VIDEO| Gli hater, i rapper “finti” e la trap vera. Mambolosco racconta “Arte”

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L’intervista al trapper di Vicenza
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ROMA – Inizia tutto con un “grazie” il primo lavoro di Mambolosco. Da venerdì scorso è in tutti i negozi di dischi e in digitale “Arte”, album di debutto del rapper di Vicenza, fuori –come dice in una delle sue barre – anche “grazie a chi diceva che nella vita non avrei fatto niente”.

Sedici tracce nate tutte a Vicenza che si articolano tra i tre mood del disco. “Per me è diviso quasi in tre parti – ha detto ai microfoni di Diregiovani -. Ho voluto fare una parte molto più trap senza autotune come in ‘Faccio Apposta’ e ‘Hijo De Puta’. Poi ho voluto fare cose come ‘G-Star’ e ‘Benzina’ che seguono uno stampo molto più alla ‘Guarda come Flexo’ e ‘Guarda come Flexo 2’, quindi in stile trap italiana ‘autotunnata’, molto melodica. E ho provato a fare cose come ‘Arte’ e ‘No Cap’ che sono più sulla wave rnb e molto più cantate”.

A fare da filo conduttore i beat del producer di fiducia (Nardi), tanti featuring e la 777 Entertainment, l’etichetta della Dark Polo Gang, che ha prodotto e distribuito “Arte” insieme a Virgin Records. Dalla triplo sette e dalla Dark ci sono Tony Effe e Pyrex, ciliegina sulla torta delle collaborazioni. “Con loro – ha assicurato Mambolosco – mi sento spesso, mi hanno dato consigli e hanno fatto parte del progetto. Avere la 777 Ent. dietro vuol dire tanto perché sono molto forti nel settore. Sono i pionieri della trap in Italia”.

In “Arte” Mambolosco racconta la sua vita vissuta tra Vicenza e gli Stati Uniti (dove è cresciuto e torna spesso per ritrovare la sua famiglia paterna), gli inizi nel mondo della trap e la sua opinione su un mondo dove ci sono anche “rapper finti”.

“Più conosco gente che si reputa trapper, più capisco che le loro barre sono montate, un po’ tanto finte- ha confessato-. Io, invece, nelle mie mai detta una bugia. È tutto vero. Se vuoi conoscermi meglio, ascolta il disco”.

E a chi si chiede perché dare un titolo così d’effetto, Mambolosco risponde: “Voglio dare importanza alle cose che faccio, al prodotto che dò al pubblico. Per questo l’ho chiamato ‘Arte’”.

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