Vite online, giovani dello Youth panel a confronto su rischi e opportunità

Oggi il quarto giorno di formazione, domani l'ultimo su molestie online
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ROMA – Essere nativi digitali non basta per essere utenti responsabili di internet, al riparo dai pericoli in cui è possibile imbattersi sul web. Sembrano esserne consapevoli i giovani ambasciatori italiani dello Youth panel, il gruppo di consultazione del ministero dell’Istruzione e della Commissione Europea per la cultura dei diritti e della sicurezza in rete, che oggi pomeriggio hanno partecipato al quarto appuntamento di formazione del progetto ‘Generazioni connesse’ con l’Agenzia Dire e diregiovani.it.

Tema dell’incontro, appunto, i rischi e le opportunità della vita ‘onlife’ e quindi la necessità di studiare i media e gli strumenti digitali. Rischi fisici e psicologici, rischi informatici, il delicato equilibrio tra controllo genitoriale e privacy dei minori, il fenomeno delle cosiddette ‘challenge’, come la ‘skull breaker dance’ o il ‘knock out game’, i tanti canali istituzionali attraverso cui è possibile chiedere e ricevere supporto: ragazzi e ragazze hanno raccontato esperienze e opinioni partendo dal commento di alcuni recenti fatti di cronaca, come la morte della piccola palermitana Antonella Sicomero o l’accordo tra il Garante e Tik Tok in materia di privacy dei minori.

“Io conosco una una persona che era stata chiamata a fare un tipo di challenge, per fortuna si è tirata indietro in tempo accorgendosi da sola del rischio” confessa Elia. Ribatte Francesco con un monito a non perdere mai il controllo: “Quante volte al mare con gli amici facciamo gare di apnea. Sono un gioco ma fanno comunque un po’ paura, meglio fare attenzione”. “Ingerenza genitoriale?– si chiede Camilla- secondo me il controllo è confortante, ma non è che i miei mi leggono le chat”. Un modo per uscirne c’è, secondo Giuseppe: “Genitori e figli dovrebbero imparare a usare la tecnologia insieme, come se fosse una seconda lingua”.

Imparare insieme, quindi, ma anche essere attenti ascoltatori e osservatori per cogliere segnali di disagio nell’altro. “Io ho conosciuto molti amici videogiocando, i miei genitori ne erano informati perciò le mie esperienze sono sempre state positive– racconta Arber- però le amicizie online vanno prese con molta serietà perché il problema di internet è l’anonimato quindi le informazioni personali non vanno mai e poi mai condivise”. Gli fa eco Asia, che come Arber ha coltivato in chat amicizie sincere: “Bisogna sempre stare attenti ai segnali che l’altra persona manda ed essere graduali, se uno chiede subito numeri e informazioni personali, questo segnale ci dice di stare attenti”.

Stessa opinione quella di Alisya, che dello youth panel è tra i rappresentanti internazionali e proprio grazie a questo ha conosciuto “vere e proprie amiche”, amicizie che porta avanti online per via della distanza ma che per questo non sono “meno amiche”. “La tecnologia– chiosa Giulia- unisce e ci può salvare”. “Vero– annuiscono Camilla e Ludovica che però la pensano un po’ diversamente- internet è eccezionale ma non reggerà mai il confronto con le esperienze che possiamo fare nel mondo reale. Solo vedendoci e incontrandoci possiamo conoscerci veramente”.

La formazione dello Youth panel continua domani con l’ultimo appuntamento della settimana; si parlerà di cyberbullismo, cyberstalking e molestie online.

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Autore: Martina Mazzeo
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