Didattica online, come cambia per gli stranieri

Didattica online, come cambia per gli stranieri

Intervista alla facilitatrice linguistica Fausta Trentadue
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MILANO – Fausta Treantadue è una facilitatrice linguistica, insegnante di L2 ossia di italiano per stranieri, operativa in alcune scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado della città di Milano, specialmente nei quartieri di Giambellino-Lorenteggio e San Siro, e in provincia a Sesto San Giovanni-Cinisello Balsamo.

Laureata in scienze politiche, a 45 anni ha lasciato il suo lavoro precedente nel settore fiscale-amministrativo e ha cambiato vita, prendendo le certificazioni ‘Ditals’ necessarie per praticare. Inglese, tedesco e francese, le lingue che già parlava, sono andate a sommarsi all’arabo egiziano “che ho imparato con la pratica, anche se a un livello molto basico, perché la mia utenza è a maggioranza arabofona. Se mancano i mediatori, che sono la prima figura di riferimento, me la cavo comunque”.

Sebbene non vi sia ancora una regolamentazione precisa e rigorosa circa i compiti dei facilitatori, i professionisti come Fausta sono, per dirla con le sue parole, “un ponte tra due identità, tra il paese di provenienza e il paese di residenza delle persone a cui insegniamo”. Spesso lavorano per cooperative del terzo settore che garantiscono alle scuole le ore di insegnamento grazie a progetti esterni finanziati da fondazioni, bandi comunali o europei. E questo è il caso di Fausta.

Altrettanto spesso, però, sono volontari che aderiscono alla rete delle ‘Scuole senza permesso’, enti di formazione informale, molto presenti sul territorio milanese, che forniscono servizi perlopiù serali per adulti. Fausta non lavora all’interno della classe, come invece fa un insegnante di sostegno, ma gestisce laboratori di L2. Qui confluiscono da varie classi tutti i ragazzi che hanno l’obiettivo di imparare la lingua italiana. Il numero di alunni e’ variabile, come spiega Fausta: “Se si hanno risorse adeguate a disposizione si può lavorare con il numero ideale di alunni che va dagli 8 ai 12. Più risorse si hanno e più si possono impostare percorsi personalizzati”.

Gli studenti che lei incontra provengono da paesi diversi, quindi parlano lingue diverse e hanno stili e livelli di apprendimento e scolarizzazione diversi, finanche quelli della stessa età. E così le mamme straniere, per le quali sono attivati corsi riservati che si svolgono nelle stesse scuole dei figli. A diregiovani.it ha raccontato come lei e i suoi studenti, grandi e piccoli, stanno affrontando “da squadra” la sfida della quarantena.

– Come sta cambiando il lavoro in quarantena?
“Sta cambiando moltissimo. Ci siamo dovuti reinventare. Dalla seconda settimana le scuole hanno messo in campo le varie piattaforme per la didattica a distanza ma non sempre i ragazzi stranieri riescono a lavorare bene con queste risorse. C’é chi non ha il computer, chi non sa usare le piattaforme e ci sono sempre problemi di lingua. Allora io, con l’accordo dei genitori e delle istituzioni scolastiche, ho pensato di creare dei gruppi di lavoro su Whatsapp. Così tutti riescono a stare al passo e sentono l’adulto vicino, anche ora che la scuola è chiusa”.

– Come dobbiamo immaginarci una lezione-tipo con Whatsapp?
“L’input è sempre con un video o un cartone o un film che scelgo in base all’età e al livello linguistico. Per esempio, ho detto loro di vedere ‘Tutto il giorno davanti’, il film che racconta la storia dell’assessore palermitano che è diventato tutore di centinaia di minori stranieri non accompagnati e ha stimolato la nascita del cittadino-tutore (Angela Ciulla, ndr).
Insisto sempre molto sulla multiculturalità per aiutare queste persone a sviluppare la loro duplice identità, tra radici e nuova integrazione. E poi propongo dei test di lettura e comprensione, a chi ha un livello particolarmente basso chiedo di realizzare degli audio”.

– Fate anche videochiamate?
“Riesco a fare videolezioni con chi ha la capacità di usare la piattaforma. Però, per salutarci, ne facciamo quotidianamente, mi mostrano cosa cucinano le mamme, serve per creare un legame affettivo. E poi come dico sempre, non sono solo io che insegno a loro, spesso sono loro che insegnano cose nuove a me”.

– Quanti sono i ragazzi con cui stai lavorando ora?
“Sono circa una ventina di scuola media, gli stessi che già seguivo; mentre con gli istituti superiori il servizio e’ ancora da organizzare, bisogna verificare la disponibilità di fondi”.

– E i ragazzi del terzo anno di medie sono preoccupati?
“Un po’ sì, soprattutto perché si sa poco su come si svolgerà l’esame e se e quando si tornerà a scuola. Diciamo che il facilitatore è una figura di ponte tra i ragazzi, le famiglie e la realtà italiana. Quando leggono notizie che possono essere fake news, loro chiedono conferme, oppure vogliono che gli si chiariscano dei dubbi. Questo è molto comune anche per la burocrazia e i documenti da produrre. Si diventa una figura di riferimento”.

– Anche le mamme riescono a frequentare le lezioni a distanza?
“In realtà molto poco. Per le mamme la scuola di italiano è anche un modo per uscire di casa e dedicare del tempo a se stesse. Spesso tra l’altro le scuole per le mamme hanno uno spazio riservato ai bambini che si intrattengono con educatori e mediatori. Adesso, stando a casa con i figli in spazi limitati, diventa molto più difficile”.

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