Milano, studenti ic 'Stoppani' commentano l'emergenza coronavirus

Milano, studenti ic ‘Stoppani’ commentano l’emergenza coronavirus

La docente Daniela Miceli li ha messi alla prova
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MILANO – Alla scuola secondaria di primo grado dell’istituto comprensivo ‘Stoppani’ di Milano, la professoressa Daniela Miceli ha sollecitato i suoi studenti a riflettere sull’attualità. Ha fornito loro una traccia in cui li invitava a scrivere sulle emergenze del presente, in ottica comparata: confrontate le crisi e la loro gestione, ha detto Miceli, dall’Amazzonia, all’Australia al Covid. Non per fare ‘benaltrismo’, come si suol dire, ma per stimolare le loro competenze di ragionamento critico. Una selezione delle loro considerazioni è stata poi pubblicata su ‘La scuola fa notizia‘ il giornale online di diregiovani.it realizzato dalle istituzioni scolastiche. Ecco alcuni estratti.

“Perché quando si è parlato per la prima volta di riscaldamento globale la gente ha aspettato quarant’anni per agire?- si domanda e si risponde Ginevra- Semplice: il cambiamento climatico non è sotto i nostri occhi, o almeno non lo possiamo vedere tutti personalmente, soprattutto chi vive in città. L’epidemia invece ha una collocazione: sappiamo ogni giorno quante persone muoiono per Coronavirus, quante lo contraggono, quanti guariscono. Ma non c’è nessuno che dice quanti al giorno muoiono a causa dell’inquinamento. Se dicessimo bene alla gente che siamo tutti a rischio magari qualcosa cambierà, lasciando da parte gli interessi economici di ciascuno”.

D’accordo anche il compagno Jacopo, che aggiunge: “Se impariamo a vincere il virus, impareremo a vincere anche noi stessi, eliminando le brutte abitudini che ci caratterizzano oggi e migliorandoci, creando un nuovo mondo. Ma sembra che ci sia ancora qualcuno che non comprende bene la situazione, o forse l’ha già dimenticata. Forse abbiamo dimenticato che non abbiamo cure, forse abbiamo dimenticato che finiscono i posti per terapia intensiva, forse abbiamo dimenticato che ci sono vite in gioco, non solo la propria, ma anche quelle delle persone che ci circondano. Forse non ci rendiamo conto, o non vogliamo crederci, oppure semplicemente non ci interessa, ma ci deve interessare”. È Ginevra poi a sintetizzare e indicare la via da seguire: “Se ciascuno fa la sua parte il lavoro diventa più leggero per tutti”. 

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