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Dal cantautorato italiano al rock: ecco 3chevedonoilrE

ROMA – Sono canzoni unite da un unico filo conduttore, la responsabilità individuale, quelle di “Un uomo perbene”, l’ultimo album di 3chevedonoilrE, seconda opera della band romana nata nel 2003.

Il disco composto da dieci brani, si presenta come un misto tra il cantautorato storico italiano e la potenza del rock più ricercato d’oltremanica. Il gruppo è composto da Zappis ( voce, tastiere e percussioni), Mr Falda ( basso e voci ), Luca Balestrieri (chitarre) e Martella ( batteria ).

La formazione capitolina si distingue ad un primo ascolto per la sua originalità, caratteristica questa, già presente nel nome. “E’ un bel suono e più orecchiabile di quello che sembra” – racconta a Diregiovani Martella batterista del gruppo”.“Un uomo perbene – continua- nasce da un corpus di canzoni suonate dal vivo e che ci andava di portare e arrangiare in studio. E’ un album pieno di nomi e personaggi”.

La ‘forma canzone’ si riconferma il veicolo musicale privilegiato dalla band romana, mentre lo sforzo a rendere i testi sempre più chiari ha tracciato ritratti di vita quotidiana, discorsi narrati da protagonisti che diventano attori di piccole ironiche pantomime.

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E’ un vero e proprio lavoro di ‘gruppo’ quello dei 3chevedonoilrE “siamo quattro teste pensanti e diverse l’una dall’altra, la musica che abbiamo da sempre ascoltato nella nostra vita ritorna nelle cose che facciamo. In tanti ci dicono che dal vivo siamo molto performativi e che ricordiamo in qualche modo i Clash e gli Who!.Io non so se si sentono questi riferimenti nella musica, però se uno deve averli questi devono essere alti quindi è un grande piacere per me che venga detto questo”. Afferma Martella.

Tantissimi i temi trattati dalla band romana, tra questi anche quello dell’abbandono e del dolore come sua conseguenza. Da qui nasce ‘Dario’ brano tratto da ‘Un uomo perbene’ in cui il protagonista si lascia andare ad una collera autodistruttiva a causa di una delusione d’amore, che lo spinge a fare uso di alcol e droga. Ma chi come il gruppo ha una carriera basata sulla gavetta cosa ne pensa dei talent? “Una persona che ha talento è già uno spettacolo in sé. Il vero problema – dice il batterista – è che sembra che l’unico timbro notarile sul fatto che tu abbia talento possa venire dalla partecipazione a questo tipo di programmi. Nella maggior parte di questi show purtroppo, l’idea che passa è che il talento non sia legato alla creatività personale ma a quella di qualcun altro”.

Nel futuro della band ci sono tanti live “perché non siamo musicisti da leggio, penso che la nostra musica trovi la sua dimensione dal vivo, per cui vogliamo suonare tantissimo, in Italia, nel mondo e perché no su altri pianeti. In effetti mi piacerebbe molto suonare su Venere”.