Arbeit macht frei

Arbeit macht frei

 

Camminavo.
Nessuna sosta, nessun sogno.
Secco, luce fiacca in petto.
Univamo le forze per sopravvivere
e ogni ora molti cadevano nel fango o nel fuoco.
Intravedevo nel fumo
i volti dei miei fratelli:
dignità infilzate da un filo spinato
per un diverso credo.
Alti, rigidi, i padroni ci scrutavano:
fissavano la cenere che infine eravamo.
Lavoro, dicevano, uguale a libertà. Libertà di morire.
Dio ci aveva abbandonati.
Lacrime ghiacciate, brividi invernali
percuotevano quel poco che restava
delle nostre apparenti calpestate vite.
Sepolcro senza nome.
Il cielo nero impediva il respiro puro.
L’odore dei cadaveri dava un senso d’abbandono.
Morti senza onore,
numeri incisi nella pelle,
esperimenti atroci su corpi innocenti.
Cento o forse più
i sogni spenti.
Tutti echeggiano ancora nelle docce.
Le infezioni e le piaghe m’impedivano di andare avanti.
Cosi, dentro una tempesta, caddi anch’io.
Ecco, ora raggiungerò il nuovo mondo
dove l’amore sovrasta l’odio.
Quando una rosa sboccerà in questo inferno
scenderà la pace su tutti i miei fratelli e in questo cimitero
riportando a morti e scampati
la tanto attesa dignità.

 

Dmytro Paoloni
Classe II F
ITCG “C. Matteucci ” – Roma

Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it