All’Ovidio di Sulmona studentesse intervistano Donatella Di Pietrantonio

In diretta streaming in occasione della Giornata internazionale della donna

ROMA – “In passato anche a scuola c’erano ostacoli e una tendenza diffusa a perpetuare lo status quo e a reiterare convinzioni classiste e maschiliste”. È così che Donatella Di Pietrantonio – autrice di libri come ‘L’Arminuta’ e ‘Borgo Sud’ – riflette sulla necessità e l’importanza di una scuola inclusiva nei processi di emancipazione femminile. Ad intervistarla sono due studentesse dell’Istituto ‘Ovidio’ di Sulmona, in diretta streaming sul canale YouTube della scuola.

L’evento ‘Incontri sotto il segno della cultura – Le figure femminili nell’Armatura e in Borgo Sud‘ è interamente online anche se la speranza è quella di potersi incontrare dal vivo non appena sarà possibile. Le intervistatrici, Giulia Stella e Camilla Marigotta, presentano la scrittrice abruzzese raccontando il successo di opere come ‘Mia madre è un fiume’ e ‘Bella mia’, romanzo ispirato alla tragedia del terremoto del 2009 a L’Aquila. Il focus, però, è sulla “folla di donne diverse per estrazione sociale, temperamento o carattere”, protagoniste in ‘L’Arminuta’ e ‘Borgo Sud’.

I temi affrontati sono molteplici e prendono di petto i nodi cardine dei romanzi: maternità e sorellanza, abbandono ed emancipazione. Dall’intervista emergono anche alcuni frammenti di intimità e vissuto di Donatella Di Pietrantonio, la quale confessa di aver sempre amato la scrittura, una passione che ha coltivato spesso in segreto perché, in quanto “figlia di una famiglia contadina con un grado di scolarità molto basso”, ha dovuto proseguire gli studi per l’avvio di una carriera “più rassicurante”.

Proprio il suo vissuto, le dinamiche dei rapporti in famiglia, hanno influenzato i temi dei romanzi, in particolare il tema dell’abbandono che, per la scrittrice, è sicuramente “familiare”. Ed è così che “pur non avendo vissuto gli abbandoni traumatici delle protagoniste”, la scrittrice riesce a dare vita a donne che “nel conflitto e nel dolore sono di supporto l’una per l’altra”. Un vero e proprio simbolo di rinascita e rivincita sulla vita, sull’abbandono, nel quale pure “ci si riconosce come compagne e sorelle”. Le domande, precise e puntuali, di Giulia e Camilla portano poi a riflessioni sull’evoluzione del tema della maternità sia nelle protagoniste che, più in generale, nella storia. Nei romanzi, rivendica con forza il diritto di non avere figli e, quello che per molti ancora è un “tradimento del mandato biologico”, viene descritto come strumento di autodeterminazione ed emancipazione.

La scrittrice ricorda infine che, se è vero che le generazioni che ci precedono hanno gettato le basi per la parità di genere, le ragazze di oggi “sono chiamate al superamento di una mentalità di pregiudizi e stereotipi millenari, spesso perpetrati anche all’interno dei nuclei familiari”. Da qui l’importanza del linguaggio, ancora “intriso di stereotipi sessisti” su cui “c’è ancora molto da fare: se si parla male, si pensa e si agisce male. Il cambiamento sembra formale, ma invece è sostanziale”.

2021-03-08T12:40:07+01:00