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Apollo 13: 45 anni fa il più famoso ‘fallimento di successo’ della NASA

apollo-13ROMA – “Huston, abbiamo avuto un problema!”
Questo il messaggio dell’astronauta Jack Swigert del 13 aprile 1970, quando si trovava con i colleghi Fred Haise e James Lovell a 321.860 chilometri dalla Terra.
La missione Apollo 13 finì così per diventare il più famoso ‘fallimento di successo’ della NASA.
Alla fine degli anni ’60, dopo la conquista della Luna, l’umanità era rivolta ad ampliare i programmi spaziali.
In particolar modo, la NASA pianificò una serie di missioni lunari, successive al famoso allunaggio dell’Apollo 11.
Il programma Apollo, quindi non si concluse quel 20 luglio 1969.
Come stabilito, pochi mesi dopo, la NASA potè godersi un nuovo successo con Apollo 12.


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Non è strano quindi pensare che 45 anni fa, quando l’11 aprile 1970 fu lanciato l’Apollo 13, le missioni con equipaggio sulla Luna appena cominciate sembravano ormai una realtà a portata di mano.
La corsa allo spazio era stata vinta. O così sembrava.
Ma come Icaro insegna, avvicinarsi troppo al Sole è sempre un rischio.
Quello che accadde all’Apollo 13 divenne così un ricordo del pericolo sempre presente nelle missioni spaziali.

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Ma cosa accadde durante la missione Apollo 13?

La navicella spaziale Apollo era composta da due veicoli spaziali indipendenti uniti da un tunnel: l’orbiter Odyssey e il lander e Acquarius.
L’equipaggio ha vissuto nell’Odyssey durante il viaggio verso la Luna.

La sera del 13 aprile, quando l’equipaggio era 321.860 chilometri dalla Terra, in prossimità della Luna, il controllore di missione Sy Liebergot vide un segnale di avviso della pressione su un serbatoio di idrogeno dell’Odyssey.
Venne richiesto all’equipaggio di eseguire la procedura di routine di rimescolamento.
Ma improvvisamente, il serbatoio dell’ossigeno numero 2 del modulo di servizio esplose, a causa di alcuni cavi elettrici che, all’apertura dell’alimentazione, generarono una scintilla dando origine alle fiamme.

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L’allunaggio fu di conseguenza annullato: ora l’urgenza era quella di riportare sani e salvi sulla Terra i tre astronauti.
Il modulo di comando Odyssey era ormai fuori uso.
L’equipaggio si trasferì quindi in Aquarius, utilizzando un modulo lunare come navetta di salvataggio.
Qui le condizioni erano inadatte ad un viaggio spaziale.
Il Lem era progettato per stare sulla Luna un massimo di due giorni con sole due persone a bordo.

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Fu un lungo viaggio di ritorno, scomodo, freddo e teso.
L’intero equipaggio perse peso e Haise sviluppò un’infezione renale.

Il 17 aprile 1970, 4 giorni dopo la fatidica frase “Huston, abbiamo avuto un problema!”, Lovell, Haise e Swigert riuscirono a tornare sulla Terra, con un ammaraggio di emergenza nell’Oceano Pacifico.

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Anche se i problemi di progettazione di Apollo 13 hanno lasciato un segno sulla reputazione della NASA, oggi resta nella memoria come un brillante esempio di come l’agenzia spaziale sia stata in grado di risolvere un problema di pericolo di vita nello Spazio.