Chang'e-3 - la Cina arriva sulla Luna

Chang’e-3 – la Cina arriva sulla Luna

Sulla Luna sventola bandiera rossa. E’ quella con le cinque stelle della Repubblica Popolare Cinese, che lo scorso 14 dicembre, grazie alla sonda Chang’e-3, ha compiuto il primo atterraggio della sua storia sulla superficie del nostro satellite. Una tappa storica, non solo per la Cina. Erano infatti 37 anni che non avvenivano allunaggi e, finora, a compiere l’esplorazione erano stati solo due Paesi, Stati Uniti ed ex Unione Sovietica. Ma ora entra in scena il Paese più popoloso del mondo, destinato a diventare la superpotenza economica del Ventunesimo secolo. La missione è strutturata con una sonda, Chang’e-3 come già detto, e un rover, Yutu. Il nome di quest’ultimo significa Coniglio di Giada, che indica il cucciolo di una dea della mitologia cinese, ed è stato scelto con un sondaggio che ha coinvolto quasi tre milioni e mezzo di persone. Il suo compito sarà quello di esplorare il suolo lunare per i prossimi tre mesi. La zona di atterraggio si trova nel Nord del satellite, nei pressi della piana Sinus Iridum o piana dell’Arcobaleno.


Le prime immagini di Yutu che si muove sulla superficie sono già state diffuse grazie agli scatti e ai video realizzati dalla sonda. Tutte le informazioni raccolte, assicura la Cina, verranno condivise con la comunità internazionale perché lo Spazio è interesse dell’umanità tutta, senza bandiere. Un aspetto su cui la Cina ha insistito molto, rimarcando la sovranazionalità dell’impresa. Eppure ci sono delle tensioni sotterranee tra le maggiori potenze del globo impegnate nell’esplorazione spaziale. In parte si intuiscono dalle parole pubblicate su un importante quotidiano di Hong Kong, il Ta Kung Pao, considerato molto vicino al Governo. In diversi campi, si legge nelle colonne del giornale, gli Stati Uniti hanno attuato una politica contraria alla Cina. Ma ora, la Cina, grazie alla missione sulla Luna, dimostra di essere autonoma e quindi, potrebbero essere gli Stati Uniti, in futuro, a cercare il suo aiuto, suggerisce il quotidiano. Comunque il comunicato ufficiale diramato dall’agenzia di stato Xinhua sottolinea che lo scopo del Paese è “condividere i traguardi della sua esplorazione lunare con il mondo e usarli per il bene dell’umanità”. La prossima tappa è segnata per il 2017. E’ allora che una nuova missione arriverà sulla Luna con il compito di raccogliere campioni di suolo e rocce. Ma l’obiettivo è ancora più ambizioso: come già Stati Uniti ed l’ex Urss, anche la Cina cova il proposito di inviare astronauti sul satellite. Secondo la stampa, l’avvenimento storico potrebbe avvenire nel periodo compreso tra il 2020 e il 2030.


Ma prima di questi 37 anni di oblio per la Luna, quali sono stati i momenti più importanti che hanno caratterizzato la sua storia? Tutto è cominciato nel lontano 1958. Erano gli anni della Guerra Fredda, in cui la competizione tra Stati Uniti e Urss era sfrenata. Quell’anno vennero lanciate le sonde a stelle e strisce Pioneer, seguite dalle Ranger, che collezionarono una serie di insuccessi, mentre l’Urss, grazie alla sonda Luna 2, fu il primo Paese a toccare il suolo del satellite. Era il settembre 1959. Un mese più tardi anche la sonda Luna 3 riuscì nell’allunaggio. Il primo successo degli americani arrivò solo 5 anni più tardi, con le prime immagini inviate dalle sonde Ranger, prima che impattassero contro il suolo. Fu però l’Unione sovietica a compiere il primo allunaggio morbido con il Luna 9, nel gennaio del 1966. Lo stesso obiettivo venne raggiunto dagli Usa nel maggio dello stesso anno, con il Surveyor 1. Fu proprio questo successo a fare da battistrada per l’ormai mitica missione dell’Apollo 11, che il 20 luglio del 1969 portò i primi astronauti sulla Luna. Erano Neil Armstrong, Michael Collins e Buzz Aldrin. In seguito arrivarono lassù 12 uomini e sulla Terra sono arrivati diversi campioni del suolo lunare. Fu la missione sovietica Luna 24, nel 1976, a chiudere la storia degli allunaggi. Fino a dicembre 2013.

