Maturità, quelli del 2020: voci e umori degli studenti a un mese dall'esame

Maturità, quelli del 2020: voci e umori degli studenti a un mese dall’esame

I docenti: "Siate orgogliosi di voi, siete generazione di pionieri"
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ROMA – I maturandi del 2020 come i laureati del ’68 o come i ragazzi del ’99 e del ’46? Avvantaggiati o pionieri? Sfavoriti o scoraggiati? Abbiamo chiesto ad alcuni di loro come si sentono e come stanno vivendo questo periodo pre-maturità. Ma abbiamo anche chiesto a docenti e dirigenti di incoraggiare i maturandi di un ciclo che, comunque, passerà alla storia per le straordinarie circostanze nelle quali arriverà a compimento.

“Io vedo ad esempio mio fratello che mi dice che tanto passerò e che sarà facile- racconta Ilaria dell’istituto ‘Avogadro’ di Torino– Sinceramente mi sembra che siano gli altri a sminuire il nostro lavoro pensando solo a quello che non faremo, cioè gli scritti. A me questo fa molta rabbia perché io so che non sarà davvero sminuito il mio lavoro, anzi, e infatti non mi sento avvantaggiata. Alla fine anche noi come tutti gli altri verremo valutati per quello che abbiamo fatto e per quello che sapremo dimostrare- aggiunge con fermezza Ilaria e conclude- Non vedo l’ora che finisca, voglio che passi ma voglio anche che vada al meglio”.

“Ci ho riflettuto molto su come mi fa sentire questa maturità- confessa con pacatezza Lorenzo, compagno di Ilaria– In un primo tempo mi dicevo che questa maturità non sarebbe mai stata considerata come quella degli altri anni, anche se comunque né io né nessuno possiamo farci qualcosa se le cose sono andate così. Ora, se da una parte riconosco che l’esame sia molto ridotto rispetto all’anno scorso, dall’altra dico che la mole di studio c’è, molti insegnanti hanno approfondito il programma e quindi l’orale potrebbe essere anche più impegnativo perché probabilmente riguarderà più argomenti. Insomma, la difficoltà rimane, altroché una passeggiata”.

Caterina del liceo ‘Minghetti’ risponde a distanza ai ‘colleghi’ torinesi:

“Noi resteremo sempre quelli del 2020, a prescindere dal voto. E quando diremo di esserci maturati nel 2020 ci faranno sempre una smorfia. Qualcuno mi ha detto: ‘sarete come i laureati del ’68’. Quindi sì, mi scoccia che non sia una maturità vera, però penso che l’assenza degli scritti ci avvantaggi in qualche modo; io personalmente vado molto più forte nell’orale ad esempio, e poi anche il fatto di studiare da casa mi avvantaggia perché abito lontano da scuola e così ho molto più tempo e molto meno stress”.

Come Caterina la pensa anche Vittoria del liceo ‘Beccaria’ di Milano:

“Secondo me siano in tanti a pensare che l’esame, fatto così, perda un po’ della sua dignità. Però credo che sarebbe un errore pensare ‘allora quelli del 2020 saranno meno preparati’. Questo no perché comunque, alla fine, dipende da noi. Personalmente- prosegue Vittoria- mi sento avvantaggiata dalla mancanza degli scritti, ad ogni modo sto studiando tanto e come me sono sicura anche tantissimi altri, ma penso a chi ha fatto fatica con le videolezioni e mi dico che forse per loro non sarà tanto più facile”.

Carlo Braga, dirigente scolastico bolognese dell’istituto ‘Salvemini’ di Casalecchio di Reno, per i suoi studenti ha parole di ammirazione:

“Io vorrei dire ai miei studenti maturandi di non sentirsi sminuiti, anzi. Io credo che saranno ricordati come coloro i quali saranno stato in grado di mettersi in gioco in tempi brevissimi, nonostante tutto. L’impegno che hanno profuso è stato ancora maggiore a quello necessario in presenza”, prosegue il dirigente di un istituto in cui studenti e docenti sono stati attivissimi nel portare avanti, anche a distanza, assemblee e progetti che hanno integrato il monte ore di lezioni settimanali fissato dal consiglio d’istituto, talvolta persino superandolo.

