Vega, ecco cosa c'è a bordo del lanciatore Made in Italy

Vega, ecco cosa c’è a bordo del lanciatore Made in Italy

In Italia erano appena passate le 4 di mattina del 7 maggio. Dalla base europea di Kourou, nella Guyana francese, è partito per lo spazio Vega, il Vettore Europeo di Generazione Avanzata. E’ al suo secondo lancio- il primo risale al febbraio 2012- e questa volta porta con sé tre satelliti costruiti dall’Agenzia spaziale europea, dal Vietnam e dall’Estonia. Ma lui, Vega, è un gioiellino made in Italy. Il suo sviluppo tecnico è affidato all’italiana ELV, una società partecipata al 70% dall’Avio e al 30% dall’Agenzia spaziale italiana.

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Questa volta per Vega il principale carico è Proba-V. E’ un mini satellite, pesa 138,2 kg ed è stato costruito da Qinetiq Space Belgium. La sua missione è quella di tracciare ogni due giorni una mappa globale della copertura vegetale della Terra. Lo strumento che usa per farlo è il Vegetation imager, la cui prima generazione era a bordo dei satelliti francesi Spot-4 e Spot-5. E proprio sulla stessa orbita di Spot-5 si posiziona il mini satellite, così da poter subentrare al ‘collega’ più anziano, che l’anno prossimo andrà in pensione. 

Vegetation è un imager ottico di alta tecnologia progettato per fornire immagini in quattro bande visibili e ad infrarosso, con un impressionante larghezza di acquisizione di 2250 km che coprirà giornalmente tutte le aree comprese tra 35-75 gradi N e 35-56 gradi S. Questi dati saranno elaborati e forniti ad una vasta comunità di utenti internazionali, compresa la Commissione Europea. Ma non c’è solo questo a bordo di Proba. Ospita, infatti, anche una serie di carichi tecnologici come il ricevitore per individuare gli aeromobili in volo intorno al globo, un amplificatore di comunicazioni basato sulla più recente tecnologia al nitruro di gallio ed un esperimento di fotonica che testa le fibre ottiche nello spazio.

Su Vega, trovano spazio anche il satellite vietnamita, il VNREDSAT, e il primo satellite estone, l’EstCube-1. Quest’ultimo, che pesa poco più in un chilo, è un satellite studentesco, nel senso che fa parte di un progetto a cui partecipano studenti di università e scuole superiori. Il satellite vietnamita, invece, studierà gli effetti del cambiamento climatico, per prevedere e prendere decisioni per evitare disastri naturali, e anche per ottimizzare la gestione delle risorse naturali vietnamite.


Heracleion, la città sommersa
Da 1.200 anni sabbia e fango nascondevano, negli abissi, l’antica Heracleion. La città, che gli egizi chiamavano Thonis, piano piano svela i suoi misteri al gruppo archeologico guidato da Frank Goddio, che di lei ha trovato traccia 30 metri sotto il livello del mare ad Abukir, nei pressi di Alessandria d’Egitto. Il Mediterraneo ha restituito agli studiosi molti reperti ben conservati. Tra questi, un enorme scultura in pietra. Ma non solo. Dopo tre anni di scavo le tracce della sommersa Heracleion parlano di un centro vivace, con un porto nevralgico importante per il commercio internazionale, e che era anche attivo religiosamente. E più si scava, più si scopre.

Robobee, il primo volo dell’insetto artificiale
Pesa 80 milligrammi e batte le ali come se fosse un insetto vero. Ma non lo è. Si chiama RoboBee, ed è un piccolo robot che replica quasi a perfezione i movimenti di una mosca. Il prototipo ha letteralmente preso il volo dopo 10 anni di studio: la sua apertura alare èrobobee insetti robot volo di 3 centimetri e il movimento è frutto di attuatori piezoelettrici, bande di ceramica che si distendono e contraggono in risposta all’applicazione di un campo elettrico. L’obiettivo dei ricercatori di Harvard che lo hanno realizzato è quello di dotarlo di una batteria e un cervello elettronico indipendenti, cosicché possa staccarsi dal filo che oggi lo controlla e alimenta. In futuro potrebbe essere stato per esplorazioni ambientali e anche per l’impollinazione assistita.

Radiazioni senza segreti, ci pensa PAOLO
Si chiama PAOLO ed è l’ultimo strumento in dotazione della comunità astrofisica. Naturalmente non è una persona, ma un misuratore di polarizzazione in ottico installato al Telescopio Nazionale Galileo, che si trova sull’isola di La Palma dell’arcipelago della Canarie. A realizzare il Polarimeter Add-On for the LRS Optics, questo il nome esteso, è stato un gruppo di ricercatori dell’Inaf. Il suo compito è estrarre dalla radiazione elettromagnetica proveniente dai corpi celesti non solo le informazioni legate alla sua intensità, ma anche dati legati a concetti più complessi, come il piano di vibrazione e la fase. Questi parametri sono preziosi indicatori del processo di emissione che ha generato la radiazione, ma anche della geometria della regione emittente. E questo anche a distanze dove in nessun caso con le tecnologie attuali, e futuribili, è pensabile ottenere informazioni spaziali

Il pericolo che viene dallo spazio, come difendersi
Lassù qualcosa si muove. E perde pezzi. Dalle tempeste solari ai meteoriti, passando per asteroidi e detriti spaziali, le insidie non sono poche. Alcune arrivano anche da terra, come le minacce di hacker e cyber terroristi. I rischi sono sia per la popolazione del nostro pianeta, sia per quella di satelliti che ci orbita intorno. Per fare il punto della situazione si sono ritrovati a Roma in 300, tutti esperti provenienti da ogni parte del mondo. L’appuntamento era quello della 17esima International Space Conference, in cui si è discusso delle contromisure da adottare, delle misure di protezione civile e a anche di coperture assicurative. Il punto fermo è che il problema è globale, e globalmente va affrontato: con la collaborazione. Lo spiega Simonetta Di Pippo, astrofisica dell’Osservatorio europeo di Politiche spaziali dell’Asi

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