Lo spettacolo dell’Etna in eruzione visto dallo Spazio

I satelliti, grazie agli strumenti ottici che hanno a bordo, sono in grado di ricavare molte informazioni che arricchiscono la nostra conoscenza delle eruzioni vulcaniche
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di Antonella Salini

ROMA – L’Etna è il più attivo tra i vulcani europei e ogni sua eruzione è uno spettacolo di fuoco che incendia i cieli sopra Catania. Di recente, da febbraio a oggi, la sua attività è stata piuttosto intensa: le eruzioni sono state diciassette, tutte riprese dallo Spazio grazie ai satelliti dedicati all’osservazione della Terra. 

Il cratere di sud-est del vulcano siciliano ha fatto registrare la prima eruzione il 16 febbraio e nelle settimane successive le fontane di lava hanno raggiunto l’altezza di un chilometro e mezzo: sono tra le più alte registrate negli ultimi anni. L’eruzione non è solo un fatto spettacolare, da ammirare nelle tante foto che amatori e professionisti hanno realizzato. Gli abitanti della zona lo sanno bene: quando l’Etna si risveglia, l’aria cambia e non parliamo solo della cenere che costringe gli aerei a cambiare rotta perché oscura il cielo. I satelliti, grazie agli strumenti ottici che hanno a bordo, sono in grado di ricavare molte informazioni che arricchiscono la nostra conoscenza delle eruzioni vulcaniche. 

Nel caso delle ultime attività dell’Etna, per esempio, Sentinel-2, Sentinel-3 e Sentinel-5P della missione europea Copernicus hanno sia processato le immagini per evidenziare i movimenti del flusso di lava e i pennacchi di fumo che spiravano verso Giarre, sia individuato le componenti di gas e aerosol che si sono sprigionate dopo l’eruzione. Grazie ai sensori atmosferici sui satelliti è stato possibile tracciare l’impatto ambientale dell’eruzione. Sentinel-5P ha infatti immortalato il flusso di anidride solforosa che dal cratere dell’Etna ha raggiunto la Libia. L’anidride solforosa è tra i responsabili delle piogge acide, che possono arrecare danni alle foreste, ai terreni, agli animali e fare male anche agli uomini.

GLI OCCHI IPERSPETTRALI DI PRISMA 

La tecnologia spaziale nel campo dell’osservazione della Terra è molto evoluta. Non ci sono solo le sentinelle di Copernicus a vigilare sul pianeta, ma anche degli occhi italiani molto particolari. Sono quelli iperspettrali del satellite Prisma, nato grazie all’Agenzia spaziale italiana (Asi). Lanciato nel 2019, Prisma è in grado di scattare foto dallo Spazio che mostrano molto di più di una semplice immagine: ciò che viene immortalato, infatti, viene svelato da Prisma anche nella sua struttura chimico-fisica. Proprio a questo satellite e alla spettroscopia ad immagini dallo Spazio è dedicato un workshop che l’Agenzia spaziale italiana organizza il 13 e 14 aprile, in diretta sul suo canale YouTube. 

Tra gli obiettivi della due giorni ci sono la presentazione dei risultati della missione Prisma e le caratteristiche del successore Prisma di seconda generazione. Inoltre, saranno discusse le capacità e le opportunità per l’utilizzo scientifico e applicativo dei dati iperspettrali, a partire dai risultati ottenuti fino ad oggi nello sfruttamento dei dati di Prisma.

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Autore: Redazione Diregiovani
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