Margherita Hack un anno dopo. In ricordo dell'Amica delle Stelle

Margherita Hack un anno dopo. In ricordo dell’Amica delle Stelle

E’ partita dalle stelle per esplorare il cosmo e la Terra e adesso, forse, alle stelle è tornata. A 91 anni se ne è andata Margherita Hack, astrofisica di fama mondiale e personaggio schietto che ha combattuto battaglie per modernizzare e rinnovare l’intero Paese. Non solo nel campo dell’astronomia. Era atea, non credeva a nulla di soprannaturale, vegetariana che non aveva mai toccato carne o pesce in vita sua perché inorridiva di fronte all’ecatombe su scala mondiale degli animali, anticapitalista e nemica numero uno dell’astrologia, Margherita Hack era vitale e attiva, innamorata dell’esplorazione. Anche quella degli altri esseri umani. Per questo si concedeva volentieri a chi le si avvicinava. E’ successo questo a Eda, una ragazza albanese che tanti anni fa, quando aveva appena 11 anni, scrisse direttamente alla Hack per discutere di big bang e buchi neri. All’epoca aveva appena letto un libro di Stephen Hawking e non immaginava che, dopo qualche anno, ne avrebbe scritto uno lei stessa, e proprio insieme all’astrofisica fiorentina. Era ‘Così parlano le stelle’, una chiacchierata sui quark, sulla teoria ristretta di Einstein, sulle formule matematiche di Alexander Friedmann e sui raggi cosmici scoperti da Victor Hess nel 1912. Tutto è nato da quella corrispondenza, che si è poi trasformata in un mese d’estate trascorso insieme a parlare di universo e dei suoi misteri. Ma il rapporto tra la bambina e la signora delle stelle si è fatto talmente stretto e forte che accanto a Margherita Hack fino all’ultimo respiro, oltre al compagno di quasi 70 anni di vita insieme, Aldo De Rosa, c’era anche Tatiana, la mamma di Eda, ormai una di famiglia. Da anni viveva con la coppia, in compagnia degli amatissimi gatti e del volpino che la Hack si era fatta affidare dai vicini di casa. E questa è la cifra umana che meglio descrive le attitudini dell’astrofisica: l’apertura mentale, la disponibilità e la capacità di vivere immersa nell’umano, tenendo sempre un occhio fisso sulle stelle. Ha pubblicato più di 50 testi, ha diretto, prima donna in Italia a farlo, l’osservatorio di Trieste, rilanciandone le attività, animata da una curiosità indomita nei confronti di tutti gli aspetti dell’universo, partendo sempre dai corpi celesti più amati. “Noi stessi siamo fatti di materiale costruito nelle stelle. È da lì che ha avuto origine il tutto, 13 miliardi di anni fa: gli atomi si sono costituiti così”, ricordava. E per scoprire come questo sia successo, non bisogna mai smettere di porsi domande.

Sono in molti a sentire la mancanza di Margherita Hack, l’astrofisica capace di affascinare ricercatori e semplici appassionati delle stelle con il suo entusiasmo trascinante e l’ironia inconfondibile. A un anno dalla morte, l’eredità dell’amica delle stelle – come la stessa Hack si definiva – è più apprezzata che mai, oltre che per i contributi scientifici, per il suo grande impegno in difesa della libertà della scienza e della laicità dello Stato.

La sua eredità è più sentita che mai perché è stata indubbiamente uno degli artefici che hanno portato gli osservatori italiani in prima fila a livello internazionale ed è anche suo il merito se la ricerca dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha un ruolo di primo piano a livello internazionale.

Per questo a un anno dalla sua scomparsa ”Margherita Hack e ci manca sempre di più”, ha detto il presidente dell’INAF, Giovanni Bignami. ”Ci voleva lei – ha aggiunto – come parafulmine nella continua difficile interazione con la politica, ma soprattutto per tenere su il morale”.

I suoi 91 anni forse pesavano nel fisico, ma certamente molto meno nello spirito, che fino alle ultime settimane le faceva proseguire il lavoro di divulgatrice nel quale aveva sempre creduto fin dall’inizio della sua lunga carriera. ”Si dovrebbe insegnare la scienza fin dalle elementari”, sosteneva. Anche i questo campo di lei resta una grande eredità nei tanti libri scritti per far diventare un ‘amico delle stelle’ chi non aveva una preparazione scientifica.

