Vita di bordo: i sei mesi di Parmitano nello spazio

Oltre la robotica, due esperimenti "green". La missione di Luca Parmitano sulla ISS.

Gli esperimenti sono due ed entrambi sono green. La permanenza italiana a bordo della Stazione Spaziale Internazionale targata Parmitano porta a bordo due prove che guardano alla tutela dell’ambiente. Una delle due si chiama Green Air. Per la prima volta si creeà un fuoco. Ci saranno combustibili e comburenti biologici che verranno mescolati e creeranno dei fumi, delle particelle ossidate. Tutto questo avverrà all’interno di una sfera e in assenza di gravità. L’obietttivo è quello di generare il minor numero possibile di inquinanti. Il secondo esperimento made in Italy riguarda i particolati. Saranno isolati tutti i composti che si generano dalla combustione, per capire come poter migliorare la qualità dell’aria. Queste due esperienze non sono importanti solo per l’orbita, ma soprattutto per il peso che possono assumere sulla Terra. E sono solo una piccola parte delle attività che l’astronauta siciliano Luca Parmitano svolgerà a bordo della Stazione Spaziale Internazionale nei suoi sei mesi di permanenza in orbita. Si dividerà tra scienza e manutenzione, come spiega lui stesso con il consueto sorriso sulle labbra nel collegamento in diretta da Houston che c’è stato venerdì 8 marzo con il centro Esrin di Frascati.
Oltre a Parmitano è stata selezionata anche un’astronauta italiana per andare nello spazio. E’ Samantha Cristoforetti. A spiegare qual è il ruolo dei nostri astronauti è il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese

Sarà Parmitano a gestire la parte robotica con le sue competenza da ingegnere e a manovrare il braccio canadese che consente di agguantare gli oggetti fuori dalla stazione, come per esempio i moduli che verranno inviati e che contengono cibo e carburante. Le altre attività che da maggio a novembre 2013 segneranno la vita di Parmitano vengono definite proprio in questi giorni. Sicuramente per lui ci sono le passeggiate spaziali. Serviranno a preparare la stazione all’arrivo del secondo modulo russo. Per far sì che si agganci, vanno installati il sistema elettrico e quello di scambio dati. In più, va riparata l’antenna. Parmitano, inoltre, riposizionerà delle barre portate in orbita un paio di settimane fa. Per lui, che vagherà tra le stelle, portare la bandiera italiana sulla spalla sinistra sarà motivo di orgoglio. Più del 50% del volume abitabile dell’intera Stazione spaziale è costruito nel nostro Paese, grazie a un progetto che va avanti da vent’anni. In attesa del 28 maggio, la data fatidica in cui Parmitano sarà lanciato nello spazio alle 22.30 (ora italiana) dalla base di lancio di Baikonur in Kazakistan, l’addestramento continua. 45 ore settimanali per affrontare i sei mesi di orbita e anche le passeggiate spaziali, che hanno bisogno di una preparazione ulteriore. Innazitutto serve imparare ad indossare la tuta spaziale, che è molto pesante, rigida e pressurizzata. E’ uno spazio alieno, come lo definisce Parmitano, un veicolo a parte. E poi c’è la parte più specifica: la simulazione dei lavori che andranno a svolgere fuori dalla stazione. Ad accompagnarlo c’è una solida certezza: "Tutto quello che è pensabile, è possibile".



I CANALI SOTTERRANEI DI MARTE
Si chiama Elysium Planitia. E’ lì sotto che la navicella Mars Reconnaisance Orbiter ha scoperto un sistema di canali vasto più di mille chilometri. Che sul pianeta rosso ci fosse l’acqua lo aveva già svelato Curiosity, ma ora esiste una mappa precisa, e tridimensionale, delcanali di marte vallis in 3d fitto sistema di canali alluvionali che irroravano quello che è oggi il sottosuolo marziano. Probabilmente esisteva un serbatoio profondo di acque sotterranee, le quali avrebbero eroso il suolo in seguito all’attività tettonica e vulcanica di Marte. Naturalmente ora i canali sono prosciugati, ma questa scoperta è fondamentale per ricostruire l’attività idrologica e la geologia del pianeta, e capire come sia diventato arido e freddo come lo conosciamo oggi.

FU LA CO2 A SEGNARE LA FINE DELL’ERA GLACIALE
L’anidride carbonica influenza in maniera determinante il nostro clima e l’effetto serra. Le prove arrivano da lontano:risalgono a 20.000 anni fa. Lo hanno scoperto gli scienziati di un’équipe europea con un pezzetto d’Italia, quello dell’istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche di Venezia. Analizzando 5 carote di ghiaccio dell’Antartide hanno rilevato che al termine dell’ultima era glaciale CO2 e temperatura aumentarono contemporaneamente. Questo significa che l’anidride carbonica non solo ha un ruolo essenziale nel riscaldamento del pianeta, ma potrebbe addirittura scatenarlo. Questo risultato permette di capire, analizzare e prevedere l’influenza della CO2 sul nostro clima.

LE MISURE DELL’UNIVERSO SONO SEMPRE PIU’ DEFINITE
La Grande nube di Magellano dista da noi 162.000 anni luce. Si sapeva già che l’ordine di grandezza della distanza della seconda galassia più vicina alla nostra fosse questo, ma la misurazione non è mai stata così precisa prima d’ora. Il livello di incertezza è pari ad appenagrande_nube_magellano_2.jpg il 2%. La scoperta a cui è arrivato un gruppo internazionale di scienziati, tra cui due italiani associati all’Inaf, ha fornito il dato con enorme precisione, e questo permette di guardare con occhi tutti nuovi alle distanze cosmiche. Conoscere con quanta più esattezza possibile il valore della distanza dalla Grande nube di Magellano, significa ridurre sensibilmente l’errore sulla distanza di oggetti celesti molto lontani e, quindi, riuscire a stimare più accuratamente, tramite la costante di Hubble, la velocità di espansione e l’età dell’universo.

UNA MOLECOLA ESTRATTA DAI MOLLUSCHI COMBATTE IL CANCRO
E’ la trabectedina ed è efficace nel trattamento di sarcomi e tumori dell’ovaio. E’ lei ad essere in grado a legarsi al Dna interferendo con la profilerazione della cellula tumorale fino a ucciderla. Ma questo si sapeva già. La scoperta è che può anche uccidere anche le cellule corrotte, i macrofagi associati al tumore, e i loro precursori, i monociti. Si tratta di ‘falsi amici’, che prima sorvegliano l’organismo e poi contribuiscono a disseminare il cancro. Ma l’azione della trabectedina ferma tutto. La nuova funzione del farmaco di origine marina, già approvato come anti-tumorale, è stato scoperta da un team di ricercatori italiani.

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2018-06-05T17:32:32+02:00