(Non) C'è posto per tutti. Una storia da leggere dall’inizio alla fine e dalla fine all’inizio

(Non) C’è posto per tutti. Una storia da leggere dall’inizio alla fine e dalla fine all’inizio

Editrice Il Castoro con il sostegno di Amnesty International Italia porta in libreria un prezioso albo illustrato che parla di esclusione e di accoglienza
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Roma – Avete mai provato a capovolgere una storia? A volte può essere utilissimo. A darci l’esempio perfetto di quello che può capitare è un albo illustrato che si intitola “Non C’è posto per tutti”. Fuori per Editrice Il Castoro con il sostegno di Amnesty International Italia, l’albo, vincitore di diversi premi e tradotto da Susanna Mattiangeli, si legge nei due versi. Nel primo, in avanti, è una storia di esclusione: una foca col suo cucciolo sono costretti a lasciare lo scoglio su cui vivono e andare alla ricerca di un nuovo luogo in cui vivere. Senza però trovare accoglienza e conforto, alla fine del loro lungo viaggio. Una storia può davvero finire così, ma non questa. Nel senso inverso infatti, ripercorrendo le pagine dalla fine al principio, lo stesso racconto diventa sorprendente. Con le stesse parole e immagini si trasforma in una storia di accoglienza. Sfogliare per credere insomma. “Non C’è posto per tutti” è un albo illustrato che non ha età, la storia infatti è per piccoli e adulti, perché magia e bellezza sono sempre necessari, ad ogni punto della vita. Online è disponibile una videolettura degli attori Giorgio Marchesi e Daphne Scoccia.

Giorgio Marchesi e Daphne Scoccia leggono "Non c'è posto per tutti" - Il Castoro & Amnesty Italia
Gli autori sono Kate e Jol Temple, una collaudata coppia australiana di libri per bambini, spesso con una vena molto umoristica, sempre con molto cuore. (Non) C’è posto per tutti è il loro primo albo ad essere tradotto in italiano.
«Il libro è stato ispirato dall’emergenza rifugiati che il mondo sta affrontando in questo momento. – Raccontano gli autori – Volevamo scrivere un libro che costruisse empatia e permettesse ai bambini di esplorare l’argomento da due prospettive. Avevamo già da un po’ l’idea di scrivere un libro che si potesse leggere dall’inizio alla fine e dalla fine all’inizio, ma ci mancava la storia giusta».
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