'ozonoROMA – Gli effetti del buco dell’ozono e la sua stessa dimensione cominciano a ridursi dopo più di dieci anni. La bella notizia arriva dal Mit che ha pubblicato i dati raccolti sulla rivista Science. Per i ricercatori “esistono segnali positivi di una progressiva riduzione” a testimonianza che il protocollo di Montreal, l’accordo per la riduzione delle sostanze che minacciano l’ozono firmato nel 1987, sta cominciando a dare i suoi frutti. È, infatti, la prima volta dal 2000 – anno in cui si verificò il picco di criticità – che si osserva una diminuzione.

Scoperto negli anni ’50, il buco dell’ozono è stato misurato per la prima volta in modo preciso a metà degli anni ’80 e da allora è diventato un sorvegliato speciale. I dati odierni segnano un’inversione di rotta rispetto al 2015, quando sembrava che il buco dell’ozono si fosse ingrandito ulteriormente. “Siamo fiduciosi che le misure adottate hanno messo il pianeta sulla strada giusta per guarire”, ha detto soddisfatta la coordinatrice della ricerca, Susan Solomon.

Cos’è il buco dell’ozono?

Il buco dell’ozono può essere considerato “l’angelo custode della Terra”: la protegge dai raggi violetti, assorbendoli ed evitando che arrivino in maniera diretta su flora e fauna. È, quindi, un gas fondamentale perché evita una serie di effetti nocivi – tra cui le radiazioni – a danno di chi abita il nostro Pianeta.

Lo strato di ozono si trova nella stratosfera, cioè la parte di atmosfera che si estende ad una quota compresa tra 15 e 50 km. Quando si parla di buco dell’ozono si intende la riduzione temporanea dello strato del gas (in stratosfera) che avviene ciclicamente durante la primavera nelle regioni polari. La diminuzione può arrivare fino al 70% nell’Antartide e al 30% nella zona dell’Artide.

effetti buco dell'ozono

Gli effetti del buco dell’ozono: come si forma?

Quello che arriva dal Mit è un risultato sorprendente ma la strada per cancellare definitivamente gli effetti del buco dell’ozono è ancora lunga. Bisogna, perciò, continuare in questo processo di guarigione. Ma come si forma il buco dell’ozono?

Alla sua scoperta non era molto chiaro cosa provocasse la distruzione di questo gas nella stratosfera. Molti ricercatori pensavano fosse un fenomeno naturale prodotto da fattori meteorologici oppure a un meccanismo chimico legato all’inquinamento dell’aria. Più avanti si scoprì che non era proprio così.

Sopra l’Antartide la circolazione atmosferica è organizzata come un gigantesco vortice: vi è cioè una massa d’aria isolata dal resto dell’atmosfera che circola, per gran parte dell’anno, intorno al polo australe. Nella tarda primavera, però, il vortice si rompe permettendo un rapido afflusso di aria ricca di ozono proveniente dalle zone tropicali. Quest’aria che viene da nord è più ricca di ozono perché nelle zone calde la formazione di questo gas è favorita dalla radiazione solare più intensa.

I processi dinamici che spostano masse d’aria da una zona all’altra del globo non distruggono l’ozono, ma semplicemente lo ridistribuiscono. Con la teoria dello spostamento delle masse d’aria, tuttavia, non è possibile spiegare la formazione del buco e il sempre più faticoso recupero dei livelli normali dell’ozono stratosferico. Lo spostamento delle masse d’aria è, quindi, responsabile della diminuzione della concentrazione di ozono sull’Antartide in alcuni periodi dell’anno, ma è a causa delle emissioni di sostanze inquinanti, emesse dall’uomo con l’uso di prodotti chimici a base di cloro e bromo, che questo fenomeno si aggrava, fino al punto di formare un ‘’buco’’. È ormai certo che senza l’immissione spregiudicata di tali gas il buco dell’ozono non si formerebbe.

Ognuno di noi può contribuire alla “guarigione del Pianeta”

Un passo avanti nella lotta a tutto quello che è nocivo per la nostra atmosfera è stato fatto con i protocolli di Montreal e Kyoto che limitano, nei Paesi aderenti, la produzione e l’uso di sostanze che minacciano in maniera ingente l’ozono.

Ognuno di noi gioca, però, un ruolo fondamentale nella prevenzione di questo fenomeno. Per evitare di produrre sostanze nocive per il clima e l’ambiente stesso bisognerebbe cercare di seguire alcuni principi guida:

  • Spostarsi a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici lasciando la macchina a casa quando non è indispensabile,
  • condividere gli spostamenti in macchina con più persone,
  • acquistare prodotti di stagione o regionali che presuppongono brevi trasporti,
  • utilizzare prodotti primi o poveri di solventi chimici.

Sono piccoli gesti ma sicuramente il Pianeta Terra ci ringrazierà per il nostro contributo.