fotogallery

Terremoto Centro Italia, possiamo prevedere nuove scosse?

terremotoROMA – Continua lo sciame sismico nel Centro Italia.
Una nuova forte scossa si è verificata nel cuore della notte tra il 2 e il 3 novembre in provincia di Macerata, con una magnitudo di 4.8.
In realtà, lo sciame sisimico non si è mai fermato dopo il terremto del 24 agosto.

Il numero complessivo di scosse è pari a circa 22.200 dal 24 agosto.

Ogni volta che si sviluppa un terremoto lungo una superficie di faglia, la zona ipocentrale si scarica (rilassamento) e vengono caricati i volumi adiacenti (lateralmente) alla faglia stessa. Tali volumi, sottoposti ad un nuovo stato di stress, possono cedere (rompersi) e generare terremoti a loro volta.
Sono processi di propagazione laterale della sismicità (contagio) relativamente frequenti, spiega il CNR-IGAG (Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria), già osservati in altre aree sismiche della Terra come per esempio in Turchia, California e Haiti.

Questo processo sta coinvolgendo l’Appennino centrale in questi mesi.

terremoto centro italia 3 novembreTerremoto Centro Italia, ci saranno nuove scosse?

Il terremoto si è spostato da Amatrice verso nord, nell’area di Visso e Ussita, e da questi luoghi oggi nuovamente verso sud nell’area di Norcia, dove il terremoto di Amatrice di agosto si era arrestato.

Gli intervalli di tempo tra un terremoto forte ed una altro forte adiacente possono essere di anni o decine di anni, ma anche giorni o mesi come sta accadendo oggi in Appennino centrale.

Purtroppo non siamo in grado di prevedere quando e come tale sequenza sismica andrà a scemare, né possiamo in linea teorica escludere altri terremoti forti come e più di quelli avvenuti fino ad oggi in aree adiacenti a quelle colpite in questi mesi.
Va però detto che se da una parte questa sequenza è fortemente preoccupante, dall’altro lato la propagazione laterale fa sì che si verifichino una serie di terremoti forti ma non fortissimi. Molto peggio sarebbe se tutti questi segmenti della facomunicaglia (Amatrice, Visso, Norcia) si fossero mossi tutti insieme generando un terremoto di magnitudo almeno 7.0.

Cosa sono i terremoti?

Per secoli, la gente si chiedeva che cosa faceva tremare la Terra.
Nel 1960, gli scienziati hanno finalmente risposto con la teoria della tettonica delle placche, che postula che la superficie terrestre è costituita da “lastre” rocciose in continuo e lento movimento.
I confini di queste lastre sono dei bordi irregolari che tengono insieme le palcche come avviene con i pezzi di un puzzle.
Il loro contatto è costituito dalle faglie, fratture più o meno evidenti della crosta terrestre. La più famosa è la faglia di Sant’Andrea in California.
Mentre i bordi rimanngono bloccati, il resto della placca continua a muoversi accumulando energia.
Infine, quando una placca si è spostata abbastanza lontano, i margini si “staccano” da una delle faglie.

Questo distacco improvviso rilascia un massiccio quantitativo di energia, accumulata da secoli, che si irradia verso l’esterno: quando le onde raggiungono la superficie abbiamo un terremoto.

faglia_terremoto

Possiamo prevedere un terremoto?

No, ancora no.
Gli scienziati hanno provato diversi modi per la previsione dei terremoti, ma nessuno ha avuto successo.
Riescono a calcolare dove un terremoto è più probabile che colpirà, ma ancora non possono dire esattamente quando.

Tuttavia, non è da escludere del tutto che in futuro il terremoto potrà essere calcolato sulla base di dati scientifici.

Per individuare l’epicentro di un terremoto (il posto sulla superficie terrestre direttamente sopra l’ipocentro, dove il terremoto ha avuto inizio), gli scienziati hanno bisogno di guardare le onde prodotte dal sisma.
ESISTONO DIVERSI TIPI DI ONDE.
Le onde P viaggiano più velocemente, e scuotono il terreno prima; le onde S arrivano dopo.
Più si è vicini all’epicentro di un terremoto, più queste due onde si propagheranno insieme.
Misurando il tempo tra le onde su tre sismografi, gli scienziati possono triangolare la posizione dell’epicentro del sisma.