“All’emergenza sanitaria si sono aggiunte anche emergenza individuali, psicologiche e motivazionali a cui i ragazzi hanno saputo fare fronte con assiduità, senso di responsabilità, grande capacità di adattamento e una flessibilità non comune. Sappiate perciò una cosa- conclude rivolgendosi a maturandi e maturande- conta il percorso: non sarà un esame più facile, non preoccupatevi di questo, ma sarà stato anche un percorso più difficile che voi avete affrontato con autonomia e consapevolezza, cosa che secondo me deve essere riconosciuta anche nella fase valutativa finale. Quindi, alla fine, è di voi che dovrete essere fieri”.

Così anche Silvia Stretti, docente di lettere e vicepreside del liceo ‘Volta’ di Milano. Il gruppo dirigente del liceo di via Benedetto Marcello, guidato dal preside Domenico Squillace, già in tempi non sospetti si è pubblicamente esposto a favore di un esame di maturità in presenza.

“Giusto ieri parlavo con tre dei nostri maturandi che mi dicevano proprio questo: prof, vogliamo rientrare a scuola perché ci sembra che ci sia stato tolto qualcosa di importante. Ecco perché noi ci stiamo attrezzando per garantirglielo ai nostri 200 maturandi, sperando che ce la faremo”. “Per me- continua la vicepreside- questi ragazzi sono la generazione pioniera di un tipo di scuola che comunque dovremo tutti imparare di più a conoscere e vivere. Come i ragazzi del ’99, o i ragazzi del ’46, anche questa generazione avrà una sua unicità proprio perché ha vissuto un’esperienza unica. Insomma, carpe diem”.

“Gli studenti che si impegneranno in questa situazione dimostreranno un più di autenticità, della propria motivazione e un più di serietà che a mio avviso saranno riconosciute– è l’opinione di Alessandra Bertolotto, docente di lettere del liceo ‘D’Oria’ di Genova– anche perché questi ragazzi avranno scontato le difficoltà di una preparazione affidata in parte maggiore all’autonomia dello studente. L’esame, secondo me, sarà ugualmente impegnativo, anzi forse di più, perciò il mio consiglio è quello che vale sempre: preparatevi seriamente”.

“Non c’è stata per loro la festa dei 100 giorni alla meta, nessuna cena coi professori, nessuna gita dell’ultimo anno, non ci sarà la notte prima degli esami e, in genere, l’atmosfera goliardica che caratterizza il quinto anno. I ragazzi risentono tantissimo della mancanza di tutto questo”. Spiega Stefania Anfuso, docente dell’istituto ‘Ruiz’ di Augusta, in provincia di Siracusa, che augura ai suoi studenti di quinto anno di continuare a studiare e di vivere al meglio il momento della maturità. “Anche con la distanza cui siamo costretti, con le difficoltà tecniche della Dad, i collegamenti non sono sempre efficaci, sarà un’esperienza che non dimenticheranno, so che ce la faranno in ogni caso, riuscendo a dimostrare le loro potenzialità”.

“Vorremmo essere ricordati- commenta Anna, maturanda del ‘Ruiz’– come i ragazzi che nel loro piccolo, hanno cercato di andare avanti e di terminare un percorso che sicuramente è finito nel peggiore dei modi”.

“Forse questa maturità- aggiunge Luca, coetaneo e compagno di scuola di Anna– sarà ricordata come ‘l’anno in cui tutti sono stati promossi con un esame più facile’. Invece vorrei che noi studenti, insieme ai nostri professori, fossimo ricordati per il nostro impegno nel portare avanti le lezioni ed i programmi, nonostante il lockdown fisico ed emotivo”.

La pensa allo stesso modo Marco, rappresentante d’istituto al liceo scientifico ‘Galilei’ di Catania:

“Nel giro di pochi giorni, la nostra quotidianità è stata completamente stravolta ed è il ricordo che porterò con me di questo anno. Vorrei che noi della maturità 2020 fossimo ricordati come quelli per cui non è stata una passeggiata, come alcuni pensano cadendo nei luoghi comuni, da parte nostra quello che stiamo affrontando da due mesi è già una dimostrazione di maturità, diversa da com’è concepita di solito, ma per noi un insegnamento di vita. L’esame in sé sarà l’ultimo tassello di un percorso di studi già avviato”.

