Cheops: la scoperta delle superTerre

Cheops: la scoperta delle superTerre

L’America li scopre, e l’Europa li scopre meglio. Gli esopianeti, i pianeti extrasolari rocciosi, le nuove Terre. L’Agenzia spaziale Europea ha affidato il compito di studiarne meglio le dimensioni, il raggio e la massa ad un piccolo grande satellite: CHEOPS.
CHEOPS – spiegano gli scienziati dell’Asi e dell’Inaf – sarà in grado di misurare, in quella frazione di sistemi extrasolari dove i pianeti transitano davanti alla loro stella madre, la loro dimensione con grande accuratezza.

Nelle News: Luce sulla multifrequenza – Le nanostelle che bruciano in laboratorio – Nello spazio grazie all’iPhone



Cheops alla scoperta delle superTerre
L’America li scopre, e l’Europa li scopre meglio. Gli esopianeti, i pianeti extrasolari rocciosi, le nuove Terre. L’Agenzia spaziale Europea ha affidato il compito di studiarne meglio le dimensioni, il raggio e la massa ad un piccolo grande satellite: CHEOPS. Una missione di classe S, small appunto, approvata lo scorso 19 ottobre e selezionata, per il suo interesse scientifico e per la sua fattibilità in soli cinque anni, tra le 26 proposte avanzate a ESA dalla comunità scientifica europea,
Cheops si affiancherà quindi a Kepler della Nasa. Ma l’obiettivo scientifico principale della sonda europea, la cui partenza è dunque prevista per il 2017, è quello di studiare la struttura delle cosiddette superTerre, pianeti in orbita attorno a stelle luminose con raggi che vanno tipicamente da 1 a 6 volte quelli della Terra e con masse fino a 20 volte.
CHEOPS – spiegano gli scienziati dell’Asi e dell’Inaf – sarà in grado di misurare, in quella frazione di sistemi extrasolari dove i pianeti transitano davanti alla loro stella madre, la loro dimensione con grande accuratezza. Un parametro molto importante perché ci permetterà di risalire alla densità e quindi alla loro struttura interna. Un’informazione decisiva per capire come i pianeti si siano formati e più in generale come siano fatti i sistemi planetari al di fuori del nostro.

La missione parla italiano: grazie alla recente entrata in funzione dello spettrografo HARPS-N installato al Telescopio Nazionale Galileo sulle Isole Canarie, c’è infatti un nutrito gruppo di ricercatori INAF e dell’Università di Padova che segue progetti di ricerca e caratterizzazione di pianeti extrasolari, ed è chiaro che molti degli esopianeti che verranno scoperti così, verranno studiati da Cheops. Sul versante tecnologico poi, l’INAF affiancherà l’ASI nella realizzazione degli specchi principale e secondario del telescopio di bordo, dello schermo che protegge il satellite e la sua strumentazione dalla radiazione solare, e alla calibrazione del sistema di puntamento. L’Asi affiderà all’industria italiana la realizzazione di questi strumenti, mentre supporterà in prima battuta la missione con il Centro ASI di Malindi come stazione di terra e con l’ASI Science Data Center , come contributo alla riduzione e all’archiviazione dei dati.

CHEOPS inoltre potrebbe essere la prima vera rappresentante delle missioni di classe S, missioni in grado “offrire – nelle intenzioni dell’Esa – una maggiore flessibilità in risposta a nuove idee della comunità scientifica”, oltre che di operare da complemento alle missioni di classe media e grande. Missioni che in generale costeranno non più di 150 milioni di euro, con un impegno ESA non superiore ai 50 milioni.
Insomma, una piccola missione per scoprire le grandi Terre sparse nello spazio. Un’operazione low cost che rappresenta una netta linea di indirizzo al futuro scientifico dell’esplorazione spaziale. E della quale si avrà un’idea più precisa dopo la Ministeriale, in programma il 20 e 21 novembre a Napoli.



luce_stelle_telescopio_fermiLuce sulla multifrequenza – La luce non solo oscilla in diverse frequenze, ma per ogni frequenza si può attorcigliare diverse volte. Questo fenomeno avviene quando trasporta momento angolare orbitale o meglio: "vorticità". E questa proprietà può essere utilizzata per mandare più canali in una stessa frequenza. La scoperta è stata fatta da Fabrizio Tamburini, ricercatore dell’Università di Padova. Questa proprietà del campo elettromagnetico, secondo il ricercatore, rivoluzionerà il nostro modo di comunicare. I vortici che si creano offrono infatti idealmente infiniti canali naturali e indipendenti tra loro, che permettono ad altrettanti infiniti segnali radio di essere trasmessi simultaneamente su una medesima banda. In pratica una via d’uscita dal traffico digitale.

Le nanostelle che bruciano in laboratorio – stelle cadentiBruciano a centinaia di milioni di gradi per simulare le reazioni che avvengono nel Sole e nelle stelle più grandi: sono le nanostelle, veri e proprio astri in miniatura, generati presso il laboratorio Circe della Seconda università di Napoli. L’obiettivo degli esperimenti è scoprire come funzionano il cuore del Sole e il nucleo degli astri più grandi, destinati a morire come supernovae.
Nello spazio grazie all’iPhone – Per tutti gli appassionati di spazio, c’è una novità in arrivo. Si chiama iSpace ed è la nuova applicazione ideata da Avio che consente agli utenti di vivere un’esperienza spaziale.
ispace_logo.jpgiSpace si sviluppa in tre aree tematiche ‘Experience Vega’, ‘Astronaut’ che permette all’utente di vestirsi da astronauta e il web magazine ‘Space Journal’. L’app è disponibile nell’App Store per tutti i possessori di iPhone, iPad e iPod Touch. Tutti i contenuti di iSpace sono condivisibili tramite Facebook, Twitter e via mail.
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