Se il sonno dell'amore genera bulli, il progetto del liceo Vivona di Roma

Se il sonno dell’amore genera bulli, il progetto del liceo Vivona di Roma

Immedesimarsi per capire le ragioni della violenza
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ROMA – Un testo scritto in fretta, come uno sfogo, e poi abbandonato sotto un banco di scuola. È con questo stratagemma letterario che gli studenti e le studentesse del liceo classico ‘Vivona’ di Roma, hanno deciso di raccontare le sensazioni di un giovane adolescente bullo, non limitandosi a condannarne l’atteggiamento, ma cercando di capirne le ragioni.

L’iniziativa si è sviluppata all’interno di un percorso di sensibilizzazione sul bullismo che ha coinvolto i ragazzi in tre incontri pomeridiani, tra gennaio e febbraio. Gli studenti e le studentesse, sono partiti dalla visione della realtà percepita dal ‘bullo’ e hanno provato a descrivere alcuni episodi emblematici della sua giornata-tipo.

I ragazzi hanno posto l’attenzione sull’importanza dell’ascolto e dell’andare oltre i pregiudizi, di qui la scelta del titolo ‘Il sonno dell’amore genera mostri’, che riprende la celebre frase del pittore spagnolo Francisco Goya (‘Il sonno della ragione genera mostri’). 

“Il sonno dell’amore va quindi interpretato come l’indifferenza dei genitori nei confronti del figlio che fanno scaturire in lui i mostri, ovvero pensieri violenti ed iracondi– spiegano gli autori e le autrici del progetto- potremmo, inoltre, intendere la figura del mostro anche con il bullo stesso che reagendo alle numerose disattenzioni affettive subite si comporta come tale”.

E il protagonista del testo, infatti, è autore e allo stesso vittima dei comportamenti violenti che assume.

“Arrivo tardi, passo intere giornate fuori e pare che non se ne accorgano, non ho fame, ho solo voglia di liberare i miei mostri, mi sono amici ormai– scrive il bullo immaginario su quel pezzo di carta- È mai possibile che per loro sia così indifferente? Sono trasparente; non l’ho mai realizzato prima, o almeno, pensavo che prendersi cura di un figlio significasse concedergli tutto quello che vuole. Sono abituato alle apprensioni inutili di mia madre che mi riempie di sorrisi insignificanti. È lontana da me, vorrei abbracciarla ma sarebbe strano”.

“Vorrei spaccare il mondo, farlo a pezzi vederlo urlare di dolore- continua il bullo nella lettera– Quanta violenza sarà ancora necessaria per soffocare altra violenza? La mia forza non è per me che un’insostenibile debolezza. Io sono come lui”.

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