Quando si parla di risparmiare gli italiani non sono secondi a nessuno, soprattutto nella fascia di età più adulta della popolazione. La fiducia nelle banche non è decisamente al top soprattutto quando si comincia a parlare – come accade ciclicamente – di patrimoniali sui risparmi, di prelievi forzosi e di altre operazioni poco gradite ai risparmiatori.

Proprio per questa ragione a volte c’è ancora chi non rinuncia a tenere in casa una discreta sommetta in contanti. In alcuni casi può trattarsi del desiderio di avere comunque una riserva di denaro a propria disposizione. In altri invece potrebbe essere soltanto una strategia per celare parte del patrimonio al Fisco e non inserirlo nell’ISEE?
In realtà esiste un trucco del tutto legale per rendere più basso l’ISEE senza rischiare di aggirare la legge. Ecco cosa prevede la normativa.
ISEE, il trucco (legale) per abbassarlo senza rischiare
Tenere i contanti in casa può abbassare l’ISEE? Come sappiamo l’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) è un parametro di grande importanza per avere diritto a bonus e agevolazione e per questa ragione abbassarne il valore può essere di fondamentale importanza per rientrare tra gli aventi diritto o per ottenere un importo più alto.

Un caso tipico di questa dinamica riguarda l’Assegno Unico, il cui importo aumenta nella misura in cui l’Isee è basso. Diversi italiani hanno cominciato a svuotare i propri conti corrente ei libretti di risparmio per evitare che somme depositate andassero ad aumentare l’ISEE. C’è infatti, spiega Money.it, una soluzione legale per evitare che si “gonfi” l’ISEE.
L’alternativa è quella di prelevare per tenere i soldi in casa. Dopo due anni queste somme scompaiono dal saldo del libretto e dunque non incidono sull’ISEE (effettuando questa operazione ora, nel 2025, gli effetti si avranno soltanto nel 2027). Nella DSU il denaro liquido non va dichiarato, dato che la normativa sull’ISEE non nomina mai i contanti posseduti dal contribuente.
La normativa chiede infatti soltanto di inserire i rapporti e i prodotti finanziari e non c’è nemmeno un limite dei contanti che si possono tenere in casa (limite che esiste invece per i pagamenti a terzi in contanti, che non possono superare i 5 mila euro). Attenzione però a svuotare troppo in fretta – magari in una volta sola – il conto o il libretto. Se il prelievo totale mensile supera i 10 mila euro potrebbero scattare i controlli antiriciclaggio dell’Agenzia delle Entrate.