Coronavirus. La scuola non si ferma e corre veloce, anche sul web

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ROMA – La scuola non si ferma. Mai. Non si ferma nella quotidianità e corre veloce in emergenza. Si rimbocca le maniche e dimostra ancora una volta di essere il collante della società perché in mano ha il futuro delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi. Ed è quell’esercito di docenti, capitanati da dirigenti scolastici con un ruolo sempre più forte, che gestisce l’emergenza senza farsi prendere dal panico. E lo stanno dimostrando in questi giorni, con le aule delle loro scuole vietate agli alunni ma con i portoni aperti per permettere che la macchina organizzativa continui ad avere i motori accesi. Da nord a sud, passando per il centro, già prima che arrivasse l’ufficialità della sospensione delle lezioni, presidi e insegnanti hanno iniziato a pensare alle modalità alternative per fare scuola. È la ‘strategia della vicinanza’ che sta guidando anche il ministero dell’Istruzione nella gestione dell’emergenza:

“È importante sottolineare come questi strumenti informatici, oltre a garantire la didattica- spiega Giovanna Boda, capo dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali– siano fondamentali per una più ampia ‘strategia di vicinanza’ che consenta a studenti e docenti di tenersi in contatto, vedersi, fare compiti, scambiarsi idee ed emozioni. Le comunità scolastiche devono rimanere unite e continuare a svolgere il loro fondamentale ruolo di punto di riferimento per la società”.

Nulla può sostituire l’incontro, gli sguardi tra i banchi, la ‘festa’ della ricreazione. Lo ha sottolineato anche la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina sul suo profilo facebook:

“Abbiamo lavorato da subito a un’accelerazione del programma di didattica a distanza. In mezzo a tante difficoltà può rappresentare una grande opportunità. È una sperimentazione del presente che potrà lasciarci un patrimonio di esperienze importante per il futuro. Ma la scuola è molto altro. La scuola è condivisione, è stare assieme. La scuola in classe è insostituibile. E deve tornare presto”.

Ma una cosa hanno tutti chiara: gli studenti non possono essere abbandonati. E se c’è chi già da anni ha portato la tecnologia dentro la scuola, se ci sono molti che hanno adottato nuovi modi di fare scuola grazie alle opportunità offerte dal digitale, è vero che esistono scuole dove questo non è avvenuto. Ma è proprio lì che la comunità scolastica mostra tutta la sua forza. È in quelle scuole che presidi e docenti stanno mostrando tutta la loro voglia di dare un segnale forte: hanno preso cellulari e computer in mano e stanno facendo prove, studiano soluzioni, fanno tentativi per arrivare ai loro alunni. E dove davvero non riescono a trovare soluzioni è lì che emerge la vera forza della comunità scolastica o meglio l’unità della comunità scolastica. I colleghi più avvezzi arrivano in soccorso, si mettono a disposizione, offrono consigli e supporto reale. Un’unica comunità scolastica grande come tutto il Paese che già in passato ha dimostrato di saper affrontare emergenze con coraggio e sostegno reciproco.

Lo hanno fatto le scuole abruzzesi colpite dal terremoto del 2009 e supportate dalla solidarietà dei colleghi di tutta Italia. Lo hanno fatto le scuole del centro Italia dopo il sisma del 2016, lo hanno fatto le istituzioni scolastiche delle Cinque terre dopo l’alluvione del 2011, lo stanno facendo le scuole genovesi dopo il crollo del Ponte Morandi. Lo fanno tutti i giorni le scuole delle periferie, dei territori più difficili, dove davvero la scuola è l’unico presidio di libertà e possibilità di trovare strade possibili. Lì dove c’è l’emergenza la scuola risponde forte e coesa, al di là delle difficoltà. E oggi più che mai non servono le polemiche, serve aiuto, supporto e incoraggiamento. Sarà ancora una volta la comunità scolastica a tenere le porte spalancate ai figli di questo Paese: a dire loro che non saranno lasciati mai soli.

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