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Il punto sulla SERIE A: Juve opaca ma corsara a Palermo. Solo il Napoli le tiene testa

serie aROMA – Cosa aspettarsi da una signora? Come minimo classe, affabilità e un guardaroba inappuntabile, scarpe soprattutto. La ben più nota Vecchia Signora non è da meno: per la serata di gala in quel di Palermo, al fresco di una notte estiva che solo il magico clima della Sicilia sa regalare, indossa il tacco tra i più ambiziosi, il 15, che le regala fascino, ammirazione e anche quella dose di malcelata invidia che le belle donne sanno di dover sopportare.

Ironia a parte, la sciagurata giocata del palermitano Goldaniga, un tacco volante che devia inesorabilmente la palla nella propria porta, consegna alla Juventus la quinta vittoria su sei incontri e i conseguenti quindici punti, utili per ratificare il primo posto, nonostante l’inseguimento del Napoli. Vincere pur non convincendo (male il “doppio centravanti” e Pjanic mezzala) disturba gli esteti ma regala scudetti: Allegri lo sa e ride sotto i baffi.

Il punto sulla SERIE A: Salvate il soldato Sarri

Chi di baffi neanche l’ombra è Maurizio Sarri. Strana settimana la sua. Passo indietro: da Genova, la scorsa giornata, gli azzurri tornano con due evidenti calci di rigore non assegnati. Con sobrietà ma anche con fermezza, il tecnico napoletano si lamenta, eccome, ma non volendo scavalcare ruoli e prerogative, “commette l’errore” di auspicare l’intervento della società, invitata a farsi sentire nelle stanze dei bottoni.

Apriti cielo: il patron De Laurentis va su tutte le furie, invitando squadra e tecnico a “non trovare alibi” per giustificare modeste prestazioni o risultati. Sarri, che persona intelligente lo è, prova a spegnere il fuoco dicendosi “frainteso”, ma il gelo rimane. Ieri il San Paolo si è schierato con il tecnico (in curva B campeggiava lo striscione “Sarri uno di noi”, ndr), nel giorno del centesimo goal napoletano di Capitan Hamsik (quinto miglior marcatore della storia partenopea di tutti i tempi, con Maradona, leader della speciale classifica, lontano solo quindici reti) e del redivivo Gabbiadini che stendono il Chievo. Napoli e Sarri meritano coesione, con la Champions da onorare e un campionato da giocare: è calcio, mica cinema.

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Luci (poche) a SAN SIRO. Niente bacioni da Firenze

Quasi se lo sentiva, Frank de Boer. Settimana passata a predicare concentrazione e intelligenza per la sua Inter, che aspettava l’incontro col Bologna quasi ci fosse già qualcosa da festeggiare (brutta bestia, l’euforia da risultato utile), anziché preparare il match classificandolo complesso e con un coefficiente di difficoltà elevato. E la frittata è servita. Il Bologna di Verdi e Destro (la mente e il braccio del goal felsineo) porta via dal San Siro un punto strameritato, a cui neanche l’eurogol del nerazzurro Peresic toglie lustro e importanza.

Pareggio senza reti ma di continuità, invece, quello del Milan di Montella, alla prima da ex al Franchi. Stavolta Bacca non basta, ci si va solo vicini al colpaccio, ma il punto è gradito e le scelte dell’allenatore napoletano (“linea verde” in aumento , Montolivo fulcro del gioco, Niang responsabilizzato sempre più) pagano e convincono, anche se hanno il contro del “piccolo passo”. Al momento, però, in attesa del closing cinese, il convento di più proprio non passa.

Roma a pezzi, Lazio a sprazzi

Il Toro vede (giallo) rosso e carica. Risultato: Roma spazzata via dalla grinta del “Gallo” Belotti e Mihajlovic, uno trascina in campo, l’altro sprona dalla panchina. A infierire sulla piccola Roma (Spalletti, nerissimo, in conferenza stampa, annuncia che “è arrivato il momento di cambiare molte cose”, ndr) anche il mai troppo stimato (e per questo spedito via da Roma) Iago Falque, che si diverte infilando la porta romanista con la sua prima doppietta italiana. Concentrarsi ora sull’Europa Leagueserie a è l’imperativo dei giallorossi: un passo falso contro i romeni dell’Astra Giurgiu (Spalletti, ricordi la doppietta di Culio e il Cluj corsaro del 2008?) aprirebbe un baratro inimmaginabile.

Vince ma non convince, o lo fa poco, la Lazio di Inzaghi. Per carità, tutti a chiedere la reazione dopo Milano, e i tre punti sono arrivati. Tutti a chiedere Keita dall’inizio, e il senegalese ha ripagato con un gol tanto bello quanto prezioso. Però il gioco, questo sconosciuto. Puntare sul 4-3-3 significa distanza e equilibrio tra i reparti. Tutto quello che non si è visto all’Olimpico, con l’Empoli che se l’è giocata fino in fondo. Tempo per migliorare ce n’è. Sprecarlo sarebbe imperdonabile.

Il resto della giornata

Primo goal italiano, nel pari col Pescara, per il “Cholito”, quel Giovanni Simeone centravanti del Genoa e figlio del ben più noto Diego Pablo. Il ragazzo si farà anche se non ha le spalle strette e quest’altr’anno giocherà ancora con la maglia numero nove, c’è da scommetterlo. Vince anche il Sassuolo (1-0 all’Udinese), preparandosi al meglio per la seconda prova europea. Coppe Europee appunto; tra martedì e giovedì, si torna in campo, e bisogna farlo bene: Champions e Europa League non aspettano.