A Palermo la seconda giornata del seminario Erasmus+

Il racconto del seminario organizzato da Indire

ROMA – L’accoglienza di migranti e rifugiati è doverosa, l’inclusione e l’integrazione sono necessità con cui l’Europa intera deve fare i conti, ma alcuni Paesi fanno più fatica di altri a gestire il flusso migratorio e a dare risposte efficaci. Il grido d’allarme del greco Sergios Voilas, appassionato e non retorico, echeggia nelle sale del San Paolo Palace Hotel di Palermo dove si tiene la seconda giornata di Erasmus +, il seminario di contatto organizzato dall’agenzia italiana Indire nell’ambito del programma europeo per la formazione degli adulti sui temi del dialogo interculturale e intergenerazionale.

“In Grecia apriamo le scuole per i rifugiati il pomeriggio, fuori dal normale orario scolastico, ma siamo in crisi – si sfoga l’ateniese, rappresentante dell’Interortodox Centre of the Church of Greece – siamo sotto attacco e abbiamo assoluto bisogno di una ‘cassetta per gli attrezzi di emergenza’ per genitori, insegnanti, poliziotti”, per tutta la società civile già così duramente provata dalla crisi economica. L’allarme è condiviso da tutti i rappresentanti dell’area mediterranea che partecipano alla tre giorni: “ Ci sono alcune comunità ospitanti che hanno più bisogno di sostegno – conferma Gilda Esposito dell’Università di Firenze – mentre altri Paesi, come la Germania o la Finlandia, sentono meno l’emergenza anche perché hanno più risorse”.

Ecco che quindi Erasmus + diventa per tutti e 50 i partecipanti, selezionati in diversi paesi dell’Unione europea tra insegnanti, operatori sociali, educatori e formatori, non solo un momento di scambio di esperienze e “buone pratiche” su come integrare nelle nostre comunità culture e storie diverse, ma anche un laboratorio culturale e sociale dove, al riparo dalla politica, tutti quelli che giornalmente hanno a che fare con rifugiati, migranti, richiedenti asilo e seconde generazioni si confrontano sui problemi reali e provano a elaborare strategie comuni. La Grecia, l’Italia e il Belgio al fianco di Germania e Finlandia. Nei gruppi di lavoro formatisi oggi per lavorare insieme c’è quindi chi invoca un approccio “olistico” all’insegnamento e chi propone di far leva sull’”eredità culturale” per mettere in moto il processo di integrazione.

Domani, giornata conclusiva del seminario, si vedrà se e come i 50 di Erasmus + avranno trovato i loro ideali partner stranieri per lavorare per i prossimi due anni su un progetto comune, che contribuisca a rendere l’Europa un posto più ospitale e soprattutto in grado di gestire le crisi migratorie e la successiva integrazione. I risultati di questa tre giorni confluiranno in progetti con cui i partecipanti si presenteranno al bando Erasmus + 2017, in pubblicazione il prossimo ottobre.