"Come nello spazio", l'Edutainment per i più piccoli

“Come nello spazio”, l’Edutainment per i più piccoli

Formate una squadra, progettate e costruite un robot e poi guardate il cielo. E’ lì che la vostra ‘creatura’ si muoverà. Il suo compito è quello di scaricare merci dall’Automated Transfer Vehicle (ATV), portarle al laboratorio Columbus e riporle in modo sicuro. Tutto questo, nella Stazione spaziale internazionale, quella che, da maggio 2013, avrà a bordo l’astronauta siciliano Luca Parmitano. Stiamo parlando del concorso bandito dall’Agenzia spaziale italiana e dall’European Space Agency. E’ riservato a chi ha tra gli 11 e i 19 anni, molta creatività e immaginazione senza limiti. Il regolamento di Volare Space Robotics Competition non pone molti paletti: fatto salvo il rispetto dei criteri di sicurezza, ci si può sbizzarrire, magari riadattando vecchi robot o componendone uno nuovo grazie ai kit in commercio. I progetti migliori, poi, si batteranno sul campo al centro tecnologico ESTEC dell’ESA, in ottobre. L’area di gioco sarà un modello in scala della Stazione spaziale internazionale e gli operatori dei robot non vedranno direttamente il campo di gioco, ma potranno contare solo sui video di quattro telecamere situate nell’area e sugli eventuali sensori posizionati sui loro robot. Il percorso, poi, sarà molto accidentato. La strada per il Columbus non sarà semplice: bisognerà scalare una rampa, affrontare una gincana tra gli astronauti che galleggiano intorno all’area di gioco e fronteggiare la perdita del segnale video per un massimo di 15 secondi. E per chi ha bisogno di qualche ripetizione, Luca Parmitano ha girato un video pieno di consigli sulla robotica nello spazio.


Volare Space Robotics Competition fa parte della versione ‘edutainment’ dell’Asi. Da un lato l’apprendimento, dall’altro il divertimento, fusi insieme in attività studiate appositamente per i ragazzi. Grazie a concorsi, pubblicazioni e veri e propri giochi i più giovani scoprono la scienza. In particolare, quella aerospaziale.

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E non è la prima volta, oltretutto, che al centro della missione educativa dell’Asi c’è la Stazione Spaziale Internazionale. Quando due anni fa andò in orbita la missione DAMA, che portò a bordo l’astronauta italiano Roberto Vittori con l’ultimo volo dello Shuttle Endeavour STS-134, nacque DAMALAB. Era un gioco studiato per bambini e ragazzi tra gli 8 e i 12 anni, che li trasformava in astronauti per un giorno. Potevano così comportarsi proprio come uomini delle stelle, capire come si mangia, dove si dorme e cosa si prova a galleggiare nello spazio. E, naturalmente, c’era posto anche per gli esperimenti scientifici, per capire con esattezza che lavoro fanno gli astronauti quando sono in orbita e qual è la funzione della Stazione. 

L’obiettivo profondo del lato Educational dell’Agenzia spaziale italiana fa perno esattamente su questo: avvicinare quanto più possibile i ragazzi allo spazio, e in maniera empirica. Come avviene, per esempio, con la sfida internazionale ‘Mission X’. L’edizione 2013 della gara tra scuole di tutti i Paesi europei è partita in febbraio. In cosa consiste? In un allenamento piuttosto particolare. Per sei settimane bambini e ragazzi si addestreranno come se fossero degli astronauti. Non solo. Per loro ci sono anche dei focus specifici su esercizio fisico e alimentazione. Insomma, tutto quello che li può trasformare in astronauti provetti.

E così, tra perlustrazioni, esperimenti e simulazioni, ogni alunno può diventare un esploratore dello spazio. Sempre mantenendo i piedi per terra.


La nuova galassia di Cassiopea
A vederlo così non si direbbe, ma il cielo sopra di noi è in perenne movimento. Le galassie sono ‘ballerine’ e girano di continuo, schiantandosi spesso l’una contro l’altra. Potrebbe essere successo proprio questo nella parte nord della costellazione di Cassiopea, dove il telescopio Hubble ha scovato qualcosa di nuovo. Lì, è nata una brillante galassia di struttura irregolare, probabilmente a causa di un crash galattico. Lo studio della nuova arrivata e del modo in cui è si è creata è utile agli scienziati per prevedere cosa succederà alla via Lattea, in rotta di collisione con una nostra vicina spaziale.

La faccia liscia di Mercurio 
E’ il pianeta più misterioso dell’universo, perché è il più nascosto, ma adesso, grazie alle 150.000 immagini inviate dalla sonda Messenger, di Mercurio si sa qualcosa in più. Per esempio che una parte della sua superficie non è piena di crateri e ruvida come quella che conosciamo. L’altro lato del pianeta, infatti, ha rivelato pareti e pianure lisce attorno a una depressione irregolare. Questo significa che il cratere non si è formato dopo un impatto, ma è il bordo di un camino vulcanico. E’ largo più o meno 36 chilometri, a nord-est del bacino Rachmaninoff, ed è circondato da una distesa di materiale altamente riflettente, espulso dopo un’eruzione. Su Mercurio sono stati trovati anche altri condotti vulcanici. Uno è nel bacino Caloris ed è a forma di cuore. La loro formazione risale a 4 miliardi di anni fa.

Il ‘fratellino’ di Curiosity ha sei zampe
Sembra una lucertola, in realtà è un robot in grado di andare fuori strada e mantenere l’equilibrio anche su terreni molto accidentati e sconnessi. Quello su cui hanno lavorato i ricercatori del Georgia Institute of Technology e della University of California di Berkeley è l’imitazione della Natura. Così come lucertole e insetti, il loro robot si muove su sabbia e terreni granulari con agilità. Anche se la loro creatura a sei zampe ancora è molto lontana dalla perfezione. Le prestazioni, però, saranno utili per migliorare le passeggiate dei rover sui pianeti del sistema solare, come quelle di Curiosity su Marte.

Da Mountain View al corpo umano, come Google può fermare un tumore 
Le connessioni della rete web sono simili a quelle dell’organismo umano. E il sistema di indicizzazione di Google può aiutare a capire come si svilupperà un tumore. La ricerca è americana e sfrutta l’algoritmo che usa il colosso di Mountain View per predire come si muoveranno le metastasi nel corpo di una persona malata di cancro. La scoperta è che l’andamento delle cellule malate non è lineare, come si riteneva, ma procede in direzioni diverse nello stesso momento. Per capire dove andranno, gli studiosi possono sfruttare un algoritmo molto simile a quello per misurare la popolarità dei siti e predire le pagine più visitate dagli utenti. In questo modo si possono sviluppare metodi diagnostici specifici e trattamenti che potrebbero limitare la diffusione del tumore.

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