Sentinel 1A, il cacciatore di asteroidi pericolosi sarà lanciato nel 2018. Sul nostro Pianeta 26 impatti dal 2000

Sentinel 1A, il cacciatore di asteroidi pericolosi sarà lanciato nel 2018. Sul nostro Pianeta 26 impatti dal 2000

Tra il 2000 e il 2013, 26 asteroidi, un numero 10 volte maggiore di quanto predetto dai modelli, hanno colpito la Terra o la sua atmosfera sviluppando un’energia di almeno 1 Chilotone. Parte di queste esplosioni sono state rilevate dalla Comprehensive Nuclear Test Ban Detection Network, la rete globale che controlla gli esperimenti segreti con armi nucleari. In occasione della Giornata Mondiale della Terra, la fondazione B612 ha visualizzato quei dati in un’animazione, per supportare il proprio progetto Sentinel, il primo telescopio spaziale finanziato da privati per la caccia agli asteroidi potenzialmente pericolosi.

Servizio di Stefano Parisini, Media INAF.


Tra il 2000 e il 2013, 26 asteroidi, grandi abbastanza da generare una potenza di impatto almeno pari a 1 kiloton, hanno colpito la Terra o – per la maggior parte – sono esplosi nella sua atmosfera. L’onda d’urto generata dagli impatti è stata rilevata dalla Comprehensive Nuclear Test Ban Detection Network, una rete globale che, sotto l’egida delle Nazioni Unite, controlla l’eventuale realizzazione di esperimenti segreti con armi nucleari. L’organizzazione ha recentemente reso pubblici i dati delle esplosioni riconducibili all’impatto di asteroidi, nessuno dei quali è stato avvistato prima della deflagrazione. Proprio basandosi su quei dati, la Fondazione B612 ha preparato un’animazione con la localizzazione delle esplosioni, presentata durante un evento in occasione della  Giornata Mondiale per la Terra.
“Vogliamo modificare la percezione della gente che gli impatti da asteroide siano estremamente rari, quando in realtà non lo sono. E non c’è modo migliore che rendere visivamente i dati”, ha detto Ed Lu, ex astronauta e co-fondatore della Fondazione B612. La Fondazione ha in progetto di lanciare un telescopio spaziale privato, chiamato eloquentemente Sentinel (da non confondere con l’omonimo satellite europeo appena lanciato), interamente finanziato da donazioni filantropiche. Sentinel dovrebbe scandagliare il cielo nell’infrarosso alla ricerca di quegli asteroidi troppo piccoli (o poco luminosi) per essere visti dagli attuali sistemi di allerta terrestri, ma abbastanza grandi da rappresentare una grave minaccia per la Terra se dovessero colpire, ad esempio, un centro densamente popolato. Secondo la Fondazione B612, i dati sugli impatti recenti suffragano la necessità di nuovi strumenti di sorveglianza come Sentinel. La frequenza delle collisioni con la Terra risulta infatti 10 volte superiore a quanto previsto dai modelli con cui viene calcolato il rischio d’impatto con asteroidi o comete.
In effetti questa valutazione non è nuova, essendo comparsa in uno studio su Nature dello scorso novembre in cui venivano valutati gli effetti del meteorite che il 15 febbraio 2013 ha provocato danni e feriti nella città russa di Chelyabinsk, un corpo di una ventina di metri di diametro deflagrato con una potenza complessiva attorno ai 500 kiloton (come termine di paragone, la bomba atomica che distrusse Hirosima sviluppò una potenza di 15 kiloton). Lo studio, di cui abbiamo a suo tempo scritto su Media INAF, stimava che gli oggetti spaziali con diametro nell’ordine delle decine di metri che potrebbero potenzialmente colpire la Terra siano fino a dieci volte più comuni di quanto si ritenesse in precedenza. D’altra parte, basandosi proprio sulle evidenze desunte dall’evento di Chelyabinsk, l’analisi ha verificato che i danni causati dall’onda d’urto sono decisamente minori rispetto a quelli previsti basandosi sugli effetti delle esplosioni nucleari, il che fa rivedere al rialzo la soglia dimensionale oltre la quale un asteroide può produrre un impatto devastante.
In un’intervista a New ScientistPeter Brown della University of Western Ontario in Canada, primo autore dello studio su Nature, ribadisce che, nonostante nello spazio attorno alla Terra ci possano essere più asteroidi potenzialmente pericolosi di quanto pensassimo, questo non significa che sia aumentato significativamente il rischio di un impatto che possa spazzare via un’intera metropoli. “Anche se avessimo un numero di asteroidi quattro o cinque volte più grande, la maggior parte cadrebbe nell’oceano”, ha detto Brown. “Posso affermare che l’aumento del rischio di impatto è sostanzialmente impercettibile”. [fonte: MEDIA-INAF]

E’ partito giovedì 3 aprile Sentinel-1, il primo satellite di una flotta che fornirà dati sulle condizioni ambientali del nostro pianeta e che opererà ad un’altezza di 693 chilometri dalla Terra. Sentinel-1 fa parte del progetto europeo Copernicus La sua antenna radar ad apertura sintetica (Sar) da 12 metri, attiva nella banda C, permetterà di raccogliere dati senza precedenti e con un intervallo di appena cinque ore quando, il prossimo anno, sarà in orbita anche il suo gemello, Sentinel 1B. Oltre alle attività del sottosuolo, il radar SAR, realizzato dalla Airbus Space&Defence, terrà sotto controllo anche le rotte delle navi, l’estensione dei ghiacci marini e gli sversamenti di petrolio. Anche la terraferma sarà coperta da un attento monitoraggio, contribuendo in modo decisivo a coordinare gli interventi in caso di eventi naturali catastrofici.


