RECENSIONE| Curon: un faccia a faccia con i nostri istinti animali

RECENSIONE| Curon: un faccia a faccia con i nostri istinti animali

I sette episodi sono disponibili da oggi su Netflix
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ROMA – Dopo Suburra, Baby, Luna Nera e Summertime, al catalogo delle produzioni originali italiane Netflix si aggiunge Curon.  Tensione, teen-drama, dramma, fantasy, mistero e realtà. Ma anche luci e ombre dell’essere umano, ricerca dell’identità e la natura che irrompe ‘violentemente’ nella scena diventando un personaggio (senza dubbio il più interessante) a tutti gli effetti. Sono questi gli elementi che caratterizzano la nuova serie originale italiana Netflix, prodotta da Indiana Production, disponibile da oggi nei 190 Paesi in cui il servizio è attivo. Un progetto tutto made in Italy con un’idea interessante alla base che però non è stata supportata da una costruzione solida e credibile.

L’atmosfera della storia appare già chiara dalle immagini rilasciate dal colosso di streaming: un supernatural drama in cui mistero, leggenda e realtà si fondono per dare vita ad un racconto capace di trasportare gli spettatori in un suggestivo viaggio alla scoperta di se stessi e della propria identità. Un percorso, però, in cui non tutto è come sembra. Anche sotto la superficie di quello che si vede nei sette episodi si nascondono inquietanti misteri.

Diretta da Fabio Mollo e Lyda Patitucci e scritta da Ezio Abbate in veste di head writer insieme agli autori Ivano Fachin, Giovanni Galassi, e Tommaso Matano, la serie si apre con Anna (interpretata da Valeria Bilello) in macchina con i suoi figli, gemelli e adolescenti, Mauro (interpretato dalla star dei ‘Cesaroni’ Federico Russo) e Daria(interpretata dalla protagonista di ‘Succede’ Margherita Morchio). Lasciata Milano, i tre per scelta della madre tornano a Curon, città natale di Anna. Perseguitata da incubi legati al passato, la donna cerca rifugio nella casa della sua infanzia.

Arrivata a Curon, però, Anna si ritrova a dover fare i conti con il padreThomas (interpretato da Luca Lionello), che non vede da tempo, con il ricordo della madre morta in circostanze misteriose e con Daria e Mauro che hanno qualche difficoltà ad ambientarsi in un luogo che nemmeno Anna riconosce come casa.

Quando Anna scompare misteriosamente, i due gemelli devono intraprendere un viaggio che li porta a svelare i segreti che si celano dietro l’apparente tranquillità della cittadina, dietro il suono di un campanile senza campane e a trovarsi faccia a faccia con un lato della loro famiglia che non avevano mai visto prima. Tra suggestioni, natura mozzafiato e atmosfere inquietanti Daria e Mauro scoprono che si può scappare dal proprio passato ma non da se stessi. Di questo viaggio fanno parte anche i compagni di scuola dei gemelli: Lukas (interpretato da Luca Castellano), Micki (interpretata da Juju Di Domenico), suo fratelloGiulio (interpretato da Giulio Brizzi, stella nascente delle arti marziali miste) e i genitori di questi ultimi, Klara (interpretata da Anna Ferzetti) e Albert (interpretato da Alessandro Tedeschi, che torna su Netflix dopo ‘Lo spietato’ di Renato De Maria).

FACCIA A FACCIA CON I NOSTRI ISTINTI ANIMALI

Alla base di Curon c’è la ricerca dell’identità e il confronto con il nostro istinto animale. Platone torna in auge grazie a Netflix. Lo abbiamo visto nel film L’altra metà, che riprende il mito delle due metà, e qui con il mito della biga alata. Per il celebre filosofo l’anima è divisa in tre parti: un auriga, alla guida della biga, che rappresenta la ragione, e due cavalli, che trainano il mezzo: quello bianco simboleggia la parte dell’anima dotata di sentimenti di carattere spirituale, quello nero raffigura l’anima che si abbandona ai desideri. In Curon, però, non ci sono i cavalli ma i lupi: uno docile e uno selvaggio. Attraverso la natura che irrompe nella scena e i lupi che rappresentano il nostro “io” più profondo, la serie dà al pubblico la possibilità di indagare la propria doppia personalità che c’è in ognuno di noi: una che vedono tutti e l’altra, che rappresenta il nostro istinto naturale/animale che cerchiamo in tutti i modi di reprimere e che, di conseguenza, vuole venire fuori a tutti i costi. Nel corso della storia, tra mistery e inquietudine, vediamo come i protagonisti si ricongiungono con il proprio doppio portandoci verso un finale di stagione spiazzante.

ASPETTATIVE ALTE E RISULTATO DELUDENTE 

Dalle prime immagini rilasciate e dall’infallibilità di Netflix ci saremmo aspettati un prodotto che avrebbe incollato gli spettatori alla poltrona facendolo palpitare in ogni singolo istante della narrazione. E invece no. L’idea di Curon è valida e interessante a cui ci hanno lavorato dei grandi professionisti, ma non è stata supportata da una sceneggiatura convincente e da una regia chiara e lineare (ma al contrario, spesso confusa e affossata da effettivi visivi elementari e poco credibili). Senza dimenticare la colonna sonora: scelte interessanti e attuali che però non sono in sintonia con la storia. È come se non ci fosse una connessione tra la narrazione e le musiche: l’anima del brano, spesso, non coincide con il mood della scena. Tutto questo, purtroppo, non ha saputo valorizzare appieno le doti attoriali dell’intero cast e l’idea alla base di Curon.

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