Scuola, la lettera di Ottavia a Babbo Natale: un miracolo contro il Covid

"Abbiamo bisogno di sperare anche avendo perso le speranze".
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“Caro Babbo Natale, quest’anno vorremmo tornare tutti bambini e chiederti qualcosa. Ci sentiamo inutili e impotenti di fronte a una cosa talmente grande quanto invisibile che ha avuto il potere di bloccare il mondo, di bloccare 7 miliardi di persone, di cambiare le loro abitudini, uccidere le loro certezze, di eliminare i rapporti umani.
Si è fermato tutto. Aziende, metropolitane, viaggi. La frenesia e la vita irrequieta delle persone è stata stoppata da un virus invisibile, così astratto e microscopico”.

Una lettera, col più classico degli incipit, scritta da Ottavia Baglieri, studentessa al liceo classico ‘Piazzi Lena Perpenti’ di Sondrio’.

I desideri di una giovane di sedici anni al tempo del coronavirus: “Babbo Natale- continua Baglieri nella sua lettera- la verità è che io vorrei chiederti qualcosa ma non riesco a desiderare altro che la mia vita ordinaria e frenetica di cui tanto mi lamentavo. Non vogliamo borse, non vogliamo orologi costosi, non vogliamo quegli orribili maglioni natalizi. Vogliamo portare in tavola la cena di Natale, vestiti a festa e vedere la faccia contenta di chi non vedeva l’ora di assaporare la cena. Vogliamo aspettare la mezzanotte davanti al camino, a giocare a carte, per aprire i regali che si trovano sotto l’albero da settimane e anche quelli che arrivano in ritardo.
Vogliamo guardare una foto senza stranirci se la gente non indossa la mascherina”.

Pensando alla pandemia la giovane mittente parla di “incubo da cui svegliarsi”, risveglio che sarebbe il perfetto “miracolo di Natale” perché “abbiamo bisogno di sperare, avendo perso le speranze”.

“In un modo o nell’altro il traguardo si sposta sempre più avanti– scrive ancora Ottavia- E’ già quasi un anno che conviviamo con questo virus, che è inevitabilmente accompagnato da mascherine, disinfettanti, morti, ricoveri e lacrime. Tante lacrime e tanti sforzi. E’ anche vero che abbiamo assistito a tante opere di bene, donazioni, lavoro instancabile di milioni di medici e infermieri. E’ nei momenti duri come questo che emerge l’umanità del mondo. Flashmob, videochiamate, abbiamo cercato di rendere umano questo momento di profondo e rumorosissimo silenzio”.

“Da piccoli– conclude Baglieri- credevamo che Babbo Natale potesse fare tutto. Era il supereroe delle feste e forse abbiamo bisogno di chiedere a lui un miracolo, con la stessa ingenuità di un bambino che pensa che con la sua magia possa accadere tutto. Abbiamo bisogno di sperare anche avendo perso le speranze”.

 

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Autore: Redazione Diregiovani
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