L’ARGON CHE VIENE DALLA SUPERNOVA
Molecole di Argon sono state rilevate nella nebulosa del Granchio. E’ la prima volta che succede e la scoperta, effettuata dagli astronomi della University College London, conferma le teorie scientifiche sulla formazione di questo gas nobile nello spazio. Ricordiamo che la nebulosa in questione, chiamata anche Crab Nebula, è ciò che rimane di una supernova della costellazione del Toro esplosa nel 1054. Il fatto che l’Argon sia stato rinvenuto lì significa che questo elemento chimico, nella versione con 36 nucleoni, effettivamente venga generato durante la brevissima ed intensa fase di fusione nucleare delle esplosioni di Supernove. Le osservazioni sono avvenute grazie allo strumento Spire di Herschel.

L’ACQUA NEL CIELO DI EUROPA
Hubble potrebbe fornire le prove di un’altra straordinaria scoperta. Sono sue le immagini di Europa, una delle lune di Giove, in cui compaiono dei tratti indistinti di celeste e di bianco. Ebbene, potrebbe trattarsi di potenti geyser in grado di stagliarsi nel cielo fino a 200 km. Precedenti rilevazioni avevano già svelato che Europa ospita un oceano sotterraneo e l’ipotesi di pennacchi d’acqua che viaggiano a 2500 chilometri all’ora è compatibile con lo stress mareale esercitato dal vicino Giove. I ricercatori ripongono ora le speranze nella nuova missione dell’Esa, Juice, che ha il compito di studiare approfonditamente il sistema di Giove.

PATHWAY-27 E IL FUTURO DELL’ALIMENTAZIONE
Parte tutto da tre matrici alimentari: prodotti da forno, lattiero-caseari e a base di uova. Studiarle e capire quali siano i loro effetti positivi è compito di un progetto finanziato dalla comunità europea e coordinato dall’Università di Bologna. Si chiama PATHWAY-27 ed ha almeno due scopi: fare maggiore chiarezza sui potenziali benefici e sul meccanismo di azione dei tre bioattivi presi a modello (acido docosaesaenoico, beta-glucani, e antocianine) e formulare con questi composti nuovi alimenti che abbiamo un impatto positivo scientificamente dimostrato sulla salute dell’uomo. Raggiungere questo scopo significherebbe risparmiare miliardi di euro per curare malattie come la sindrome metabolica, le malattie cardiovascolari e il diabete. Infatti è una dieta corretta che può migliorare molti dei fattori di rischio di queste malattie.

IL RISCHIO DEL PFTBA
Non solo anidride carbonica. A minacciare il nostro clima c’è anche un pericolosissimo composto di sintesi usato dalle industrie sin dalla metà del XX secolo. Si chiama perfluorotributilammina (PFTBA), e, come sostiene il quotidiano britannico The Guardian, ha un potenziale distruttivo 7000 volte più potente della CO2. Si tratta di una molecola usata nell’elettronica, per transistor e condensatori per esempio, sulla cui diffusione, però, non ci sono dati certi. Riguardo alla concentrazione, invece, si sa che, per il momento, non desta particolari preoccupazioni. Si parla di 0.18 parti per trilione nell’area di Toronto, contro le 400 parti per milione della CO2, da considerare ancora il principale driver del cambiamento climatico. Eppure occorre prestare molta attenzione al PFTBA. La sua persistenza in atmosfera può arrivare fino a 500 anni e, a differenza dell’anidride carbonica, che può essere assorbita dalle piante e dagli oceani, il PFTBA non può essere catturato da alcun sistema naturale.

Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it