Terra chiama Luca, "Più in alto miri e più lontano andrà la freccia"

Terra chiama Luca, “Più in alto miri e più lontano andrà la freccia”

ROMA – Nella passeggiata spaziale di martedì 16 luglio "uscirò per primo dalla camera stagna. Chi lo fa è il leader dell’attività extraveicolare (EVA). Che lo faccia io, è un grandissimo onore". Luca Parmitano, serio, professionale, eppure giocherellone, si è collegato per venti minuti dallo spazio per interagire con il presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), Enrico Saggese, e alcuni giornalisti, riuniti per la seconda ‘in flight call’ da quando è partita la missione Volare, che lo ha portato, il 28 maggio scorso, a bordo della Stazione spaziale internazionale (Iss). E ha raccontato, con il sorriso sulle labbra, di quell’emozione di uscire "verso l’ignoto", quando, martedì 9 luglio, ha seguito il collega americano Cassidy fuori dalla Iss. "Nessuno sa come reagirà, quando è lì fuori- commenta l’astronauta di Paternò-. Mentre facevo una traslazione, ad esempio, ho visto l’alba sorgere. E’ fuori dal comune. E’ una visione che l’uomo non è preparato a vedere". E cerca di condividere la sua esperienza mostrando alcuni degli strumenti che lo hanno supportato durante la passeggiata astrale. Tira fuori un enorme guanto, che fa parte dell’Emu (la tuta speciale per uscire fuori) e lo lascia galleggiare accanto a sé, tra la bandiera italiana e lo stemma dell’Asi, e poi mostra il Pistol grip Tool (Pgt), un cacciavite di precisione azionato dal computer. Che però assomiglia a un trapano, ed è servito per montare e smontare pezzi, lassù. "Eero tranquillo quando mi muovevo, perché sapevo che il braccio robotico era manovrato da Karen (Nyberg , l’astronauta americana rimasta a bordo della Iss, ndr)- confessa-, era molto più confortevole quando lo faceva lei di quando andava in automatico".

GLI ESPERIMENTI – Ma non c’è solo l’"ordinaria amministrazione". Parmitano è anche la ‘cavia’ di alcuni esperimenti medici. Sta seguendo una dieta, che si chiama Prokey ed è basata sul bilanciamento di proteine animali e potassio, con l’obiettivo di minimizzare la perdita di calcio dalle ossa. Date le diverse condizioni ambientali, l’astronauta sta facendo anche alcune ecografie per capire come reagisce la cornea . Infine, sta "testando un piccolo ecografo a ultrasuoni per monitorare la spina dorsale. Si tratta di una macchina dalle dimensioni estremamente ridotte, che potrebbe sostituire i grandi strumenti per la risonanza magnetica e rappresentare un’attrezzatura facilmente trasportabile anche nelle zone meno raggiungibili”.

IL FUTURO – A chi gli chiede se andrà mai su Marte, risponde: "Perché no?", e ricorda uno dei suoi ‘mantra’, "Più in alto si mira e più lontano andrà la freccia". Ma quando si parla di viaggi senza ritorno, Parmitano frena: "Dovrei chiedere a mia moglie e alle mie bambine". A loro, ha spiegato con parole semplici cosa sta facendo 400 km sopra la Terra. "Guardate verso le stelle: se ne vedete passare una più luminosa, quella è papà". 


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