Anche Carlotta frequenta l’ultimo anno al ‘Galilei’ e si sta preparando per la maturità:

“Ho molto più tempo per approfondire gli argomenti ed anche per studiarli in modo differente da come avevo fatto finora. Mi manca il contatto con i docenti e con i miei compagni, avremmo potuto passare l’ultimo anno insieme, ma quando si lavora in gruppo è più facile affrontare le situazioni difficili. Voglio essere ricordata come una studentessa che ha affrontato la maturità per come ha dovuto, in relazione al periodo che stiamo attraversando. Non trovo che le condizioni attuali di noi studenti siano assurde. Finché siamo in casa, al sicuro ed in salute, e possiamo seguire le nostre lezioni online, non ci sono particolari difficoltà nel prepararci ad affrontare gli esami che ci attendono”.

Nadia Cucinotta, docente di storia e filosofia al liceo catanese, accompagnerà Marco e Carlotta alla maturità:

“Auguro a tutti i miei studenti di vivere il momento degli esami di Stato, così come dovrebbe essere, una tappa fondamentale della loro vita. Auguro loro di portare a termine questo percorso nel migliore dei modi per poi iniziare l’esperienza universitaria o lavorativa”.

“Abbiamo puntato molto a valorizzare le competenze di ognuno, anche dal punto di vista personale, la preparazione ad affrontare l’emergenza ha dato loro la possibilità di maturare nuove consapevolezze, per questo motivo non credo che i maturandi del 2020 siano meno degli altri, hanno avuto un anno scolastico diverso, ma non inferiore in termini di qualità. A chi si dovesse sentire sminuito, io dico di non sentirsi svilito, in alcun modo. Mancheranno sicuramente gli aspetti di contorno, come le cene di maturità, ma sono sicura che nel giro di un paio di mesi sarà possibile recuperare anche quello”. Sottolinea invece Jasmin Nonis, dirigente scolastica dell’Istituto d’Arte ‘Nordio’ di Trieste.

Manca ormai solo un mese alla data d’inizio dell’esame di Stato ma secondo la preside i ragazzi non vivono particolari disagi perché non hanno studiato meno, non si sono impegnati in modo minore rispetto a quelli degli anni precedenti, e potranno dimostrare le loro capacità. 

“I ragazzi vogliono tornare a scuola, mancano il contatto e il rapporto umano che fanno parte del percorso di crescita. Probabilmente il fatto di sentirsi i ragazzi della ‘maturità del Covid’ farà sempre parte del loro bagaglio di vita, alternative non ce ne sono. Per chi sta preparando la maturità di quest’anno, quanto sta accadendo deve però essere uno spunto di riflessione su cosa sia cambiato nella vita di tutti. Consiglio a loro di chiedersi cosa si aspettino dal futuro, tenendo conto di aver raggiunto determinati obiettivi in modo anche più complicato del normale”. Sono le parole di Vittoria Girardi, docente di scuola secondaria superiore a Trieste che ha un esame dall’inizio della maturità incoraggia gli studenti che dovranno sostenere l’esame.
“A questa emergenza non era preparato nessuno- sottolinea la docente- non bisogna tralasciare il fatto di chiedersi in maniera molto seria che vita si voglia per il proprio domani, che contributo ognuno possa dare per il futuro. Mi auguro che venga percepita l’importanza di una seria preparazione, ora più che mai. Ci sarà sicuramente stato un momento di smarrimento iniziale, quando tutto è iniziato, un periodo in cui magari si è pensato di ‘fare vacanza’; ora non ci si può permettere di perdere tempo, perché si sta lavorando per la propria vita”. 

“Questo periodo deve essere servito a tutti per capire che cosa significhi prepararsi e studiare per il futuro e andare avanti. I professori sono tutti a disposizione di chi sta studiando: consiglio di non aver paura o remore a contattarli, perché i canali ci sono e ognuno troverà sempre il suggerimento, il consiglio e il supporto. Anche a noi professori- conclude- mancano i momenti in classe, quel rapporto, quel modo di stare vicini ai nostri ragazzi che stanno attraversando un momento così delicato”. 

“La scuola italiana è coraggiosa e sfidante, le studentesse e gli studenti hanno risposto con enorme responsabilità all’emergenza, le nostre e i nostri maturandi saranno, a breve, chiamati a misurarsi con una nuova modalità di esame la cui sostanza è immutata: dar prova di maturità culturale, intellettuale e di responsabilità civica – afferma Marina di Foggia, vicepreside dell’Istituto ‘Einaudi’ di Roma– . Le vostre odierne trepidazioni si trasformeranno, davanti alla Commissione, in forza reattiva e quella prova vi accompagnerà tutta la vita! In bocca al lupo“.

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