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Punk Aristocracy: il Punk e l’era moderna in trenta scatti

Roma – Chi l’ha detto che il punk è morto? A Roma fino al 15 gennaio la Takeaway Gallery dà spazio a un racconto fotografico che rievoca il movimento più eversivo degli anni ’70. La sessualità, il corpo, teatro di una rivoluzione silenziosa, quella contemporanea: la mostra Punk Aristocracy di Massimo Scognamiglio cattura in trenta scatti a colori e in bianco e nero bambini quasi adulti e adulti perennemente bambini; un groviglio di segni e stili appartenenti a epoche e generazioni diverse mixati e sovrapposti; il racconto di come anche i movimenti più eversivi del passato vengano lentamente assimilati e riadattati dall’establishment, poi venduti come prodotto di lusso. È il 1976; la recessione impazza. Mentre la precedente ondata rock viene gradualmente assorbita dal sistema, una nuova ventata proveniente dalle periferie proletarie spazza via qualsiasi orpello, riferimento alla sperimentazione musicale colta. Nasce il punk, che grida rabbia e ribellione. È la cultura del no future, del DIY; la moda fatta di spilloni, maglie strappate, scritte e slogan; che si esaurisce in pochi anni ma i cui codici, svuotati di ogni forza incisiva, sono presto saccheggiati e inseriti in quel circuito di impresa che tutt’oggi ne continua a sfruttare gli aspetti più impensati. Punk Aristocracy, spiega l’artista, affronta «Il tema dell’appropriarsi dello stile di un’altra classe e violentarla. Il punk si è infilato ovunque; è come se fosse entrato nella casa del nobile, fatto festa, e, una volta addormentato, il principe ne abbia preso il meglio. Un compromesso tra alto e strada».

Per realizzare gli scatti Massimo Scognamiglio ha compiuto una ricerca sull’iconografia del periodo; non solo: nelle immagini presenti in mostra sfilano riferimenti sì al punk storico, ma anche alle conseguenti rielaborazioni edulcorate che hanno plasmato l’immaginario delle generazioni anni ’80, ’90 e contemporanee; oppure alle tendenze, subculture, movimenti successivi che, se non lo spirito, ne hanno ereditato certi atteggiamenti o semplici aspetti (dai dark ai raver, ecc…). Ne risulta che, sebbene l’esposizione sia suddivisa in tre sezioni distinte, ciascuna all’interno proponga una varietà di allusioni, espressioni e simboli che, messi sullo stesso piano, compongono un collage dissonante eterogeneo. Scognamiglio adotta lo stesso procedimento dell’industria massmediatica (da buon conoscitore qual è, avendo lavorato per oltre un decennio come art director in agenzie di pubblicità e occupandosi, spesso, di moda): banalizza i codici, appiattisce i segni, svuota ulteriormente di significato gli attributi riportando la discussione non più sul piano della lotta collettiva e del conflitto sociale ma del personale e dell’intimo.

Un percorso che fotografia dopo fotografia svela il significato di un titolo, Punk Aristocracy, apparentemente contraddittorio; immagini forti e poetiche allo stesso tempo che richiamano un’epoca e suscitano più di una riflessione.

“Punk Aristocracy”, Takeaway Gallery, lunedì al sabato ore 14.00-19.00, via della Reginella 11, Roma