Lavoro e qualità della vita: Italia 'bocciata'

Lavoro e qualità della vita: Italia ‘bocciata’

I dati contenuti nel report 'Next Generation Italy'
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MILANO – L’emigrazione giovanile è da sempre un tema caldo in Italia. Il post-emergenza Covid ha rimesso in discussione questa problematica: i giovani saranno meno incentivati a partire? Quali opportunità offrirà il mercato del lavoro? Quali sono le implicazioni politiche? Ne parleranno lunedì prossimo, 29 giugno alle 18, in diretta streaming le parlamentari rispettivamente PD e FI Lia Quartapelle e Deborah Bergamini (Parlamentare FI) e Lorenzo Newman, direttore e co-fondatore di ‘Learn More’, in occasione della presentazione in anteprima del report ‘Next Generation Italy’, realizzato da Learn More e Quorum per il British Council.

L’evento ‘Partire o Restare?’, moderato dal vicedirettore di Fanpage Francesco Cancellato, metterà al centro della discussione le domande a cui il report ha cercato di rispondere: quali sono le attitudini dei giovani italiani di fronte al cambiamento? Quali sono i rapporti dei giovani italiani con le istituzioni che influiscono sulla loro visione del mondo? Come reagiscono i giovani italiani al cambiamento? Sono loro stessi a influenzarlo?

“Il 70% dei giovani intervistati ritiene non soddisfacente la qualità della vita di un giovane in Italia”, spiega Lorenzo Newman che, intervistato dalla Dire, anticipa un paio di dati particolarmente eloquenti sulle conclusioni di questo rapporto di ricerca che ha coinvolto direttamente più di 2000 giovani tra i 18 e i 30 anni attualmente residenti in Italia. “Infatti più della metà dei giovani del nostro campione emigrerebbe o lo ha già fatto e la motivazione principale è la ricerca di un buon lavoro”. Proprio il lavoro è l’area della ricerca in cui si è manifestata più insoddisfazione e che il direttore di ‘Learn More’ definisce “la principale preoccupazione dei giovani”.

I giovani italiani, rileva l’OCSE, entrano nel mercato del lavoro intorno ai 25 anni: “L’idea che ci siamo fatti- prosegue Newman- è che l’ottimismo dei giovani si spegne non appena si confrontano col mercato del lavoro. Molte domande poste nel sondaggio lo hanno evidenziato. Ad esempio, se chiedi ai ragazzi cos’è più importante per ottenere un lavoro in linea con le proprie aspettative, fintanto che hanno tra i 18 e i 22 anni rispondono per il 30% che è importante l’istruzione mentre solo il 14% considera la raccomandazione; invece, nella fascia d’età 27-30 anni solo il 23% insiste sull’istruzione mentre il 19% risponde che è importante farsi raccomandare”.

“I giovani, ci dice l’indagine, vivono un contesto di fortissimo disagio, con un tasso di neet che è il secondo più alto in Europa, e per molti di loro l’emigrazione rappresenta una valvola di sfogo”. Dopo l’emergenza sanitaria Covid-19 sarà ancora così o sarà peggio? “Ce lo siamo chiesti ed è una delle domande a cui l’evento ‘Partire o restare?’ vuole provare a rispondere. Da un lato, sicuramente, aumenterà la disoccupazione giovanile, dall’altro potrebbe diventare più difficile lasciare il paese tanto da accelerare alcuni ritorni, quindi è prioritario ragionare sull’impatto sociale e politico di questo inasprirsi della condizione giovanile”, conclude Newman.

Next Generation Italy fa parte di una serie di progetti di ricerca del British Council su scala mondiale che mira a raccogliere dati per esplorare i bisogni, le potenzialità e le aspirazioni dei giovani e, quindi, porre le basi per una politica giovanile in linea con quanto emerso dalla ricerca. Perciò il rapporto, che è stato realizzato dal centro studi indipendente ‘Learn More’ in consorzio con ‘Quorum’ e ‘Matter’, ha visto il sostegno di una task force di esperti composta da Irene Tinagli, Marta Dassù e Salvatore Vassallo ma anche numerosi studiosi e policymaker in vari settori di tra cui lavoro, scuola, Europa, genere.

Le informazioni sull’evento ‘Partire o Restare?’ e le modalità di partecipazione sono disponibili qui: https://www.facebook.com/events/846002532591974/

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