Internet aiuterà a decifrare gli ultimi misteri della scrittura Maya

Internet aiuterà a decifrare gli ultimi misteri della scrittura Maya

Sebbene i ricercatori abbiano cominciato la decodifica dei glifi maya già da un sessantina di anni, molti aspetti del sistema di scrittura di questa enigmatica civiltà risultano ancora avvolti nel mistero.

Venuti alla conoscenza del grande pubblico grazie al loro calendario ciclico, la cui fine sarebbe coincisa con la fine del mondo, i Maya hanno dominato gran parte dell’America centrale e meridionale per oltre 1000 anni, prima che lo loro civiltà crollasse circa 600 anni fa, a seguito dell’occupazione spagnola del nuovo mondo.

Per secoli, gli studiosi hanno capito poco o nulla della scrittura Maya, dei loro eleganti calcoli matematici e dei loro calendari. I primi segreti sono statti svelati tra gli anni 1950 e 1960, con un accelerazione a partire dal 1970.

Ma ancora molto resta da capire dell’immenso corpo di sculture e di iscrizioni immerse per secoli nelle rovine della giungla e negli arma dei musei. Ma un’idea semplice di uno studioso potrebbe dare un grande impulso allo studio della civiltà maya, grazie alla

 condivisione in rete delle conoscenze.

David Stuart, archeologo presso l’Università del Texas, è uno dei maggiori esperti al mondo della scrittura maya. “Ho conservato per anni scatole piene di note e documenti nel mio ufficio, senza poter mai pubblicare ogni nuova piccola scoperta”, spiega il ricercatore, “così ho pensato che se avessiavuto un blog, avrei potuto parlare delle nuove scoperte e mettere in evidenza alcuni aspetti dei miei vecchi studi”.



Stuart ha messo online il suo blog cinque anni fa, grazie al quale gli studiosi di tutto il mondo e gli amatori possono pubblicare nuove iscrizioni, affinare traduzioni e dibattere le sottigliezze della lingua maya, il tutto finalizzato a ricostruire la storia di questo popolo straordinario, un lavoro che richiede anni ma che grazie a internet può essere notevolmente accelerato. “Il blog raccoglie le idee molto in fretta e ciò è molto interessante”, confessa l’archeologo Stephen Brown, archeologo della Houston University. “Non c’è bisogno di aspettare anni per la pubblicazione. Si possono condividere le idee con i colleghi praticamente in tempo reale”.

La verità sul conto dei Maya
Quando gli spagnoli arrivarono in America centrale nel 16° secolo, fecero del loro meglio per cancellare l’intero patrimonio culturale dei Maya, distruggendo quasi tutti i testi in quanto ritenuti ‘pagani’. Gli unici sopravvissuti al massacro culturale furono tre libri scritti in carta di corteccia, riscoperti nel 18° secolo in Europa con il nome di ‘Codice di Desdra’, ‘Codice di Parigi’ e ‘Codice di Madrid’.

Stuart descrive i tre codici come ‘manuali per sacerdoti’, che si concentrano principalmente sui sofisticati calcoli astronomici che hanno reso famosi i Maya. Il vescovo di epoca coloniale, Diego de Landa, riuscì ad ottenere la collaborazione di alcuni scribi maya per traslitterare i glifi maya nell’alfabeto spagnolo. Grazie a questo ‘vocabolario’, i primi studiosi riuscirono a comprendere il sistema di datazione chiamato ‘lungo computo’.

Nella prima fase degli studi, crebbe un alone mitico attorno alla civiltà Maya, considerati come un popolo amante della pace e preoccupati solo della scienza e dei rituali. Ad alimentare il malinteso fu anche la scoperta che la data dell’ultimo giorno del calendario del Lungo Computo (13.0.0.0.0) corrispondeva con quella del 21 dicembre 2012 del calendario gregoriano. Queste conclusioni sulla civiltà maya si rivelarono sbagliate. Presto i ricercatori scoprirono che i maya erano venali e brutali come tutti gli altri essere umani: combatterono guerre, conquistarono territori e trattavano male i loro prigionieri. In verità, scoprirono (e lo abbiamo scoperto anche noi!) che la data del 13.0.0.0.0 non corrispondeva alla fine del mondo, ma all’inizio di un nuovo ciclo del Lungo Computo.

Gli scribi maya hanno prodotto la loro letteratura durante l’apice della loro civiltà, scrivendo su grandi eventi, su re e nobili, in una lingua che non è mai cambiata nel corso dei secoli. “Gli attuali discendenti dei Maya sono in grado di riconoscere alcune parole, ma non riescono a capire il testo”, spiega Stuart. “E’ come se gli scribi avessero scritto in latino classico, mentre i Maya moderni parlano le lingue romanze”.

Quando Stuart ha cominciato la sua carriera, più di 30 anni fa, comunicava i suoi progressi per iscritto ad una piccola cerchia di persone. “Il grande progresso tecnologico, all’epoca, era la fotocopiatrice”.

Ora, invece, Stuart posta disegni, foto di glifi e idee sul suo blog, rendendole disponibili a tutti coloro che hanno accesso a Internet, consentendo i commenti di qualsiasi internauta del mondo e favorendo la partecipazione di quei studiosi che vivono nelle aree più remote del pianeta che spesso, per questioni logistiche, vengono tagliati fuori dal dibattito. [fonte: il navigatore curioso]



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