17.500 studenti a lezione di cinese in 8% degli istituti

I dati dell’indagine ‘La nuova via della Cina’ promossa dalla Fondazione Intercultura in collaborazione con Ipsos

Roma – Sono 279 gli istituti (l’8% del totale delle scuole superiori italiane) su tutto il territorio nazionale che hanno attivato l’insegnamento del cinese, con il coinvolgimento di circa 17.500 studenti di scuole superiori.

A rivelarlo e’ l’indagine ‘La nuova via della Cina’, promossa dalla Fondazione Intercultura in collaborazione con Ipsos, nell’ambito del progetto dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilita’ studentesca.

La ricerca e’ stata presentata oggi al ministero dell’Istruzione, alla presenza di Carmela Palumbo, capo dipartimento per la programmazione e le gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali del Miur, Nando Pagnoncelli, Presidente Ipsos, i professori Romeo Orlandi, economista e sinologo, esperto di Asia e di globalizzazione, e Marco Croci, docente di Inter-Cultural management presso l’Universita’ degli Studi di Milano e di Roberto Ruffino, segretario generale Fondazione Intercultura.

“L’8% delle scuole- spiega la nota- e’ ancora un numero di nicchia, ma sicuramente destinato a crescere: un campione rappresentativo di 501 giovani tra i 14 e i 19 anni interpellato nell’ambito della ricerca menziona il cinese al secondo posto tra le lingue considerate come ‘strumento fondamentale per il proprio successo futuro’ (dopo l’inglese e prima di spagnolo e tedesco). Secondo la fotografia scattata dall’Osservatorio, oggi le scuole piu’ attive nell’insegnamento del cinese sono gli istituti di istruzione superiore (74%), mentre dal punto di vista geografico vi e’ una maggiore concentrazione, rispetto alla presenza delle scuole sul territorio, nel Nord Ovest (28% di istituti attivi, rispetto a un universo scuole del 20%)”.

Inoltre, “nel 48% dei casi il cinese si e’ gia’ affermato come materia curriculare, coinvolgendo in media 4 classi per istituto per circa 3,6 ore a settimana. A insegnarlo sono, in media, 1,9 docenti per istituto, sia italiani che madrelingua. Dato ancor piu’ rilevante per capire come si stia trasformando la nostra scuola: il 41% di questi istituti con corsi curriculari ha gia’ inserito il cinese tra le materie dell’esame di maturita’, mentre il 47% intende farlo nel prossimo futuro. E ancora, il 93% dei presidi si dice complessivamente soddisfatto, in primis, grazie al coinvolgimento e alla soddisfazione dimostrati dagli studenti (45%), quindi per la qualita’ dei corsi messi in atto dalla scuola (23%); per le migliori prospettive per il futuro offerte ai ragazzi (22%) e per il fatto di essere protagonisti nell’avvicinare questa generazione di adolescenti a questa nuova cultura (21%). Quanto e’ appetibile la Cina agli occhi dei nostri studenti? L’interesse verso la Cina e la sua cultura e’ elevato tra i ragazzi 14-19enni, interessati soprattutto all’ambito tecnologico e dell’innovazione (38%).

La Cina e’ infatti considerata un Paese la cui influenza in Italia andra’ ad aumentare nei prossimi 5-6 anni (ne e’ convinto il 70% dei giovani) e gia’ oggi il suo peso a livello economico e’ ritenuto molto rilevante da oltre la meta’ degli intervistati (il 55% esprime un giudizio 8-10 su una scala da 1 a 10). Dunque la Cina attrae oggi anche per la sua crescente influenza economica, tant’e’ che chi immagina di trascorrervi un periodo di scuola, lo farebbe si’ per goderne i benefici culturali (83%), personali (78%), ma anche con un occhio ai possibili futuri benefici professionali (il 64% ritiene che li facilitera’ nel mondo del lavoro). Non e’ percio’ sorprendente notare dalle loro risposte, che questi adolescenti abbiano un’idea molto precisa della presenza cinese nel mercato dei grandi marchi italiani. La quasi totalita’, e non potrebbe essere altrimenti, e’ a conoscenza del fatto che le due storiche squadre di calcio di Milan e Inter sono ora in mano a multimilionari cinesi (84% e 70%) e una percentuale non trascurabile di ragazzi sa che anche molti marchi della moda sono ora di proprieta’ cinese (come Krizia, Miss Sixty e Cerruti) oltre a Pirelli (20%).

A confermare queste percezioni, con la loro esperienza effettivamente vissuta, sono i 112 ex partecipanti a un programma scolastico annuale in Cina di Intercultura, tra gli oltre 500 partiti tra il 2003 e il 2015, che hanno risposto al questionario dell’Osservatorio per capire quali possano essere le leve per invogliare scuole e adolescenti a scegliere la Cina come destinazione del proprio approfondimento culturale. La quasi totalita’ (92%) di chi vi e’ stato per un anno scolastico durante le scuole superiori valuta positivamente (voti 7-10) questa esperienza: in particolare, piu’ della meta’ (57%) le attribuisce un voto eccellente (9-10).

La mobilita’ trasforma come persone, e non solo come studenti e futuri lavoratori. Infatti sono i benefici a livello personale (92%) e di arricchimento culturale (78%) ad essere maggiormente condivisi da chi ha partecipato ad un programma annuale in Cina. Anche spontaneamente, i cambiamenti piu’ spesso citati riguardano la sfera individuale: indipendenza (33%), capacita’ di adattamento e problem-solving (26%), apertura (25%), sicurezza (20%), maturita’ (15%). Infine, dopo esserci stati durante le scuole, il 95% vorrebbe tornare nuovamente in Cina, per attivita’ formative o professionali (59%) e/o semplicemente in viaggio (32%) e il 51% lo ha gia’ fatto negli ultimi anni (soprattutto in viaggio – 43%). L’esperienza di mobilita’ ha lasciato infatti questi ragazzi (hanno oggi tra i 17 e i 30 anni) con un’opinione della Cina generalmente positiva (93%).