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Rapporto Freedom House, social network sotto scacco della censura

Rapporto Freedom HouseROMA – Il rapporto Freedom House 2016 sulla libertà online è sconfortante. Tutto ciò che diamo per scontato, in molti Paesi, forse troppi, non esiste. Accediamo ai social network ed esprimiamo liberamente le nostre opinioni, navighiamo su Internet alla ricerca di qualsiasi cosa e senza censura. Il mondo del web è diventato parte integrante della nostra quotidianità ma, avverte Freedom House, in molti Stati non è così.

Rapporto Freedom House, piattaforme social sotto attacco

“La libertà di Internet in tutto il mondo è diminuita per il sesto anno consecutivo”. Si apre in questo modo la relazione online di Freedom House. “I social media più popolari come Facebook e Twitter sono stati oggetto di una crescente censura, ma i governi stanno” rivolgendo le loro attenzioni sempre più “sulle applicazioni di messaggistica come WhatsApp e Telegram”, ha detto Sanja Kelly, direttore per la libertà sulla rete. “Le applicazioni di messaggistica sono in grado di diffondere informazioni in modo rapido e sicuro, e alcuni governi trovano tutto questo minaccioso.”

Governments in 24 countries impeded access to social media and communication tools,

up from 15 in the previous year, the study found.

Authoritarian countries most frequently blocked access to these tools during political protests.

Rapporto Freedom House, la libertà non è cosa scontata

Due terzi di tutti gli utenti di Internet – 67 per cento – vive nei paesi in cui la critica al governo, ai militari o alla famiglia è stata oggetto di censura. I governi di 24 paesi hanno impedito l’accesso a strumenti come i social media e comunicazione. Molti Paesi autoritari hanno bloccato con maggior frequenza l’accesso a questi strumenti durante le proteste politiche. WhatsApp ha affrontato restrizioni in 12 dei 65 paesi analizzati, più di qualsiasi altra applicazione.

Rapporto Freedom House

Rapporto Freedom House, l’analisi

Non si respira libertà in rete in Cina, in Siria e Iran. Questo il podio dove la censura impera. Manca la Corea del Nord in questo elenco ma solo perché non è stata monitorata. Freedom House ha coperto con la sua analisi 65 Paesi, pari all’88% della popolazione globale online. Il periodo di riferimento quello giugno 2015 – maggio 2016. La scure della censura ha colpito non solo le paittaforme social ma anche gli internauti. In ben 38 Paesi le autorità governative hanno effettuato arresti sulla base dei contenuti postati, da semplici cittadini, sui social media. Il 27 per cento degli internauti vive in Paesi dove l’arresto scatta anche solo per un “mi piace” su Facebook.

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