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Verso l’infinito e oltre! La tuta spaziale della Nasa ispirata a Toy Story

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ROMA – La Nasa ha presentato il prototipo di tuta spaziale, la Z-1, disegnata per adattarsi a qualsiasi tipo di luogo, anche per l’infinito e oltre.

A pochi sarà sfuggito che le fattezze della tuta ricordano non poco quella indossata da Buzz Lightyear, il protagonista del film di animazione della Pixar, Toy Story.

Si tratta del primo restyling dell’abbigliamento degli astronauti che la Nasa compie in 20 anni. L’ultima modifica significativa risale al 1992, quando l’esplorazione spaziale umana è stata limitata principalmente ai viaggi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e allo Space Shuttle.

Ma ora che vi è un rinnovato interesse per le missioni umane sulla Luna, su Marte, e anche sugli asteroidi, la NASA rimette mano alla tuta, con importanti cambiamenti.

L’abito dispone di un sistema “retro-entry” (retro-ingresso) dotato di un portellone nella parte posteriore che può attaccarsi direttamente ad una navicella spaziale o rover. Questo significa che gli astronauti potranno entrare e uscire dalla tuta senza dover passare attraverso una camera di compensazione, che richiede tempo e spreco d’aria.
Flessibile, verde fluorescente e bianca, la tuta, nota come Z-1, è stata progettata anche per muoversi con destrezza quando si cammina sulla superficie di un pianeta o di altri piccoli corpi celesti, come un asteroide.
Gli astronauti saranno in grado di salire più velocemente come si vede nei film, e non perdere un’ora di tempo come fanno adesso.
Ci saranno migliori cuscinetti sulle gambe, caviglie, fianchi e vita per aiutare gli astronauti a muoversi più naturalmente.
E cosa non da meno è alla moda!

Il “Prototipo di tuta spaziale Z-1 Portable Life Support System (PLSS) 2.0”, per dargli il suo titolo completo, si spera, sarà testato nel 2017 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Cosa bisognerà aspettarsi dalla tuta?
A questo risponde Kate Mitchell, ingegnere della Nasa.
“Lo Z-1 è stato sviluppato come un banco di prova per andare a testare le varie tecnologie e la mobilità delle articolazioni in modo che possiamo definire ulteriormente la nostra architettura per il futuro”.