Mafie: giornalismo “scomodo” e legalità

Mafie: giornalismo “scomodo” e legalità

Paolo Borrometi e i magistrati di Catania incontrano gli studenti
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“A 27 anni dalla strage di Capaci, vorrei fare comprendere quanto sia importante il giornalismo. Spesso si parla di giornalismo coraggioso, spesso si parla di magistrati coraggiosi, ma ci sono magistrati che fanno semplicemente il proprio dovere. Come i giornalisti. Quando c’è una notizia di reato, il giornalista non ha la possibilità di sapere un fatto e decidere se raccontarlo o meno. Il giornalista apprende un fatto, lo verifica, secondo i criteri deontologici, e procede alla pubblicazione. Raccontare è il nostro dovere. Spesso si dice che il giornalismo non piace, ma non deve piacere per definizione. Il giornalismo deve essere molesto, deve fare le pulci a qualsiasi tipo di potere, soprattutto quello politico, deve essere il cane da guardia della democrazia”.

Così il giornalista siciliano Paolo Borrometi a margine dell’incontro del 23 maggio “Giornalisti in Terra di Mafia” alla presenza di alcune scuole siciliane. L’incontro si è tenuto nell’aula adunanze del palazzo di Giustizia di Catania ed è stato organizzato dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) con Libera impresa. Tra i relatori, il presidente Anm di Catania, Roberto Cordio, il presidente della corte di Appello di Catania, Giuseppe Meliadò; sostituto procuratore alla corte di Appello e coordinatore della giunta Anm di Catania, Antonio Nicastro; la giornalista Laura Di Stefano.

Borrometi ha raccontato agli studenti il suo impegno giornalistico nel denunciare fatti di mafia, soprattutto nelle zone di Ragusa e Siracusa, e la sua vita sotto scorta dei carabinieri dal 2014, in seguito alle continue minacce di stampo mafioso e ad un’aggressione subita che gli ha provocato una menomazione grave ad una spalla.

“L’associazione magistrati di Catania- ha spiegato Roberto Cordio- incontra gli studenti nelle scuole per parlare del rispetto delle regole. A volte, sono loro stessi che vengono a trovarci al palazzo di Giustizia. Seguono le udienze, spieghiamo loro che cos’è un processo penale, come funziona un processo civile e cerchiamo di avvicinarli ad un mondo a loro estraneo. C’è una maggiore partecipazione anche tra i ragazzi che provengono dai quartieri a rischio. Cerchiamo di fare comprendere alle nuove generazioni che ciascuno di loro può contribuire nel quotidiano alla cultura della legalità”.

Durante l’evento, gli studenti che hanno partecipato al concorso annuale “La coppa della Legalità” con elaborati grafici e multimediali hanno ricevuto targhe e riconoscimenti. A vincere la coppa è stata Alfia Pellegrini del liceo classico ‘Mario Rapisardi’ di Paternò (Catania). Carola Porto e Mariachiara Andolfo, studentesse di V anno dell’istituto alberghiero ‘C. Wojtyla’ di Catania si sono aggiudicate le borse di studio.

Presenti anche alcune scuole che non hanno partecipato al concorso: “La scuola ha il dovere di sollecitare gli studenti alla cittadinanza attiva- ha spiegato la preside del liceo scientifico ‘Galilei’ di Catania- ed a vivere secondo le regole della buona prassi. Noi lavoriamo molto su questo tema ed i nostri ragazzi hanno manifestato la volontà di essere qui, oggi”.

L’incontro si è concluso con l’inaugurazione della “scala del Ricordo”di fronte al tribunale catanese. L’installazione artistica del liceo artistico “Emilio Greco” di Catania, in memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, rimarrà esposta fino al prossimo 19 luglio, anniversario della strage di via D’Amelio.

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