“Educazione e Cittadinanza”, la lezione aperta di Franco Lorenzoni al Liceo “Orazio” di Roma

“Educazione e Cittadinanza”, la lezione aperta di Franco Lorenzoni al Liceo “Orazio” di Roma

ROMA – “Spero che quello di oggi sarà solo il primo di una serie di incontri nella nostra scuola, per dimostrare che le scuole non sono edifici chiusi, ma aperti alle esigenze del quartiere”, con questo auspicio la dirigente scolastica Maria Grazia Lancellotti ha introdotto la lezione aperta di Franco Lorenzoni su “Educazione e Cittadinanza”, che si è tenuta ieri pomeriggio nella gremitissima aula magna del Liceo “Orazio” di Roma. L’incontro fa parte del ciclo d’iniziative “Grande come una città”, promosso da Christian Raimo, assessore alla cultura della nuova giunta del terzo municipio guidata da Giovanni Caudo.

“L’iniziativa si inserisce in un progetto di ripoliticizzazione di un deserto creato da anni di antipolitica e cattiva amministrazione – spiega Christian Raimo – e la prima cosa che ho provato a fare è stata questa: portare la gente a incontrarsi, riappropriandosi degli spazi pubblici, come questo, che era la mia scuola. Il palchetto su cui ci troviamo era quello da cui facevamo le autogestioni, quando, vi ricordate, c’era ancora la sinistra” continua con ironia. “Non è un percorso facile, perché non vuole essere un semplice ciclo d’eventi, ma un progetto di pedagogia pubblica permanente, con degli invitati che vengono a fare delle lezioni sempre aperte al dibattito, che è ciò che oggi manca di più nella società; siamo perciò orgogliosi di avere oggi Franco Lorenzoni, uno dei più importanti pedagogisti italiani”. La parola passa poi a Adriano Pecere, studente del liceo “Orazio”, che pone a Lorenzoni una serie di domande sul ruolo degli educatori nella formazione di una coscienza civica e politica a partire dalla scuola: “Quali tecniche individuali e collettive potrebbero avvicinare gli studenti alla consapevolezza di avere un ruolo di cittadini attivi all’interno di una società molto complessa come quella attuale?”.

L’intervento di Lorenzoni ha tentato di rispondere alle tematiche sollevate in modo originale e completo, spaziando dalle storie de “Le mille e una notte” alla rievocazione di eventi della storia più recente, dal pensiero dei filosofi classici fino agli aneddoti più personali legati al suo lavoro di una vita come maestro elementare. “Ciò di cui oggi abbiamo più bisogno è la capacità di saper distinguere, per opporci al razzismo e alle generalizzazioni che dominano nella società attuale. Noi educatori dovremmo fare come Shahrazād, perché dobbiamo raccontare una molteplicità di storie diverse per cercare di sconfiggere la sola unica storia mortifera che ci sta vessando tutti”. “L’oggetto culturale è un tramite fondamentale per creare comunità – continua Lorenzoni – perché, ad esempio, quando leggiamo un libro collettivamente, tu ci leggi qualcosa ed io ci leggo un’altra cosa, ma se io ascolto quello hai letto tu, scopro qualcosa di più sul libro e capisco meglio chi sei tu. Se questo meccanismo entra in atto è interessantissimo perché la cultura diventa una cosa viva”.

 

“A scuola noi dovremmo diminuire drasticamente i contenuti, sceglierne alcuni portanti e attorno a quelli sviluppare un laboratorio di ricerca in cui tutti fanno corpo a corpo con questo oggetto, perché così si impara come pensano gli altri, quanto differentemente pensano gli altri, per scoprire poi che l’incontro col pensiero di un altro ti aiuta a pensare a te. Questa è la vera politica: pensare che se un altro la pensa diversamente da te è interessante ascoltarlo. L’altra si chiama guerra: se tu la pensi diversamente da me, allora ti ammazzo, ti chiudo il porto, ti lascio annegare”.

“Allora perché questa assemblea la facciamo in una scuola, perché le scuole oggi rappresentano un luogo decisivo per capire se vale la pena o meno di ragionare, se possiamo costruire una cultura che vada oltre questi muri, oppure se stiamo semplicemente trasmettendo una cultura che già c’è. Nella scuola oggi abbiamo un compito straordinario, difficilissimo ma anche appassionante, quello di costruire una cultura utile per la società multietnica che ci aspetta fuori”.

Lorenzoni ha poi concluso il suo intervento con una proposta lanciata a tutte le scuole italiane: “Quest’anno è il settantesimo anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, io vorrei che tutte le scuole italiane facessero un curriculum verticale sullo studio di questo testo di legge così fondamentale per la nostra comunità, perché è un modo di ragionare su che cos’è la cittadinanza”.

“Una classe deve essere un luogo in cui i ragazzi hanno diritto di parola, in cui si possono contraddire gli insegnanti, in cui si cercano di risolvere dei problemi che riguardano tutti, insieme e discutendo. Facendo quel gran lavoro necessario per fare della classe un embrione di democrazia. Se non lo facciamo a scuola, dove lo facciamo? Se la scuola non è meglio della società, che ci sta a fare?”.

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