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Scoperte le ‘vespe vampiro’: trasformano le loro prede in zombie

vespe-dissennatori-scarafaggi-zombieROMA – Creature che controllano la mente delle vittime per divorarle sembrano appartenere al mondo dell’horror.
Ma i “vampiri” fanno realmente parte di questo mondo, o almenoi in quello degli insetti.
E’ stata scoperta una nuova terrificante famiglia di vespe con la raccapricciante caratteristica di trasformare in zombie le proprie prede.
Chiamate Dementor ampulex in onore di Harry Potter (il nome originale dei Dissennatori) le creature assoggettano le loro vittime con una particolare tecnica di controllo mentale.
Il Dissennatore inietta il veleno negli sfortunati scarafaggi, rimuovendo in modo efficace il loro libero arbitrio e quindi immobilizzandoli fino ad essere divorati vivi.
Nei romanzi di Harry Potter, i Dissennatori sono creature che consumano tutti i sentimenti positivi e i ricordi felici dalle loro vittime.

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Con inquietante accuratezza, la vespa dissennatore individua i centri neurali nella parte inferiore delle blatte per iniettare loro il veleno paralizzante.
Il veleno “blocca i recettori del neurotrasmettitore octopamina, che è coinvolto nell’avvio del movimento spontaneo. Lo scarafaggio è ancora capace di muoversi, ma non è in grado di dirigere il proprio corpo”.

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In altre parole, i muscoli dello scarafaggio funzionano, ma manca la volontà di muoversi.
La vespa è quindi libera di divorare vivo la vittima stordita e paralizzata, dopo averla trascinata per le antenne in un posto dove potersene nutrire in tutta tranquillità.
Tuttavia, se non siete in Thailandia, non potrete sentire le “urla” degli scarafaggi.
Il terrificante insetto è stato scoperto nel 2014, insieme ad altre 138 nuove specie nella regione del sud-Asia Grande Mekong, come riporta un rapporto del WWF.

L’elenco, dominato da piante, comprende anche 23 rettili, 16 anfibi, 9 pesci e 1 mammifero.
La regione Grande Mekong è costituita da Thailandia, Cambogia, Myanmar, Vietnam, il Laos e la provincia cinese sud-occidentale dello Yunnan.
Secondo il WWF, l’area è uno dei cinque punti caldi di biodiversità più a rischio nel mondo.