L'università dopo il lockdown: le esperienze di due studenti

L’università dopo il lockdown: le esperienze di due studenti

Giorgia è iscritta a Roma, Riccardo a Trieste
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – L’Università ai tempi del Covid-19 cerca nuovi equilibri, tra alternanza di lezioni in presenza e a distanza, riorganizzazione degli spazi e ritmi da ritarare. Gli studenti, in special modo quelli che si sono trasferiti da altre sedi per iniziare una nuova vita in città diverse dalle proprie, a volte sono quelli che si trovano ad affrontare problemi del tutto inediti, rispetto a quanto accadeva negli scorsi anni, perché vivono realtà che i loro colleghi non hanno mai sperimentato.

Giorgia arriva a Roma da Trieste, dove ha già conseguito una laurea triennale in Economia. Ora, con casa nuova e nuovo ateneo, la studentessa si ritorva ad assistere anche a tante lezioni online:

“Questa cosa mi piace poco- sottolinea Giorgia- la nuova università ha tanti spazi a disposizione, che possano garantire il corretto distanziamento, ma rischio di passare invece molto tempo in casa, senza poter interagire con i docenti ambientandomi nella nuova realtà accademica. Sono comunque abbastanza soddisfatta perché vedo che si dà modo di usufruire al massimo dei servizi offerti dall’Università; non ho paura di affrontare questo anno: forse ci mancherà il contatto sociale, anche se a lezione siamo tutti con la mascherina, non appena fuori non è difficile che ci si ritrovi in mezzo a gruppi di persone”.

Giorgia rileva poi che le lezioni via computer possano effettivamente essere meno recepite rispetto a quelle in presenza, in quanto può accadere molto facilmente che, in contesto casalingo, ci si distragga con più facilità.

“Tutto sommato a Trieste va bene, anche perché, almeno per quanto riguarda la didattica, sembra che il rientro sarà meno traumatico del previsto, considerata la percentuale di corsi in presenza- afferma Riccardo- C’è sicuramente un po’ di rabbia perché praticamente tutto ha ricominciato a funzionare normalmente, quasi a pieno regime, mentre l’università continua a sembrare un ambiente più contagioso di altri in cui si deve sottostare a regole estremamente ferree, per le biblioteche, aule studio, mense e case dello studente. Sicuramente si sarebbe potuto fare di più anche dal punto di vista della comunicazione: le informazioni sono arrivate tardi e molti ancora non sanno di preciso cosa accadrà, quali corsi saranno totalmente in presenza e quali soggetti a turnazione. Questo causa tanta incertezza, soprattutto per i fuori sede”.

Per Riccardo la paura è sempre quella che, nel caso di una nuova impennata del virus, l’università sia di nuovo una delle prime comunità a dover fare dei sacrifici:

“Sicuramente manca e mancherà molto dell’aspetto che riguarda la socializzazione all’interno degli atenei, visto che i corsi sono stati organizzati con orari appositi per non far incrociare troppe persone negli spazi comuni- conclude Riccardo- sarà più difficile per le matricole, fare conoscenza con i compagni di corso, stando lontani e potendo condividere pochissimi momenti di pausa”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it