Rosetta, i segreti della cometa doppia

Il viaggio della sonda Rosetta verso i segreti dell’Universo si arricchisce di una scoperta inaspettata. Gli scienziati hanno appreso che la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko è un corpo celeste mai visto prima.

La missione dell’Esa, partita nel 2004, si trova in questi mesi in una fase di osservazione della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, su cui è previsto l’atterraggio del lander Philae il prossimo novembre. Grazie alle immagini inviate a Terra, riprese dallo strumento Osiris, alla cui costruzione l’Italia ha data un contributo determinante, gli scienziati hanno appreso che la cometa di Rosetta è un corpo celeste mai visto prima. Ha la forma di due corpi distinti tenuti insieme da una sorta di ponte. Per questa sua caratteristica è stata prontamente ribattezzata ‘papera di gomma spaziale’. E’ stato realizzato anche un filmato con 36 immagini, in cui la cometa viene mostrata in tutte le sfaccettature attualmente conosciute. La ripresa della camera fotografica dello strumento Osiris è stata realizzata da 12.000 chilometri di distanza e mostra, sequenzialmente, la rotazione del corpo celeste su se stesso, con un periodo di 12,4 ore, in cui è evidente la sua natura binaria.


Ma non è tutto. Le immagini mostrano anche una superficie martoriata da un probabile bombardamento di meteoriti che è avvenuto durante la formazione del Sistema Solare. E’ possibile, quindi, che la cometa sia il risultato della fusione di due corpi celesti preesistenti. L’attenzione è ora rivolta al delicato momento dell’atterraggio del lander Philae, sperando che i dettagli inaspettati che la cometa riserva non creino ostacoli imprevisti. Le fasi della missione, lo ricordiamo, prevedono, oltre all’atterraggio, un affiancamento della sonda Rosetta alla cometa, fino al momento in cui questa raggiungerà il sole e si trasformerà in uno splendido corpo celeste con una scia luminosa lunga milioni di chilometri.


Le manovre sono tante e complicate, ma proprio questo rende la missione dell’Agenzia spaziale europea una sfida storica. L’Italia partecipa con tre strumenti scientifici presenti sull’orbiter. Si tratta di Virtis (Visual InfraRed and Thermal Imaging Spectrometer) , che si occuperà a partire da agosto della mappatura della cometa, Giada (Grain Impact Analyser and Dust Accumulator ) e la Wac (Wide Angle Camera) di Osiris. A bordo del lander, invece, è italiano il sistema di acquisizione e distribuzione dei campioni (SD2), ed il sottosistema dei pannelli solari.


Non è la prima volta che la cometa riserva delle sorprese. Era successo solo poche settimane fa, quando gli scienziati si accorsero, con grande anticipo rispetto al previsto, che la cometa era piena d’acqua. La cometa rilascia infatti l’equivalente di due bicchieri d’acqua terrestri ogni secondo. La scoperta è arrivata precocemente grazie allo strumento a microonde dell’orbiter di Rosetta (Miro). La scoperta del vapore acqueo ha implicazioni non solo per quello che riguarda la nostra conoscenza delle comete, ma anche per la pianificazione della missione di Rosetta, soprattutto in previsione dell’atterraggio.


Gli obiettivi di Rosetta sono molto ambiziosi. Si ritiene che grazie allo studio della cometa si possano ricavare informazioni basilari per comprendere cosa accadde esattamente quando il Sistema solare si formò, 4 miliardi di anni fa. E’ possibile trovare ‘ a bordo’ della cometa dei materiali inalterati, che risalgono proprio a quel periodo. La missione di Rosetta è quella di decifrare il linguaggio profondo dell’Universo. I risultati sono, naturalmente, attesissimi. Forse per propiziare la buona riuscita della missione, nel suo viaggio verso l’ignoto, i nomi assegnati ai vari elementi non sono casuali. Rosetta si chiama così in onore della celebre stele, che, scoperta nell’Ottocento nella città egiziana di Rashid, poi rinominata ‘Rosetta’, ha dato agli studiosi la chiave per leggere i geroglifici. Sembrava un rompicapo, invece il ritrovamento di uno stesso testo sulla stele, scritto in geroglifico, demotico e greco, ha spalancato la porta verso la comprensione della scrittura degli antichi egizi. Stesso discorso per il lander Philae, così chiamato in onore dell’isola egiziana in cui venne rinvenuto l’obelisco con un’iscrizione bilingue contenente i nomi di Cleopatra e Tolomeo in geroglifico.

704 GIORNI L’ANNO PIÙ LUNGO DI UN ESOPIANETA
Si chiama Kepler-421b e orbita attorno alla stella Kepler-421 da una distanza media di 1,2 Unità Astronomiche, più vicino alla stella di quanto Marte non lo sia al Sole. Cosi lontano che la sua rivoluzione ha una durata di 704 giorni, un record fra gli esopianeti finora scoperti che, di solito, ruotano attorno alla propria stella in tempi molto piu brevi. E questa non è l’unica peculiarità del pianeta, che è stato individuato dalla sonda Kepler nella nana arancione all’interno della costellazione della Lyra, a mille anni luce da noi. Kepler-421b dovrebbe ruotare al limite della cosiddetta linea della neve, una zona del sistema considerata il confine virtuale che separa la regione entro la quale si formano i pianeti rocciosi da quella dove hanno origine i giganti gassosi. Nel nostro Sistema solare, per esempio, andrebbe tracciata fra Marte e Giove. In questa zona le sostanze volatili – data la bassa temperatura – ghiacciano dando vita a planetesimi ghiacciati che, unendosi, portano alla formazione di pianeti ghiacciati, come Urano.

YUTU CHIAMA TERRA: SONO VIVO!
Il rover lunare cinese Yutu spedito sulla Luna lo scorso dicembre con il vettore Chang’e-3 è vivo e manda segnali alla Terra. I messaggi sono stati captati da diversi radioamatori nelle scorse settimane, gli ultimi risalgono a pochi giorni fa. Lo sventurato rover è intrappolato tra le rocce lunari fin dal suo atterraggio, lo scorso 15 dicembre. Era stato realizzato per esplorare il satellite per tre mesi, spostandosi in diverse zone della superficie, ma un problema nell’atterraggio, forse l’impatto col suolo, oppure la presenza di troppi ostacoli nella zona di allunaggio, lo ha reso praticamente immobile. Ciò nonostante il robot ha resistito più del dovuto: otto giorni lunari, quasi otto mesi e adesso è in veglia. Una nota molto positiva, secondo i cinesi, che preparano già altre missioni sulla luna con le sonde chang’e-4 e change-5.

DUE MILIONI DI VITTIME IN 40 ANNI DI METEO ESTREMO
Tra il 1971 e il 2010 si sono verificati nel mondo 8835 eventi meteorologici estremi, che hanno causato complessivamente 2400 miliardi di danni e quasi 2 milioni di vittime: è il triste bilancio contenuto nel nuovo rapporto della World Meteorological Organization. Nei quattro decenni considerati, le statistiche mostrano che i disastri naturali legati al clima e al meteo sono aumentati, sia nei paesi industrializzati sia in quelli in via di sviluppo, a causa dell’aumento della frequenza degli eventi e della vulnerabilità delle società umane. In Europa, sono state le ondate di caldo estremo come quella del 2003 a causare il più alto numero di vittime – 20.000 solo in Italia – mentre i danni economici più rilevanti sono da attribuire alle alluvioni



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