Nata a Firenze il 12 giugno 1922, la Hack è stata una delle menti più brillanti della comunità scientifica italiana. Prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, Hack ha svolto un’importante attività di divulgazione e ha dato un considerevole contributo alla ricerca per lo studio e la classificazione spettrale di molte categorie di stelle.

La scienziata era membro dell’Accademia dei Lincei, dell’Unione Internazionale Astronomi e della Royal Astronomical Society. Nata da padre protestante e madre cattolica, Margherita Hack si laurea nel 1945, con una tesi di astrofisica relativa a una ricerca sulle cefeidi, una classe di stelle variabili.

Il lavoro viene condotto presso l’Osservatorio astronomico di Arcetri, luogo presso il quale inizia a occuparsi di spettroscopia stellare, che diventerà il suo principale campo di ricerca. Enorme lo sviluppo delle attività didattiche e di ricerca che Margherita Hack ha promosso all’università di Trieste, dove ha dato vita nel 1980 a un “Istituto di Astronomia” che è stato poi sostituito nel 1985 da un “Dipartimento di Astronomia”, che la scienziata ha diretto fino al 1990.

Dal 1982 Margherita Hack ha inoltre curato una stretta collaborazione con la sezione astrofisica della ‘Scuola internazionale superiore di studi avanzati’ (Sissa). La scienziata, inoltre, ha alternato la stesura di testi scientifici universitari, alla scrittura di testi a carattere divulgativo. Il trattato “Stellar Spectroscopy”, scritto a Berkeley nel 1959 assieme a Otto Struve (1897-1963) è considerato ancora oggi un testo fondamentale.

Nel tempo Margherita Hack ha collaborato con numerosi giornali e periodici specializzati, fondando nel 1978 la rivista “L’Astronomia” di cui è stata a lungo direttore. Nel 1980 ha ricevuto il premio “Accademia dei Lincei” e nel 1987 il premio “Cultura della Presidenza del Consiglio”.


 


Con i suoi interrogativi, Margherita Hack usciva dagli osservatori e raccontava le storie del cielo, rendendo la scienza accessibile. Con parole semplici, apriva dei mondi. Tutto il fascino e gli enigmi dell’universo si sono così avvicinati alla Terra, tenendo distinti i fatti scientifici dalle interpretazioni della religione. Le stelle, le galassie, la vita extraterrestre, della cui esistenza l’astrofisica era convinta, si sono avvicinate alla comunità non scientifica. Non dimenticando mai il rigore. “Studiate- si raccomandava-, studiate sempre”.

Waltz Around Saturn with this video showing highlights from Cassini’s exploration of the giant planet, its magnificent rings, and fascinating family of moons.
The video is dedicated to the memory of Margherita Hack, astrophysicist and popular science writer (2013)
She made me love the stars

Around Saturn from fabio di donato on Vimeo.


music Shostakovich – Jazz Suite No.2: VI. Waltz 2 – Armonie Symphony Orchestra (thanks to Erica Alberti for suggestion)
image from Cassini–Huygens spacecraft mission to the Saturn system by NASA and European Space Agency
edit Fabio Di Donato
This video shows a selection from more than 200.000 pictures taken by the Cassini Spacecraft around Saturn’s Rings in a period between 2004 and 2012, published through the Planetary Data System between June 2005 and June 2013 – If you want to know more about the mission please visit saturn.jpl.nasa.gov/
RAW images were processed to PNG thanks to the Vicar-to-PNG procedure provided by Jessica McKellar vimeo.com/41634392
Friday, July 19th 2013 @ 2:27 p.m. Earth will be captured in a photo taken by NASA’s Cassini Mission to Saturn. This video partecipates to the ‪#‎WaveAtSaturn‬ and #DayEarthSmiled events
saturn.jpl.nasa.gov/news/waveatsaturn/

scienz1.blogspot.it/2013/07/su-dai-stanotte-ballare-con-saturno.html 


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