Infascelli presenta docufilm sul Capitano: "Totti come Kurt Cobain e Gesù”

Alex Infascelli presenta docufilm sul Capitano: “Totti come Kurt Cobain e Gesù”

Sul red carpet della Festa del Cinema abbiamo incontrato il regista
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ROMA – La prima parola che ha pronunciato è stata “palla”. Ha animato lo stadio Olimpico per venticinque e intensi anni, fatti di vittorie, sconfitte, lacrime, adrenalina, emozioni, scudetti, invasioni di campo, striscioni, cori che intonavano C’è solo un Capitano. Il 28 maggio 2017 il suo addio all’A.S. Roma. Un lutto non solo per i tifosi romanisti ma anche per l’intera città. Sì, perché Francesco Totti è uno di quei pochi grandi calciatori ad avere il super potere di mettere tutti d’accordo. Il mito del numero 10, però, non si è spento dal saluto a Trigoria. Il regista Alex Infascelli lo porta dai campi da calcio al grande schermo con ‘Mi chiamo Francesco Totti’: il docufilm raccontato in prima persona dalla voce del ‘Pupone’, tratto dal libro ‘Un Capitano’ (edito Rizzoli) scritto dallo sportivo con Paolo Condò.

È la notte che precede il suo addio al calcio e Francesco Totti ripercorre tutta la sua vita, privata e professionale, come se la vedesse proiettata su uno schermo insieme agli spettatori”, è questa premessa a mettere in moto il documentario, che “nasce dalla relazione tra Francesco e la città di Roma, che continua ancora oggi come racconta lui stesso, ha detto Infascelli, durante la conferenza stampa di presentazione alla quindicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, in programma fino al 25 ottobre. “Ho supportato la narrazione con un racconto cinematografico – ha continuato il regista – dopo di che è arrivato Francesco: guardando la copertina del libro di Condò con la foto di Totti ho pensato ‘io senza di lui non posso fare questo film: o è un duetto o non se ne fa niente’. Io non avevo voglia parlare di calcio, ma di Francesco e non di Totti. La prima cosa che gli ho detto è stata ‘io non so nulla di calcio’, e lui mi ha risposto ‘sei perfetto’. Qui abbiamo cominciato a duettare”.

In ‘Mi chiamo Francesco Totti’ le immagini e le emozioni scorrono tra momenti chiave della sua carriera, come le primissime partite, l’arrivo a Trigoria, l’incontro con il suo idolo Giuseppe Giannini, gli scudetti, i mondiali preceduti dal suo infortunio nel 2006, il ‘no’ alla proposta del Real Madrid e il contratto a vita con l’A.S. Roma fino al litigio con l’allenatore Luciano Spalletti e all’addio all’Olimpico tra lacrime e cori. Ma anche scene di vita personale e ricordi inediti, come i momenti nel cortile della scuola, la famiglia, gli amici di sempre, l’amicizia con Antonio Cassano e l’incontro con Ilary Blasi (“io quando l’ho vista in tv ho subito detto ‘quella è la donna della mia vita”, dice Totti nel film). E ancora, il matrimonio con la Blasi, la nascita dei figli e l’amore viscerale con la città di Roma. “Vorrei essere invisibile ed essere una persona normale per potermi godere la città, senza dover spendere quasi tutto il tempo tra autografi e foto”, racconta l’ex capitano nel docufilm con la sua voce piena di ironia e grande emozione.

SUL RED CARPET DELLA FESTA DEL CINEMA CON ALEX INFASCELLI

Ho promesso a Francesco che ci sarebbe stato solo l’audio e che non lo avrei ripreso”, ha affermato Infascelli.La tentazione è stata forte ma ho voluto metterlo nella condizione di non essere un volto. Quindi – ha continuato il regista – ho messo Francesco su un divano di fronte a me con un microfono in alto che non vedevamo e un abat jour: in questa penombra, con caffè e biscotti, io e Francesco abbiamo cominciato a parlare, parlare, parlare. Ad un certo punto ci siamo immersi in questa chiacchierata che a volte seguiva un mio copione e a volte ‘navigava’ da solo. Io piano piano ho inserito quello che arrivava da Francesco dentro il film”. Il regista ha poi aggiunto scherzando: “Abbiamo tirato fuori questa cosa insieme, un po’ come Patrick Swayze e Demi Moore in ‘Ghost’ nella scena in cui fanno un vaso di creta. Francesco è il mio co-regista”.

Leggenda mondiale del calcio, ‘ottavo re di Roma’, Totti è rimasto sempre con i piedi per terra non scordandosi mai del ragazzino timido di via VetuloniaLui, al tempo stesso, un’icona e ‘uno di famiglia’ ha sempre messo al primo posto l’A.S. Roma, la famiglia, gli amici, i tifosi romanisti, i romani e l’intera città di Roma. “Gesù, Kurt Cobain e Totti sono persone che hanno fatto in età molto tenera cose incredibili. Persone che hanno eliminato il proprio ego per fare qualcosa di importante”, ha detto il regista. 

Oggi Francesco Totti avrebbe dovuto presentare il film e domani incontrare il pubblico.  Purtroppo l’ex capitano, tra gli ospiti più attesi della Festa del Cinema di Roma, ha annullato la sua presenza a causa della morte del papà Enzo, che si è spento a 76 anni, dopo essere stato ricoverato per gravi patologie all’ospedale Spallanzani, ed era anche risultato anche positivo al Covid-19.

Ognuno gestisce il suo dolore come vuole. Io credo che Francesco abbia sentito il desiderio che parlasse il film al posto suo. Quindi, oggi, per quanto la sua presenza sarebbe stata celebrativa, di fatto non aveva più molto da dire. Lui ha deciso di non venire, si è voluto prendere del tempo per pensare, per sentire quello che gli sta accadendo, un momento così delicato e intimo”, ha commentato Infascelli.

‘Mi chiamo Francesco Totti’ arriva nelle sale come evento speciale il 19, 20 e 21 ottobre, distribuito da Vision Distribution. “Arriviamo in sala in un momento particolare del nostro Paese. La nostra ambizione è starci tre giorni, ma abbiamo una totale apertura nei confronti dell’esercizio ad estendere la presenza in sala”, ha detto Nicola Maccanico, Wxecutive Vice President Programming di Sky Italia.Speriamo che tra i tanti miracoli che ha fatto Totti nella sua vita sportiva riesca a dare un impulso importante ai cinema in questo periodo. Poi – ha continuato Maccanico – il 16 novembre sarà su Sky e nei prossimi mesi sulla Rai. Il punto di fondo è cercare di fare in modo che il film venga visto il più possibile in una logica di collaborazione tra sale e piattaforme”.

Il film è prodotto da Lorenzo Mieli, Mario Gianani e Virginia Valsecchi, una produzione The Apartment e Wildside, entrambe del gruppo Fremantle, con Capri Entertainment, Fremantle, con Vision Distribution e Rai Cinema, in collaborazione con Sky e Amazon Prime Video.

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