Costituzione, al Galilei di Crema si studia la storia dell’inno d’Italia

Dalla genesi nel 1847 all'ufficialità nel 2017 del "canto degli italiani" di Michele Novaro e Goffredo Mameli

AROMA – Un viaggio virtuale alla scoperta dell’inno d’Italia. Lo hanno fatto gli studenti e le studentesse dell’istituto superiore ‘Galilei’ di Crema, accompagnati da Luca Sorini, già docente di fisica dell’istituto con la passione per la musica. I ragazzi e le ragazze sono impegnati nel progetto ‘Conosci, vivi e diffondi la Costituzione’, realizzato dalla scuola in collaborazione con l’agenzia di stampa Dire.

Si inserisce quindi in questa cornice l’incontro sul “canto degli italiani”, per citare l’ingiustamente dimenticato musicista Michele Novaro che compose la musica dell’inno insieme a Goffredo Mameli e che così battezzò il brano nell’autunno del 1847. Sorini ha guidato il giovane pubblico a conoscere le caratteristiche e le funzioni degli inni nazionali, la genesi dell’inno di Mameli e la storia degli inni nazionali italiani, un’analisi del testo e della sua musica, infine il legame tra l’inno italiano e la Costituzione repubblicana.

“L’inno, come la bandiera, è un simbolo nazionale, si lega alle vicende storiche di un paese e ci fa sentire tutti uniti- ha spiegato Sorini- Il canto, infatti, è la forma più bella per esprimere l’unità tra persone. Non dimentichiamo poi che gli autori del nostro inno erano due giovani patrioti che provavano uno sconfinato amore per la propria patria, patria per cui hanno combattuto perché era disunita. L’inno è lo specchio della nazione”.

Mameli e Novaro erano davvero due patrioti genovesi molto giovani, il primo poeta ed il secondo compositore. Mameli morì a Roma nel 1849, a soli 21 anni, a causa di una ferita infetta che si procurò durante la difesa della Repubblica Romana insieme a Giuseppe Garibaldi. Novaro, invece, fu autore di diversi componimenti patriottici durante il Risorgimento italiano.

“Si può narrar meglio la storia d’Italia, e con laconismo più sublime e più idoneo ad infiammar gli animi ed accendere in ogni petto faville di patria fierezza, di nazionale dignità, d’italiano entusiasmo? I versi del Mameli trovarono degno interprete nell’egregio Genovese, maestro Novaro, il quale seppe vestirli di melodiosa e magica veste musicale- si legge ne ‘Il mondo illustrato-Giornale universale’ del 4 dicembre 1847 che riporta il racconto di Anton Giulio Barrili, testimone presente nella casa di Torino in cui Novaro scrisse le note dell’inno leggendo le parole di Mameli- Noi ascoltammo alcune sere or sono il canto dell’inno del Mameli colla musica del Novaro, e ne fummo profondamente commossi. Che armonia ispiratrice! Che note inebrianti! Che incanto, che dolcezza di melodia! Stupendo esempio della potenza ispiratrice del patrio sentimento. Noi vorremmo trasfondere in tutti l’entusiasmo che destò in noi la musica poetica e la musicale poesia di quell’inno: il Mameli ed il Novaro, giovani entrambi, entrambi generosi, entrambi degni dei nome d’Italiani, conseguiscono ad un tratto la più bella gloria che sia dato raggiungere ad uomo quaggiù, quella di artisti cittadini” scriveva poi il giornalista Giuseppe Massari.

Dopo una iniziale censura, la casa reale dei Savoia ne concesse l’uso non ufficiale, affianco alla ‘Marcia Reale’. Si dovette attendere l’avvento della Repubblica e il Consiglio dei ministri del 12 ottobre 1946, presieduto da Alcide De Gasperi, per consacrare, come inno ufficiale provvisorio, l’inno di Mameli e Novaro.

“Su proposta del Ministro della Guerra- recita il comunicato stampa dell’epoca- si è stabilito che il giuramento delle Forze Armate alla Repubblica e al suo Capo si effettui il 4 novembre e che, provvisoriamente, si adotti come inno nazionale l’inno di Mameli”.

L’inno è rimasto provvisorio per settantadue anni né è espressamente citato in Costituzione, al contrario della bandiera, benché abbia continuato a rappresentare l’Italia in tutto il mondo. Un primo riconoscimento da parte legislativa è venuto con la legge n.222 del 23 novembre 2012 che reca ‘Norme sull’acquisizione di conoscenze e competenze in materia di Cittadinanza e Costituzione e sull’insegnamento dell’inno di Mameli nelle scuole’. Soltanto nel 2017, infine, ha ottenuto l’ufficialità con la legge n.181 del 4 dicembre 2017 ‘Riconoscimento del Canto degli italiani di Goffredo Mameli quale inno nazionale della Repubblica’.

Nei locali del ‘Museo del Risorgimento-Istituto Mazziniano’ di Genova si conserva la partitura di Novaro, donata da Filippo Aonzo, catalogata come copia autografa successiva. Bisogna andare al ‘Museo nazionale del Risorgimento di Torino’, invece, per ammirare la partitura autografa di Novaro con dedica alla città di Torino e indicazione temporale 1847.

Ma qual è il legame tra l’inno di Mameli e Novaro e la Costituzione repubblicana? Nonostante le due opere risalgano a periodi storici lontani -il Risorgimento e la ricostruzione post-bellica successiva alla dittatura fascista in Italia- secondo Sorini “il canto degli italiani” è un “inno repubblicano, che rappresenta il popolo” ed è quindi perfettamente in linea con l’articolo 11 della Carta (“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”):

“È un inno che non esalta la guerra ma l’unità- prosegue Sorini- il patriottismo è una battaglia che viene dal cuore e non dalla volontà di contrastare altre nazioni. I patrioti come Mameli e Novaro non volevano una guerra di offesa, volevano liberarsi dall’oppressione per unirsi come un unico popolo”. Ma il legame si esprime anche nel loro “spirito giovanile: i patrioti e gli stessi padri costituenti erano giovani, con un grandissimo amore per la propria patria, disposti a dare tutto per essa, anche la propria vita”.

2021-03-19T17:02:06+01:00