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World Youth Orchestra, musica per una nuova fratellanza

Roma – Fare della musica lo strumento per una nuova fratellanza. É questa la missione che la ‘World Youth Orchestra’ porta avanti dall’aprile del 2001, in un progetto che in sedici anni ha coinvolto oltre mille giovani tra i 18 e i 28 anni provenienti da 60 Paesi diversi. A raccontarlo a diregiovani.it e’ il maestro Damiano Giuranna, didatta, direttore musicale e presidente della Fondazione ‘World Youth Orchestra’, ambasciatrice Unicef dal 2002 al 2012.

“Provenivamo da anni difficili, di contrasti- spiega Giuranna-. In Medio Oriente stavamo entrando nella seconda Intifada e nel nostro percorso di insegnanti, di pedagoghi, ci siamo resi conto che lavorare con le nuove generazioni era importantissimo per riuscire a ritrovare una sottile speranza per una nuova fratellanza. La musica ci e’ sembrato lo strumento piu’ adatto a lavorare in questo campo. E, ad avvalorare l’importanza di questo progetto, e’ arrivato nel settembre del 2001 il dramma americano delle torri gemelle e di Washington”. Un momento cruciale per la storia del mondo e per i destini di questi giovani musicisti dalle culture, religioni e tradizioni artistiche piu’ diverse, che hanno deciso di accettare la sfida di comunicare, attraverso il linguaggio universale della musica, un messaggio di pace.

“Il 15 settembre del 2001 erano a Roma 60 ragazzi di moltissimi Paesi, tra i quali americani, egiziani, israeliani di Gerusalemme, insomma una rappresentanza dei popoli coinvolti in quel disastroso settembre- prosegue il direttore-. Appena questi giovani sono arrivati, grazie alla collaborazione con alcune universita’, conservatori e accademie che hanno dato fiducia ad un progetto appena nato, abbiamo capito che il nostro obiettivo era realizzabile”. Giovani definiti da Giuranna “meravigliosi”, testimoni “della possibilita’ di ritrovare dei gesti semplici, ma efficaci, di comprensione reciproca” e “di costruire grazie ai nuovi mezzi, reti ancora attive per scambiare idee, suggestioni, racconti”.

Al centro del progetto il Medio Oriente, quello che Giuranna definisce “il cuore del mondo”, malato, bisognoso di cure: “Siamo stati testimoni di situazioni drammatiche- racconta-. Nel 2003-2004, in piena Intifada, eravamo in Israele e Palestina, con i buoni auspici sia del governo palestinese che di quello israeliano. Abbiamo avuto una grande riconoscenza per il nostro lavoro verso la pace”. Una caratteristica che ha portato la World Youth Orchestra a rompere le convenzioni e a suonare la propria musica anche tra le macerie della guerra: “La World Youth Orchestra e’ un’orchestra che non suona soltanto nei teatri e negli auditorium. Suoniamo anche nelle piazze, tra i vicoli- sottolinea-. A Ramallah, l’anno prima che Barenboim andasse con la sua orchestra, fummo ospitati nel palazzo bombardato del ministero della Cultura palestinese e suonammo in mezzo ai calcinacci, alle tende che sventolavano al posto delle porte. Abbiamo sempre portato la nostra musica non solo nei luoghi tipici della musica, ma anche in luoghi atipici. Questo perche’ la musica oggi deve aprire le porte ed entrare dappertutto”.

Musica sinfonica e non solo. Il repertorio della World Youth Orchestra spazia dal barocco al Novecento, passando per le antiche tradizioni della musica popolare del bacino del Mediterraneo, “repertori strepitosi, che rappresentano le vere radici della tradizione musicale europea” e “danno una riconoscibilita’ all’orchestra”. Una ricerca che punta a trovare “assonanze fraterne” tra le tre grandi culture monoteiste, fuori dalle realta’ confessionali. “Il messaggio che intendiamo lanciare- conclude- e’ quello di aprire le menti, di lasciare stare gli egoismi di parrocchia, di nazione, di continente, perche’ la via del futuro non sara’ quella di avere un brandello in piu’ di terre, petrolio o potere. La via del futuro e’ poter vivere sul nostro pianeta con una diffusa fratellanza, mettere al servizio dell’intelligenza un cuore aperto ad un incontro fraterno”.