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Scoperto un universo parallelo? Gli scienziati potrebbero avere la prova

universi-paralleliROMA – Per la prima volta in assoluto, gli scienziati potrebbero aver intravisto un altro universo.
Una nuova analisi dei dati del telescopio Planck dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) suggerisce che un particolare bagliore nello spazio profondo potrebbe benissimo provenire da un universo alternativo che risiede proprio accanto al nostro.
Per quanto fantascientifica, la teoria degli universi paralleli, o multiversi, è considerata scientificamente plausibile.
Se dal Big Beng fossero emersi diversi universi, allora si sarebbero probabilmente “messi in fila” come uno stormo di anatre, vibrando.
Inoltre, se questi si toccasseroo l’un l’altro, si pensa che la collisione risultante lascerebbe una sorta di traccia.
Il che ci porta alla mappa del telescopio di Planck e alla radiazione cosmica di fondo (CMBR), ovvero la luce prodotta dalla violenta formazione dell’universo primordiale.

In un nuovo documento, il cosmologo Ranga-Ram Chary ha confrontato la CMBR con un’immagine di tutto il cielo notturno catturata dal telescopio di Planck, e ha trovato una macchia strana di luce che potrebbe essere proprio il risultato dello scontro tra due universi.

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Chary, ricercatore presso il Planck Space Telescope data center dell’Agenzia spaziale europea a CalTech, sostiene che ci sia una probabilità del 30 per cento che il bagliore non sia niente di speciale, ma ritiene che potrebbe teoricamente fornire la prima evidenza di un multiverso.
Sulla base di teorie esistenti, una collisione tra il nostro universo e un altro dovrebbe essere possibile, e la luce sarebbe il risultato del fatto che la fisica della materia da un altro universo sarebbe differente da quella della materia nel nostro universo.
Prendiamo come esempio l’Italia.
La nostra penisola è composta da diverse regioni.
Così il nostro universo potrebbe essere semplicemente una regione all’interno di una super-regione.

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Esisterebbero molte altre regioni al di fuori del nostro universo osservabile e ognuna di esse potrebbe essere governata da parametri fisici differenti da quelli che abbiamo misurato per il nostro universo.
Una collisione tra queste regioni, se si dovesse verificare, dovrebbe lasciare firme di anisotropia nella radiazione cosmica di fondo, ma non sono state ancora viste, almeno fino ad oggi.
I risultati saranno estremamente difficili da verificare.


Mentre studiava la radiazione cosmica di fondo, Chary ha rimosso tutte le stelle, polveri e gas, e dopo averlo fatto, avrebbe dovuto esserci restare solo il rumore.
Così però non è stato.
Ha scoperto che alcune zone del cielo sembravano essere più luminose di quello che avrebbero dovuto essere.
Anzi, per la precisione, erano ben 4.500 volte più luminose di quello che avrebbero dovuto essere.
Il bagliore, la ricerca suggerisce, è il risultato di ciò potremmo definire “dossi cosmici” causati dalla collisione del nostro universo con un altro altro (o viceversa).
Le patch sembrano provenire dal periodo di ricombinazione che ha avuto luogo poche centinaia di migliaia di anni dopo il Big Bang.
In questo periodo, elettroni e protoni hanno “unito le forze” per creare idrogeno, che emette luce solo un numero limitato di colori.
In pratica, questi segnali sono le impronte digitali del nostro universo.

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Analizzare la luce dalla ricombinazione potrebbe fornire una firma unica della materia nel nostro universo, così come un modo per distinguere potenziale materia da altri universi.
Questa luce è tipicamente oscurata dalla radiazione cosmica di fondo, il che dovrebbe rendere difficile anche al telescopio di Planck di rilevarla.
Poiché è stata trovata più luce del previsto, significherebbe che alcuni dei protoni e degli elettroni di ricombinazione possano essere venuti a contatto con la materia di un altro universo, rendendoli più facili da individuare.

Ovviamente, dimostrarlo sarà molto più difficile della teoria delle ipotesi.
Segnali precedenti che hanno accennato alla possibilità di un multiverso in continua espansione sono stati rapidamente smentiti, dimostrando si trattasse in realtà di polveri cosmiche.

Tuttavia ci sono speranze che una missione proposta dalla NASA, chiamata Primordial Inflation Explorer potrebbe rispondere ad alcune delle domande.