Replay of the Sentinel-1A liftoff on a Soyuz launcher from Europe’s Spaceport in French Guiana at 21:02 GMT (23:02 CEST) on 3 April 2014.

Sentinel-1A is the first in a fleet of ESA satellites poised to deliver the wealth of data and imagery that are central to Europe’s Copernicus programme.

Designed as a two-satellite constellation — Sentinel-1A and -1B — the Sentinel-1 mission uses an advanced radar instrument to provide an all-weather, day-and-night supply of imagery of Earth’s surface. The data will benefit numerous services, including the monitoring of Arctic sea-ice extent, the surveillance of the marine environment, the monitoring of land surface for motion risks and mapping to support humanitarian aid and crisis situations.



Sentinel-1, il primo satellite di una flotta che fornirà dati sulle condizioni ambientali del nostro pianeta. Sentinel-1 fa parte del progetto europeo Copernicus e grazie al radar SAR terrà sotto controllo le rotte delle navi, l’estensione dei ghiacci marini e gli sversamenti di petrolio. Anche la terraferma sarà coperta da un attento monitoraggio, contribuendo in modo decisivo a coordinare gli interventi in caso di eventi naturali catastrofici.

Sentinel-1A lifted off on a Soyuz launcher from Europe’s Spaceport in French Guiana at 21:02 GMT (23:02 CEST) on 3 April 2014.

Watch live streaming video from eurospaceagency at livestream.com


È stata lanciata la prima Sentinella del pianeta. Il satellite Sentinel 1A è partito dalla base di Kourou (Guyana Francese) con una Soyuz-Fregat A. È il primo della costellazione europea Copernicus e raccoglierà dati unici sulla salute del pianeta.Il lancio del satellite Sentinel 1A è avvenuto perfettamente e nel cielo sereno e luminoso sopra la foresta equatoriale si è disegnata una scia bianchissima. La separazione del satellite dall’ultimo stadio del lanciatore è avvenuta alle 23,25 italiane. Allora comincerà un’altra fase molto delicata, della durata di ben dieci ore. Dieci ore è il tempo necessario a Sentinel 1A per dispiegare completamente sia i pannelli solari sia l’antenna da 12 metri. Ciascuna delle operazioni richiederà cinque ore e soltanto al termine, alle 9,43 italiane di domani, il satellite sarà pronto a cominciare la fase di test, prima di entrare in attività.

  

Il programma Copernicus, di Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Commissione Ue, sta quindi per entrare nel vivo, fornendo dati cruciali per controllare la salute del pianeta, come quelli su foreste, mari e ghiacci, insieme a dati sui movimenti del suolo per prevenire crolli e frane e per studiare meglio terremoti e vulcani. Potrà raccogliere dati giorno e notte e attraverso le nuvole grazie all’antenna radar ad apertura sintetica (Sar) attivo nella banda C, realizzata dalla Airbus Space&Defence, ma dal cuore italiano.

La tecnologia italiana ha infatti un ruolo di primo piano nella missione. Il satellite è stato infatti progettato e integrato negli stabilimenti di Roma della Thales Alenia Space (Thales-Finmeccanica) e il cuore dell’antenna radar è stato costruito negli stabilimenti di L’Aquila e Milano della Thales Alenia Space. Ed è in Italia che arriveranno i primissimi dati di Sentinel 1A, nel Centro Spaziale di Matera, dove la società e-Geos, costituita per l’80% dalla Telespazio e per il 20% dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) riceverà le immagini rilevate nei primi quattro giorni, prima che comincino a farlo anche le altre due stazioni di ricezione che si trovano in Norvegia, nelle isole Svalbard, e in Spagna, a Maspalomas. [fonte]





“L’obiettivo di Sentinel 1A è fornire la mappa della superficie terrestre, dalle foreste alle acque interne, all’uso del suolo nell’agricoltura”, ha detto Massimo Di Lazzaro, vicepresidente esecutivo dell’unità di Osservazione, Esplorazione e Navigazione della Thales Alenia Space Italia (Thales-Finmeccanica). “Fra i suoi compiti – ha aggiunto Massimo Di Lazzaro – Sentinel 1A ha quello di controllare i movimenti del suolo e valutare il rischio di frane, fornire i dati di supporto per missioni umanitarie, sicurezza dei mari e sorveglianza delle coste, oltre ad osservare le aree polari”. I dati che il satellite invierà a terra, serviranno per la formazione di una mappatura globale del pianeta in 12 giorni, che diventeranno 6 quando nel 2015 andrà in orbita il satellite gemello, Sentinel-1B, anch’esso realizzato in Italia. Il programma Copernicus, prevede di inviare in orbita entro il 2020 in totale una famiglia di 5 satelliti, in grado di studiare ogni cambiamento climatico e terreste, utile per la salute della terra. [fonte]

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